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Indennità di accompagnamento: la decorrenza del diritto alla prestazione

Riflessioni sulla sentenza della Corte di Cassazione n. 2600/2017
Ragazzo disabile su sedia a rotelle
Avv. Francesco Pandolfi - L'indennità di accompagnamento è quella prestazione economica in favore di soggetti mutilati o invalidi totali per i quali viene accertata l'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore, oppure l'incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita.
Si tratta di un'indennità che prescinde dalle condizioni di reddito e dall'età.

Il caso


Ultimamente, la Corte di Cassazione (sentenza n. 2600/2017) si è soffermata sulla decorrenza del diritto alla prestazione, dubitando delle conclusioni maturate nella precedente fase della causa.

In effetti, la sentenza di merito portata al cospetto della Suprema Corte riconosce il diritto dell'interessata solo dal 2014, epoca in cui risulta provato con documenti che l'impossibilità di deambulare rende necessario l'aiuto permanente di un accompagnatore.
Nel ricorso per Cassazione l'interessata però lamenta la violazione o falsa applicazione dell'art. 1 L. n. 18/1980 e art. 1 L. n. 508/1980.
In buona sostanza: critica la sentenza perché non è stato riconosciuto il diritto sin dal 2012, periodo nel quale, successivamente alla visita presso un fisiatra, emerge che l'interessata versa in una condizione di disabilità, che a sua volta la rende dipendente da un'altra persona per gran parte della giornata.
Insiste sul fatto che non dice nulla la circostanza che l'aiuto non venga prestato per l'intera giornata.

La soluzione data dalla Cassazione


Diverge da quanto concluso nel merito e, così, la sentenza viene cassata con rinvio al fine di appurare l'effettivo momento di insorgenza della condizione che giustifica l'indennità.

Il succo della pronuncia è questo: la decisione impugnata non è coerente con l'insegnamento ripetuto dal Supremo Magistrato, anzi trascura gli insegnamenti ripetutamente impartiti in questa materia attraverso plurime sentenze.
In pratica è stato più volte spiegato che l'indennità di accompagnamento è una prestazione particolare, dove l'intervento assistenziale non è indirizzato al sostentamento dei soggetti minorati nella loro capacità di lavoro, ma è rivolto principalmente a sostenere il nucleo familiare per dare un incoraggiamento a farsi carico della persona in difficoltà: questo permette di evitare il ricovero in istituti di cura e risparmiare importanti risorse e spesa sociale.

Con la precisazione che quando parliamo di incapacità ci riferiamo anche a situazioni dove, nell'arco della giornata, si ha bisogno dell'aiuto di terzi pur alternandosi momenti di assistenza passiva ed attiva.
La sentenza di merito risulta pertanto sbagliata laddove assegna un rilievo dirimente (nell'escludere l'esistenza delle condizioni per il riconoscimento dell'indennità) alla sola circostanza che nel referto del fisiatra del 2012 si attesta che la sintomatologia determina alcune disabilità tali da richiedere l'assistenza di terzi per una buona parte della giornata.

In pratica


Bisogna fare marcia indietro e tornare in Tribunale con una diversa composizione, quindi rivedere ed accertare definitivamente il momento di insorgenza della condizione che giustifica l'indennità.

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Si occupa principalmente di Diritto Militare in ambito amministrativo, penale, civile e disciplinare ed è autore di numerose pubblicazioni in materia.
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(17/07/2017 - Avv.Francesco Pandolfi)
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