Successione, niente tasse sull’eredità su questi beni, anche se valgono milioni: ecco la lista completa
Sara Zotta |

Successione, niente tasse sull’eredità su questi beni, anche se valgono milioni: ecco la lista completa

Non tutto il patrimonio ereditato è soggetto all'imposta di successione. Dai titoli di Stato alle aziende di famiglia, ecco quali beni restano esclusi e quali requisiti occorre rispettare.

Quando una persona muore, i suoi beni passano agli eredi. Su questo trasferimento può essere dovuta l'imposta di successione, un tributo che si applica al patrimonio ereditato in base al valore dei beni e al rapporto di parentela tra il defunto e chi riceve l'eredità.

Non tutto il patrimonio, però, è soggetto a imposta. Il Testo unico delle successioni e donazioni (D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346) individua i criteri da utilizzare per determinare il patrimonio ereditario rilevante ai fini fiscali, precisando quali beni devono essere inclusi e quali non concorrono alla formazione della base imponibile.

A questo proposito, l’articolo 9 regola l’individuazione dell’attivo ereditario, mentre gli articoli 3, 12 e 13 disciplinano particolari ipotesi di esclusione e le relative condizioni di applicazione.

L’analisi di tali disposizioni permette di comprendere come viene determinata la base imponibile e di verificare in quali casi trovino applicazione le esclusioni dall’imposta previste dalla legge.

Aziende di famiglia, quando gli eredi non pagano l'imposta di successione

La legge consente di trasferire un'azienda ai figli o al coniuge senza pagare l'imposta di successione, purché siano rispettate determinate condizioni.

L'agevolazione, prevista dall'articolo 3, comma 4-ter, del Testo unico delle successioni e donazioni (D.Lgs. n. 346/1990) riguarda il passaggio di aziende, rami d'azienda e partecipazioni societarie.

Per conservare il beneficio, gli eredi devono proseguire l'attività d'impresa oppure mantenere il controllo della società per almeno cinque anni dalla data del trasferimento e, al momento della dichiarazione di successione, deve essere assunto l'impegno a rispettare questo vincolo.

Il mancato rispetto delle condizioni richieste comporta la perdita del beneficio fiscale ottenuto. In tal caso, il contribuente è tenuto a corrispondere l’imposta originariamente dovuta, con l’aggiunta degli interessi maturati e delle eventuali sanzioni applicabili.

Si pensi, ad esempio, a un padre che lascia alla figlia un'azienda agricola del valore di due milioni di euro. La figlia può usufruire dell’esenzione fiscale qualora rispetti tutte le condizioni stabilite dalla normativa. Al contrario, la cessione dell’azienda dopo soli tre anni, qualora non siano stati osservati gli obblighi previsti dalla legge, può determinare la decadenza dall’agevolazione.

Prima di vendere l'azienda o modificare il controllo della società, è quindi importante verificare le conseguenze fiscali. Il compimento dell’operazione prima che siano trascorsi cinque anni può determinare la perdita dell’agevolazione, con conseguente richiesta di versamento dell’imposta precedentemente non corrisposta.

Titoli di Stato e lasciti agli enti senza scopo di lucro: quando sono esenti

Ai fini della successione, i titoli del debito pubblico, tra cui i BOT e i CCT, non vengono ricompresi nel patrimonio ereditario imponibile e, di conseguenza, il loro valore non viene considerato nel calcolo dell’imposta di successione.

L'esclusione è prevista dall'articolo 12 del Testo unico e riguarda altresì i corrispondenti titoli del debito pubblico emessi dagli Stati dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo.

Anche alcuni lasciti destinati a enti pubblici e organizzazioni senza scopo di lucro possono essere esenti dall'imposta. L'articolo 3 del Testo unico prevede, infatti, specifiche agevolazioni per i trasferimenti a favore dello Stato, degli enti pubblici e di fondazioni o associazioni riconosciute che perseguono esclusivamente finalità di assistenza, studio, ricerca scientifica, educazione, istruzione o altre finalità di pubblica utilità, nei casi previsti dalla legge.

L'esenzione riguarda anche le Onlus e i movimenti e partiti politici, secondo le condizioni stabilite dalla normativa applicabile. Per alcuni beneficiari è necessario dimostrare che i beni ricevuti siano destinati alle finalità per le quali è riconosciuta l'agevolazione.

Crediti del defunto non riscossi: quando si paga l'imposta di successione 

I crediti ancora insoluti alla data del decesso devono essere valutati ai fini della determinazione dell’imposta di successione. Il fatto che il debitore non abbia adempiuto alla propria obbligazione non consente, da solo, di sottrarre tali somme alla base imponibile.

Sul punto, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11467 dell’8 aprile 2022, ha precisato che l’esclusione contemplata dall’articolo 12 del D.Lgs. n. 346/1990 si applica ai crediti che, al momento dell’apertura della successione, risultano essere oggetto di contestazione in sede giudiziaria.

In altre parole, il credito deve essere già oggetto di una contestazione in giudizio quando si apre la successione. La sola insolvenza del debitore o la presenza di ostacoli nella riscossione non sono sufficienti a giustificare l’esclusione di un credito dall’asse ereditario.

Si consideri, ad esempio, il caso di un proprietario deceduto al quale un inquilino non abbia corrisposto i canoni di locazione. Qualora, al momento dell’apertura della successione, il credito per le somme arretrate non fosse oggetto di una controversia giudiziaria, la semplice morosità del conduttore non sarebbe sufficiente, di per sé, a escludere tali importi dall’attivo ereditario.

Comunione legale tra coniugi, l’imposta di successione si calcola sulla metà dei beni

Nel calcolo dell’imposta di successione, il regime della comunione legale può ridurre il valore dei beni da assoggettare a tassazione. Con la sentenza n. 14317 del 22 maggio 2024, la Corte di cassazione ha ribadito che i beni riconducibili alla cosiddetta comunione de residuo devono essere distinti dal patrimonio ereditario.

Questa particolare forma di comunione comprende i proventi dell’attività lavorativa separata di ciascun coniuge e i frutti dei beni personali che risultino non consumati al momento dello scioglimento della comunione. In presenza dei presupposti previsti dalla legge, tali somme confluiscono nella comunione e si ripartiscono in misura paritaria tra i coniugi.

La conseguenza fiscale è che soltanto il 50% di questi beni confluisce nell’asse ereditario del coniuge deceduto, mentre la restante metà appartiene al superstite a titolo proprio e resta esclusa dalla base imponibile dell’imposta di successione. La riduzione riguarda, tuttavia, esclusivamente i beni per i quali sia accertata l’effettiva appartenenza alla comunione de residuo.

Legati e oneri, la distinzione dalle passività deducibili

Nel determinare la base imponibile ai fini dell’imposta di successione, occorre tenere conto anche dei legati disposti dal defunto, il cui valore viene dedotto dalla quota ereditaria secondo le modalità stabilite dall’articolo 8, comma 3, del Testo unico delle successioni e donazioni.

Come chiarito dalla Cassazione con l’ordinanza n. 19561 del 17 giugno 2022 e dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 19 del 6 luglio 2023, rientrano in questa categoria anche le somme che il testatore impone all’erede di versare a terzi.

Diverso è invece il trattamento delle passività deducibili, che incidono sul valore netto dell’asse ereditario ai sensi dell’articolo 8, comma 1, del Testo unico. Vi rientrano i debiti contratti personalmente dal defunto, le spese mediche sostenute negli ultimi sei mesi di vita in relazione alla malattia che ne ha causato la morte e le spese funerarie.



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