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Il testamento biologico

Cosa si intende per DAT e cosa prevede a riguardo la legge sul testamento biologico (biotestamento) del 2017
uomo anziano che firma davanti a nipote testamento biologico

Avv. Daniele Paolanti - Quando si utilizza l'espressione testamento biologico ci si riferisce, in maniera giuridicamente atecnica, a quella che per la legge italiana è la Disposizione Anticipata di Trattamento (c.d. D.A.T.).

Indice:

  1. Cosa sono le D.A.T.
  2. Il testamento biologico prima della legge del 2017
  3. La legge sul biotestamento
  4. La giurisprudenza sul testamento biologico

Cosa sono le D.A.T.

Si parla di D.A.T. quando un determinato soggetto, quasi egli fosse una sorta di testatore, si trova a dettare le disposizioni in ordine ai trattamenti medici ai quali intenda o non intenda sottoporsi laddove si dovesse trovare nell'impossibilità di esprimere in coscienza il c.d. consenso informato, ovvero laddove non dovesse essere in grado di manifestare con lucidità le proprie intenzioni circa i trattamenti cui dovrebbe sottoporsi.

Il ricorso alla D.A.T. si giustifica soprattutto nell'evenienza in cui un soggetto subisca lesioni cerebrali o eventi invalidanti che lo conducano progressivamente a riversarsi nella totale inabilità nella gestione della propria vita di relazione.

L'argomento è estremamente delicato, soprattutto in ragione del fatto che il "testatore" è chiamato a formalizzare la sua volontà facendo specifico riferimento ad argomenti eterogenei e non assumendo piena e provvida contezza di quali questi possano essere nonché di tutte le possibili implicazioni.

Il testamento biologico prima della legge del 2017

Nonostante, come vedremo a breve, l'Italia abbia emanato una legge specifica sul testamento biologico solo nel 2017, disciplinando il consenso informato e le dichiarazioni anticipate di trattamento, tali tematiche trovavano un qualche punto di appoggio già nel dettato costituzionale.

La norma di riferimento è l'art. 32, il quale dispone così al comma 2: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". In esso si fa insomma riferimento al c.d. consenso informato, in virtù del quale nessuno può essere sottoposto a un trattamento sanitario contro la sua volontà (salvo che la legge non disponga altrimenti) e senza essere stato prima adeguatamente informato su tutte le circostanze rilevanti.

A ciò si aggiungeva anche l'adesione dell'Italia alla Convenzione di Oviedo del 1997 (Convenzione sui diritti umani e la biomedicina), avvenuta con Legge 28 marzo 2001, n. 145 ("Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei diritti dell'uomo e della dignità dell'essere umano riguardo all'applicazione della biologia e della medicina: Convenzione sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina, fatta a Oviedo il 4 aprile 1997, nonché del Protocollo addizionale del 12 gennaio 1998, n. 168, sul divieto di clonazione di esseri umani"). L'articolo 9 di tale convenzione, infatti, prevede che "I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell'intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione".

La legge sul biotestamento

Come anticipato poc'anzi, il nostro ordinamento si è arricchito di un provvedimento normativo specifico sul biotestamento solo nel 2017, con l'emanazione della legge 22 dicembre 2017, n. 219.

Consenso informato

Tale provvedimento, in particolare, ha introdotto in Italia il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, le cure sanitarie (nonché di revocare il consenso precedentemente prestato, ivi compresa la nutrizione e l'idratazione artificiale considerati, appunto, trattamenti sanitari), prevedendo una disciplina specifica per i minori di età e gli incapaci, per i quali il consenso o il rifiuto al trattamento sanitario è dato, in linea di massima, dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore, salvo l'intervento, in casi particolari, del giudice tutelare.

Niente responsabilità per il medico

Tra i punti chiave della legge 2019 vi poi è l'esenzione da responsabilità civile o penale da parte del medico, che è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rinunciare al trattamento o di rifiutarlo. Quest'ultimo, però, non può esigere trattamenti sanitari che si pongono in contrasto con le norme di legge, la deontologia professionale o le buone pratiche clinico-assistenziali e, laddove ciò si verifichi, il medico non assume alcun obbligo nei suoi confronti.

Per il resto, la volontà del paziente va rispettata anche nelle situazioni di urgenza ed emergenza e le strutture sanitarie sono tenute a garantirne la piena attuazione.

No all'accanimento terapeutico

Il medico deve fare poi quanto nelle sue possibilità per alleviare le sofferenze del paziente, anche se questo abbia rifiutato il trattamento sanitario o abbia revocato il proprio consenso, garantendo l'adeguata terapia del dolore. Nonostante ciò, la legge sancisce il divieto di accanimento terapeutico, stabilendo che il sanitario, "nei pazienti con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati".

Le D.A.T.

Quanto alle Disposizioni Anticipate di Trattamento, la recente legge prevede che ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione della futura incapacità di autodeterminarsi possa, attraverso, le Dat, esprimere le proprie convinzioni in materia di cure e trattamenti, indicando anche una persona di propria fiducia che lo rappresenti nelle relazioni con medici e strutture.

Le Dat sono vincolanti, potranno essere redatte davanti a un notaio e depositate presso i Comuni e sono sempre revocabili. In casi di urgenza ed emergenza, la revoca può essere fatta dal paziente stesso con dichiarazioni verbali raccolte innanzi a 2 testimoni o videoregistrate da un medico.

Cure condivise

Ultimo punto saliente della legge numero 219/2017 è rappresentato dalla pianificazione condivisa delle cure, che può aversi in caso di patologie croniche o invalidanti destinate ad evolversi con prognosi infausta. A tale pianificazione è tenuta ad attenersi tutta l'equipe medica ogniqualvolta il paziente si trova in condizione di incapacità o comunque in condizione tale da non poter esprimere il proprio consenso.

La giurisprudenza sul testamento biologico

Pare utile infine riportare un estratto di un precedente giurisprudenziale teso a riconoscere che "E' la dignità umana il valore fondamentale a base dei dettami riferiti e su di essa converge il coacervo delle fonti giuridiche interne e sovranazionali, rappresentate dagli artt. 2, 3 e 35 della Carta di Nizza dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, vincolante dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, dai principi di cui agli artt. 5, 9 e 21 della Convenzione di Oviedo che impongono di tener conto, a proposito di un intervento medico, dei desideri del paziente non in grado di esprimere la sua volontà, dall'art. 38 del Codice Deontologico nella formulazione del 2006, che impone al medico di tener conto di quanto precedentemente manifestato dal paziente in modo certo e documentato, dalla Risoluzione del Parlamento Europeo del 18 dicembre 2008 che reca raccomandazioni alla Commissione sulla protezione giuridica degli adulti, dal documento del Comitato Nazionale per la Bioetica sulle c.c. D.A.P. del 18 dicembre 2003 che ammette "sia preferibile far prevalere le indicazioni espresse dal malato quando in possesso delle sue facoltà", dagli arresti giurisprudenziali della Cassazione n. 21748/2007 sul caso di Eluana Englaro, della Corte Costituzionale n. 438 del 2008 in materia di consenso informato, della CEDU del 29 aprile 2002, Pretty contro R.U. ricorso n. 2346/2002. Ancor più significativa è la Convenzione di New York ratificata con L. 3 marzo 2009, n. 18, che nel preambolo riconosce l'importanza per le persone con disabilità nell'autonomìa ed indipendenza individuale della libertà di scegliere le cure mediche, e ne promuove, garantisce e protegge il pieno godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali, prevedendo all'art. 3 il rispetto della dignità del disabile attraverso l'eliminazione di barriere che ne determinino disuguaglianze, all'art. 17 il rispetto dell'integrità fisica, all'art. 12 l'esercizio effettivo della capacità giuridica, imponendo agli Stati d'assicurare tutte le misure relative. Quale perno di questa copiosa produzione, che disvela l'attenzione sempre più avvertita alla tutela della persona tout court ed al rispetto della sua volontà, il valore della dignità riferito sia al soggetto capace sia all'incapace si esprìme nella autodeterminazione, che a sua volta rappresenta l'asse portante del rapporto che si estrinseca nella "alleanza terapeutica" e che esplicita l'impostazione che ad essa la persona capace intende dare attraverso l'atto di designazione" (Cassazione civile, sez. I, n. 23707/2012).

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- Biotestamento: il vademecum dei notai sulle Dat

- Biotestamento: cosa sono e come si esprimono le Dat

Daniele PaolantiDaniele Paolanti - profilo e articoli
E-mail: daniele.paolanti@gmail.com Tel: 340.2900464
Vincitore del concorso di ammissione al Dottorato di Ricerca svolge attività di assistenza alla didattica.
(26/08/2018 - Avv.Daniele Paolanti) Foto: 123rf.com
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