Nelle controversie per responsabilità sanitaria è fondamentale distinguere tra la morte anticipata causata dall'errore medico e la perdita di una possibilità di sopravvivenza o guarigione.
Le due situazioni non coincidono e comportano differenti criteri di accertamento del danno risarcibile.
Il chiarimento arriva dal Tribunale di Napoli Nord, sezione II, con la sentenza 30 settembre 2026, n. 3043, che ha approfondito il rapporto tra causalità e perdita di chance.
Quando l'errore medico provoca la morte
La prima ipotesi ricorre quando viene dimostrato che una condotta sanitaria colposa, ad esempio un'omessa diagnosi, ha determinato il decesso del paziente, mentre un intervento corretto e tempestivo avrebbe consentito la guarigione.
In questo caso il sanitario risponde delle conseguenze dannose causalmente riconducibili alla propria condotta, compresi i pregiudizi subiti dai familiari per la perdita del rapporto parentale.
La riduzione dell'aspettativa di vita
Una situazione diversa si verifica quando l'errore del medico non determina il decesso, ma anticipa la morte di una persona che sarebbe comunque deceduta a causa della patologia.
Se viene dimostrato che il paziente avrebbe vissuto più a lungo e in condizioni migliori, il danno consiste nella riduzione effettiva della durata della vita e nel peggioramento della sua qualità.
Non si tratta, in questo caso, di perdita di chance, perché il pregiudizio riguarda un risultato concreto: una vita più breve e caratterizzata da maggiori sofferenze.
La lesione del diritto di autodeterminazione
Può accadere anche che l'errore sanitario non modifichi il decorso della malattia né l'esito finale, ma incida negativamente sulla qualità della vita del paziente.
In tale situazione, il danno può riguardare la lesione del diritto di autodeterminazione, purché siano dimostrate le conseguenze pregiudizievoli effettivamente subite.
Se invece la condotta colposa non produce alcuna conseguenza dannosa sul piano causale, non sussistono i presupposti per il risarcimento.
Quando si configura la perdita di chance
La perdita di chance riguarda una diversa situazione: quella in cui la condotta sanitaria abbia determinato la perdita di una possibilità concreta di ottenere un risultato migliore, senza che sia possibile affermare che tale risultato si sarebbe certamente verificato.
Per riconoscere il risarcimento occorre comunque dimostrare il collegamento causale tra la condotta del sanitario e la perdita della possibilità favorevole.
La chance deve inoltre essere seria, concreta e apprezzabile, non potendo consistere in una mera ipotesi astratta.
Il nesso causale resta centrale
La pronuncia richiama l'importanza di non confondere il rapporto causale con la natura del danno.
Prima di procedere alla liquidazione, occorre verificare se la condotta del sanitario abbia effettivamente determinato l'evento lesivo secondo i criteri civilistici di accertamento causale.
Soltanto dopo questa verifica è possibile individuare la corretta categoria di pregiudizio: morte causalmente imputabile all'errore medico, riduzione della durata della vita, peggioramento della qualità della stessa oppure perdita di una possibilità favorevole.
La distinzione è essenziale per evitare che situazioni giuridicamente differenti vengano ricondotte indistintamente alla perdita di chance.


