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Separazione: addebito per chi induce la moglie a scambi di coppia

Le reiterate pretese, nonostante il rifiuto dell'altro, violano il rispetto reciproco e minano la vita coniugale
stalking
di Lucia Izzo - Non è raro che nella vita di coppia si cerchino escamotage per ravvivare complicità e condividere nuove emozioni. Sono tante le pratiche a cui si affidano le coppie, anche consolidate, nella loro vita privata, ma, tra le regole principali prima di intraprendere qualunque "gioco" c'è, o dovrebbe esserci, quella secondo cui entrambi i partner devono acconsentire. La libertà, in sostanza, non può spingersi al punto di violare il rispetto reciproco, né l'esistenza di un vincolo matrimoniale può giustificare l'asservimento a qualcosa che non si desidera fare.

Ne sanno qualcosa i partner nei confronti dei quali la giurisprudenza ha fatto scattare l'addebito della separazione a causa di insistenti richieste, ad esempio quella di praticare lo "scambio sessuale" con altre coppie.  

Per il Tribunale civile di Prato, sentenza del 2 dicembre 2008 (pres. Genovese), le deviazioni sessuali possono essere causa di addebito della separazione. Il Tribunale ha precisato che la colpa del divorzio ricade su chi plagia il compagno per indurlo allo scambio di coppia, sotto il ricatto di lasciarlo una volta cessate le pratiche sessuali con i partner occasionali. Nel caso di specie, dove il marito costringeva la moglie a praticare lo "scambismo", è stata a lui addebitata la separazione stante le abitudini sessuali promiscue.

In seguito è stata la Corte d'Appello di Lecce a stabilire l'addebito della separazione al marito che richiede continuamente alla moglie di praticare lo scambio sessuale con altre coppie.
Con la sentenza n. 133/2014, la Corte territoriale ha respinto il ricorso del marito contro la decisione del Tribunale che, addebitandogli la separazione, aveva posto a suo carico l'obbligo di corrispondere 700 euro mensili a titolo di mantenimento della donna e della figlia minore.

La domanda di separazione era scaturita dalle richieste di "scambismo" che avrebbero reso intollerabile la prosecuzione della convivenza; una ricostruzione avvalorata dai testimoni, non legati da vincoli di parentela con la coppia, che hanno confermato le fantasie sessuali dell'uomo che si manifestavano in continue pretese e pressioni sulla compagna. Il rifiuto di lei aveva portato a ripercussioni negative sull'umore e sul comportamento dell'uomo.

Questa condotta, ripetuta nel tempo e i cui rifiuti avevano innescato l'ostilità verso la donna, deve ritenersi la causa della separazione. Le insistenti e reiterate pretese vanno a violare il rispetto reciproco che dovrebbe sussistere nei confronti del coniuge, non solo in quanto tale, ma in quanto persona: tale atteggiamento, infatti, porta a diminuire progressivamente la stima di sé in relazione all'altro.

(20/08/2016 - Lucia Izzo)
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