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Migranti: dire "andate via" è discriminazione razziale

Per la Cassazione le espressioni razziste aggravano la condotta poiché indicative della volontà che le perone offese lascino il territorio italiane a causa della loro identità razziale
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di Lucia Izzo - Espressioni come "Andate via" pronunciate nei confronti di soggetti appartenenti a diversa etnia sono idonee a fondare l'aggravante della finalità di discriminazione razziale in quanto chiaramente espressive della volontà che le persone offese e gli altri cittadini extracomunitari presenti ai fatti lascino il territorio italiano a cagione della loro identità razziale.

Lo ha chiarito la Corte di Cassazione, quinta sezione penale, nella sentenza n. 32028/2018 (qui sotto allegata) sollecitata dal ricorso di un uomo condannato per il reato di lesioni, commesso in concorso con altre persone, nei confronti di alcuni extracomunitari, aggravato da finalità di discriminazione razziale.

In particolare, l'aumento di pena era collegato alla circostanza che l'imputato, assieme ai suoi complici, aveva pronunciato nel corso dei fatti espressioni di contenuto razzista quali "che venite a fare qua... dovete andare via". Tuttavia, in Cassazione, la difesa mette in discussione il significato discriminatorio di tali frasi, rilevandone la genericità e l'assenza di riferimenti a una presunta superiorità razziale.

In realtà, rammentano gli Ermellini, la circostanza aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso (ex art. 3 d.l. n. 122/1993, conv. con L. n. 205/1993) si configura, in linea generale, in espressioni che rivelino la volontà di discriminare la vittima in ragione della sua appartenenza etnica o religiosa (cfr. Cass. n. 43488/2015).

Discriminazione razziale dire "andate via" agli extracomunitari

Pertanto, tale aggravante non ricorre solo nel caso in cui l'espressione riconduca alla manifestazione in un pregiudizio nel senso dell'inferiorità di una determinata razza, ma anche quando la condotta, per le sue intrinseche caratteristiche e per il contesto in cui si colloca, "risulta intenzionalmente diretta a rendere percepibile all'esterno e a suscitare in altri analogo sentimento di odio etnico, e comunque a dar luogo, in futuro o nell'immediato, al concreto pericolo di comportamenti discriminatori".

Aspetto, quest'ultimo, senz'altro ravvisabile nel caso in esame. Inoltre, per quanto riguarda le connotazioni intrinseche delle frasi pronunciate, i giudici le ritengono chiaramente espressive della volontà che le persone offese, e gli altri cittadini extracomunitari presenti ai fatti, lasciassero il territorio italiano a cagione della loro identità razziale.

Inoltre, appare determinante la circostanza che i fatti si fossero verificati presso un circolo frequentato da extracomunitari: unitamente al contenuto delle espressioni pronunciate nel corso dell'aggressione, tale circostanza è stata valutata idonea ad attribuire alla condotta l'idoneità a manifestare pubblicamente e a diffondere, con un gesto fortemente significativo in tal senso, odio verso la presenza nel Paese di soggetti appartenenti ad altra etnia, e a porre in essere il pericolo di analoghi e ulteriori comportamenti discriminatori.


Cass., V pen. sent. 32028/2018
(15/07/2018 - Lucia Izzo)

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