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Il trattamento sanitario obbligatorio

Cosa è e quale procedura lo regolamenta
Uomo sulla riva del mare

di Valeria Zeppilli – Per trattamento sanitario obbligatorio, meglio noto come T.S.O., si intende quell'insieme di procedure sanitarie che, in caso di urgenza clinica e motivata necessità, possono essere applicate ad un soggetto affetto da una patologia psichiatrica grave non diversamente gestibile, nonostante il suo rifiuto.

Generalmente, nel nostro paese, i trattamenti psichiatrici sono volontari e ad ognuno è lasciata la piena libertà di scegliere se curarsi e come eventualmente farlo, dopo essere stato adeguatamente informato sulle terapie che gli possono essere somministrate.

L'obbligatorietà che caratterizza il T.S.O. si configura, quindi, come un'eccezione, legittimata dalla seria necessità di tutelare la salute e la sicurezza dell'individuo che vi è sottoposto e degli altri.

Fonte di disciplina | Competenza a disporre il T.S.O. | Attuazione del T.S.O. | Revoca o modifica del provvedimento | Degenza ospedaliera | Notifica al giudice tutelare | Durata del T.S.O. | Ricorsi |

Fonte di disciplina

Da quanto detto emerge chiaramente che il trattamento sanitario obbligatorio è un trattamento molto particolare, in cui si intrecciano risvolti medici e risvolti giuridici.

La sua peculiarità ne ha determinato la regolamentazione mediante una disciplina specifica e rigorosa, oggi contenuta negli articoli da 33 a 35 della legge numero 833/1978 (ad aver istituito il TSO è stata, invece, la legge cd. Basaglia n. 180/1978).

Competenza a disporre il T.S.O.

Il T.S.O. deve essere disposto attraverso un provvedimento emanato dal sindaco del Comune del luogo in cui risiede o si trova il soggetto da sottoporvi.

Il sindaco, più nel dettaglio, agisce nella sua qualità di autorità sanitaria, su proposta motivata di un medico.

Il trattamento sanitario obbligatorio, in ogni caso, va disposto sempre secondo l'articolo 32 della Costituzione, nel rispetto della dignità della persona e dei suoi diritti civili e politici, tra i quali, per quanto possibile, anche quello alla libera scelta del medico e del luogo di cura.

Attuazione del T.S.O.

Una volta disposto, il trattamento sanitario obbligatorio, operativamente, è attuato dai presidi e dai servizi pubblici territoriali.

Se è necessaria la degenza, si ricorre alle strutture ospedaliere pubbliche o a quelle convenzionate.

Resta sempre fermo il diritto dell'infermo di comunicare con chiunque ritenga opportuno.

Revoca o modifica del provvedimento

Una volta emanato, ovviamente, il provvedimento con il quale il T.S.O. è stato disposto o prolungato può essere revocato o modificato.

La richiesta può essere rivolta al sindaco da chiunque e questi vi provvederà decidendo nel termine di dieci giorni.

Degenza ospedaliera

Come accennato, è possibile che il trattamento sanitario preveda cure da prestare in condizioni di degenza ospedaliera.

In tal caso, tuttavia, è necessaria la presenza contemporanea di tre condizioni.

Innanzitutto, ci deve essere un soggetto affetto da malattia mentale che necessita di trattamenti sanitari urgenti.

In secondo luogo, tale soggetto deve rifiutarsi di sottoporsi ad essi spontaneamente.

Infine, non deve essere possibile prendere delle misure extraospedaliere adeguate.

Inoltre, per il T.S.O. in condizioni di degenza ospedaliera, è necessario che la proposta motivata fatta al sindaco da un medico sia convalidata da un secondo sanitario, facente parte dell'unità sanitaria locale.

L'articolo 34 della legge numero 833/1978 prevede che il trattamento sanitario obbligatorio sia in ogni caso attuato presso gli ospedali generali, in particolare, per garantire la continuità terapeutica, in specifici servizi psichiatrici di diagnosi e cura all'interno delle strutture dipartimentali per la salute mentale comprendenti anche i presidi e i servizi extraospedalieri.

Notifica al giudice tutelare

Entro il limite massimo di 48 ore dal ricovero, è necessario che il provvedimento con il quale il sindaco ha disposto il T.S.O. sia notificato tramite messo comunale al giudice tutelare della circoscrizione in cui rientra il Comune.

È infatti di tale organo il compito di convalidare o meno il provvedimento, una volta che abbia assunto le informazioni e disposto gli eventuali accertamenti che ritenga necessari. Il giudice, in particolare, deve procedervi entro le 48 ore successive alla notifica con decreto motivato da comunicare al sindaco.

In caso di mancata convalida, infatti, il sindaco deve disporre la cessazione del trattamento sanitario obbligatorio in regime di degenza ospedaliera.

Durata del T.S.O.

La durata massima prevista per il trattamento sanitario obbligatorio è di sette giorni, tuttavia è possibile che tale periodo non sia sufficiente.

In tal caso, per disporre il prolungamento, è necessario che il sanitario responsabile del servizio psichiatrico dell'unità sanitaria locale formuli in tempo utile una proposta motivata indirizzata al sindaco che ha disposto il T.S.O..

Il sindaco, a sua volta, ne deve dare comunicazione al giudice tutelare, indicando l'ulteriore durata presumibile del trattamento.

È anche possibile che cessino le condizioni che richiedono l'obbligo del T.S.O. o che questo sia divenuto impossibile. Il compito di comunicare tali evenienze al sindaco è sempre del sanitario responsabile del servizio psichiatrico dell'unità sanitaria locale. E il sindaco, nelle successive 43 ore, deve darne notizia al giudice tutelare.

Ricorsi

Avverso il trattamento sanitario obbligatorio, più precisamente avverso il provvedimento convalidato dal giudice tutelare, è comunque possibile proporre ricorso al tribunale competente.

Legittimato a provvedervi è sia chi è sottoposto al T.S.O. che chiunque vi abbia interesse.

Il ricorso è possibile, inoltre, anche contro la mancata convalida del provvedimento che dispone il trattamento sanitario obbligatorio da parte del giudice tutelare. In tal caso la legittimazione è del sindaco.

Si sottolinea che nel processo che così si apre dinanzi al Tribunale non è necessario il ministero di difensore e che è possibile presentare il ricorso anche mediante raccomandata con avviso di ricevimento.

Una volta ricevuto il ricorso, il presidente fissa l'udienza di comparizione delle parti pur se, una volta acquisito il provvedimento con il quale il T.S.O. è stato disposto e sentito il P.M., egli può sospendere il trattamento anche prima.

In generale il tribunale provvede in camera di consiglio, sempre sentito il P.M. e dopo avere assunto le informazioni e raccolto le prove disposte di ufficio o richieste dalle parti. La decisione emessa non è soggetta a registrazione.






Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(08/10/2016 - Valeria Zeppilli)
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