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L'inadempimento del contratto e le sue conseguenze

La totale o parziale inadempienza e le azioni a disposizione del creditore
piatti bilancia in equilibrio simbolo di giustizia

di Annamaria Villafrate - L'art. 1321 C.C. definisce il contratto in generale come l'accordo tra due o più parti per costituire, modificare o estinguere un rapporto giuridico di natura patrimoniale. Il contratto vede quindi contrapporsi due soggetti: il creditore e il debitore. Il primo è colui che deve ricevere la prestazione, il secondo ha invece l'obbligo di eseguirla. 

Ai sensi dell'art 1218 C.C.: "Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile".

Dalla lettura della disposizione emerge che l'inadempimento può essere totale o parziale (adempimento non corrispondente a quanto pattuito) e che il debitore è responsabile anche in caso di ritardo.

In quest'ultimo caso l'ordinamento, al fine di tutelare la posizione del creditore, prevede l'istituto della mora. La mora comporta a carico del debitore l'obbligo di risarcire il danno e il passaggio nei suoi confronti, in quanto parte inadempiente, del rischio dell'impossibilità sopravvenuta non imputabile (art 1221 C.C.). 

L'istituto della mora debendi è disciplinato dall'art 1219 C.C., che al primo comma contempla la mora ex persona (che esige la specifica intimazione del debitore in forma scritta) mentre al secondo comma elenca le ipotesi di mora ex re, ovvero quelle situazioni in cui il creditore non è tenuto a esperire alcuna formalità nei confronti del debitore.

Finalità dell'azione risarcitoria art. 1218 C.C. è di reintegrare il patrimonio del creditore nella stessa misura in cui si troverebbe se il debitore avesse eseguito la sua prestazione, che con il risarcimento viene sostituita dal corrispondente valore monetario.

L'obbligo risarcitorio tuttavia non è l'unico rimedio esperibile in caso d'inadempimento del debitore (da valutarsi secondo i criteri di diligenza media e specifica di cui ai commi 1 e 2 dell'art. 1176 C.C.). Ci sono altre due azioni che il creditore può esercitare:

- l'azione di esatto adempimento, che gli consente di far entrare nel suo patrimonio il bene che avrebbe dovuto ottenere dall'esatta e tempestiva attività del debitore, soddisfacendo pienamente il suo diritto (la prestazione risarcitoria infatti è non satisfattoria poiché rappresenta solo l'equivalente in denaro di quanto pattuito originariamente);

- l'azione di risoluzione del contratto, con cui invece il creditore manifesta formalmente il suo disinteresse finale e assoluto a ottenere la prestazione da parte del debitore. Questa domanda, a differenza della precedente, presenta il carattere della definitività, poiché impedisce al creditore qualsiasi ripensamento in merito all'adempimento.

(10/09/2016 - Annamaria Villafrate) Foto: 123rf.com
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