Amministratore di sostegno, quando scatta la revoca
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Amministratore di sostegno, quando scatta la revoca

Il Tribunale di Roma revoca il figlio dall'incarico di amministratore di sostegno per aver omesso di informare il giudice della presenza del convivente della madre

La nomina dell'amministratore di sostegno deve avvenire nel rispetto della trasparenza e tenendo conto delle relazioni familiari della persona beneficiaria.

La mancata comunicazione dell'esistenza di un convivente stabile può rappresentare un elemento significativo quando emergono contrasti tra i familiari e dubbi sull'adeguatezza dell'incarico.

È quanto stabilito dal giudice tutelare di Roma con decreto del 5 ottobre 2026, che ha disposto la revoca del figlio di una donna dall'incarico di amministratore di sostegno.

L'omissione nella richiesta di nomina

La vicenda nasce dal ricorso presentato dal figlio per ottenere l'apertura dell'amministrazione di sostegno nei confronti della madre.

Nella richiesta, tuttavia, non era stata indicata la presenza del compagno della donna, con il quale quest'ultima conviveva stabilmente.

Il convivente, successivamente, ha chiesto la sostituzione dell'amministratore, facendo emergere la situazione di conflittualità esistente all'interno della famiglia.

Il giudice ha rilevato che l'omissione non determinava automaticamente la nullità del decreto originario, poiché il convivente non era un litisconsorte necessario. Tuttavia, la circostanza assumeva rilievo nella valutazione della correttezza della condotta del figlio.

Il ruolo del convivente nella procedura

L'articolo 417 del codice civile include il convivente tra i soggetti legittimati a presentare ricorso per la nomina dell'amministratore di sostegno.

La mancata indicazione della sua esistenza al giudice tutelare è stata quindi considerata un comportamento poco trasparente, soprattutto in presenza di rapporti familiari particolarmente conflittuali.

Secondo il giudice, la misura deve essere organizzata nell'interesse della persona beneficiaria e non può diventare uno strumento attraverso il quale si alimentano contrasti tra i familiari.

La nomina di un amministratore esterno

Per garantire una gestione più equilibrata, il giudice ha disposto la revoca del figlio e la nomina di una persona estranea al nucleo familiare, individuata tra i professionisti che collaborano con l'ufficio del giudice tutelare.

La scelta di un soggetto terzo è stata ritenuta funzionale a evitare ulteriori tensioni e a consentire una valutazione imparziale delle esigenze personali e patrimoniali della donna.

Il provvedimento sottolinea che l'amministrazione di sostegno deve essere esercitata esclusivamente nell'interesse del beneficiario, con attenzione alla sua dignità, ai suoi bisogni e alle relazioni personali significative.

La presenza di conflitti familiari e l'omessa comunicazione di informazioni rilevanti possono quindi incidere sulla valutazione dell'idoneità dell'amministratore nominato.



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