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Cos'è l'interversione del possesso

Quando e come il nostro ordinamento consente il mutamento della detenzione in possesso
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di Valeria Zeppilli – La detenzione e il possesso sono due situazioni che vanno tenute ben distinte: mentre la prima è rappresentata dal semplice avere una cosa nella propria materiale disponibilità, il possesso si connota per l'ulteriore caratteristica dell'avere l'intenzione di possedere (animus possidendi) ovverosia del comportarsi come proprietario della cosa (leggi anche: "Distinzione tra possesso e detenzione").

In alcuni casi, però, anche il semplice detentore può trasformarsi in possessore.

A tal fine non è sufficiente che cambi l'atteggiamento psicologico del detentore, con insorgenza in lui dell'animus possidendi, né che intervenga un fatto esterno qualsiasi a dimostrare il mutato atteggiamento psicologico.

L'interversione del possesso, infatti, è consentita dal nostro ordinamento in due sole ipotesi, contemplate dall'articolo 1141 del codice civile.

In tutti gli altri casi il detentore che si appropria della cosa non è possessore.

Causa proveniente da un terzo

Innanzitutto il mutamento della detenzione in possesso si può avere quando il titolo muta per causa proveniente da un terzo.

Si pensi, ad esempio, al caso in cui si detenga un appartamento a titolo di locazione ma a seguito dell'apertura della successione ereditaria del testatore non proprietario se ne diventi possessore.

A tal proposito si segnala che la Corte di cassazione, con sentenza numero 2599/1997, ha chiarito che per causa proveniente da un terzo deve intendersi "qualsiasi atto di trasferimento del diritto idoneo a legittimare il possesso, indipendentemente dalla perfezione, validità, efficacia dell'atto medesimo, compresa l'ipotesi di acquisto da parte del titolare solo apparente".

Opposizione del detentore contro il possessore

L'altra ipotesi in cui è consentita l'interversione del possesso è quella in cui il detentore faccia opposizione contro il possessore, vantandosi apertamente di essere proprietario della cosa e facendo constare al possessore in maniera espressa o tacita (mediante il compimento di attività materiali) la sua intenzione di tenere la cosa come propria.

L'esempio di scuola, in tal caso, è quello dell'affittuario di un fondo che non paghi più il canone di affitto, si rifiuti di restituire il bene alla scadenza del contratto e impedisca al proprietario ogni esercizio del proprio diritto.

Interversione del possesso e usucapione

Il codice civile, all'articolo 1164, si sofferma poi sulla disciplina dell'interversione del possesso nei confronti di chi, dopo aver esercitato il possesso corrispondente a un diritto reale su cosa altrui, abbia intenzione di usucapire la proprietà della cosa.

In particolare si stabilisce che tale soggetto non può ottenere l'usucapione a meno che il titolo del suo possesso non sia mutato per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione fatta contro il diritto del proprietario. Si precisa, poi, che il tempo necessario per usucapire la proprietà della cosa decorre dalla data in cui è mutato il titolo del possesso.


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Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(01/09/2016 - Valeria Zeppilli)
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