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Licenziamento: i 10 motivi per cui scatta. Ecco il decalogo del Governo

In arrivo il decreto Madia sul pubblico impiego con le precisazioni sulle situazioni tipo che possono portare al licenziamento disciplinare
uomo tiene cartello con su scritto licenziato

di Marina Crisafi – Weekend lungo? Ponte vicino o scadenza importante? Sono solo alcune delle giornate "calde" durante le quali se ci si assenta dal posto di lavoro si correrà il rischio di essere licenziati. A specificarle è il decreto Madia sul pubblico impiego che entro la metà di febbraio dovrebbe approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri, andando a "sanare" (insieme agli altri due decreti su partecipate e dirigenza sanitaria), la bocciatura della Corte Costituzionale del novembre scorso.

Il provvedimento rappresenta un vero e proprio decalogo sulle situazioni di allerta che potranno portare al licenziamento disciplinare per gli statali. Le sanzioni sono previste anche per il responsabile dell'ufficio che di fronte agli illeciti fa "orecchie da mercante".

Le 10 situazioni a rischio

Il provvedimento elenca dieci condizioni che possono costituire validi motivi per far scattare la misura disciplinare più severa. Si va dalla falsa attestazione della presenza in servizio, allo scarso rendimento, sino alle gravi e reiterate violazioni del codice di comportamento. Tra queste ad esempio rilevano, l'accettazione di regali costosi o l'abuso dell'auto di rappresentanza.

Il decreto specificherà inoltre i periodi in cui, dal punto di vista lavorativo, è bene non assentarsi, come, appunto, i giorni che allungano il fine settimana (venerdì e lunedì), le assenze in concomitanza di scadenze importanti (per esempio, l'iscrizione a scuola o la presentazione della dichiarazione dei redditi). Tra i periodi più monitorati rilevano anche quelli coincidenti con i "grandi eventi", durante i quali la P.A. non può permettersi di avere carenze di personale.

L'espulsione, nei casi più gravi riguarderà, altresì, il responsabile gerarchico del dipendente che dinanzi agli illeciti faccia finta di non vedere e non si attivi per segnalarli.

La procedura sprint

Nel provvedimento oltre al licenziamento viene rivisitata la "road-map" della procedura disciplinare che dovrebbe concludersi entro 3 mesi (in luogo di 4). Ci si muove verso un iter semplificato e una gestione unificata delle sanzioni più gravi e saranno disciplinate anche le infrazioni meno gravi che comportano un mero richiamo.

Resta ferma la procedura sprint che prevede il licenziamento entro 30 giorni per i furbetti del cartellino e che sarà estesa a tutte le forme illecite accertate in flagranza che possono portare alla sanzione massima.

Infine, i vizi formali, ossia i meri cavilli giuridici, nel procedimento, non fermeranno l'azione. E se il giudice accerta una sanzione sproporzionata rispetto all'infrazione, il procedimento potrà ripetersi.

(04/02/2017 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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