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Anche se c'è guerra in famiglia, meglio la moglie come amministratore di sostegno e non l'avvocato

Per la Corte d'Appello di Napoli, la scelta del giudice deve sempre ispirarsi alla tutela dell'interessato
uomo anziano seduto da solo in un parco

di Marina Crisafi - Anche se tra i familiari dell'anziano non corre buon sangue e c'è in atto una guerra per motivi di interesse, è sempre meglio scegliere un congiunto come amministratore di sostegno che non un avvocato. Lo ha stabilito la Corte d'Appello di Napoli con il recente decreto del 13 novembre 2015 (presidente Viciglione, relatore Cocchiara), accogliendo il ricorso della moglie e dei figli di un uomo anziano, contro i figli avuti dal precedente matrimonio, tra i quali correvano tensioni per motivi economici.

La scelta del giudice secondo la corte deve sempre ispirarsi al criterio della tutela dell'interessato, quindi la preferenza per la nomina dell'Ads deve ricadere sulla moglie che si è sempre presa cura del marito, andando aldilà delle beghe ereditarie dei figli.

Una decisione, quella dei giudici napoletani, esattamente opposta all'orientamento espresso in passato dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. n. 14190/2013), secondo la quale è preferibile nominare l'avvocato quale "angelo custode" della persona in difficoltà ove sussistano contrasti familiari, in quanto figura al di sopra delle parti.

Per la Corte d'Appello invece le questioni familiari non incidono sulla nomina dell'amministratore di sostegno e non c'è motivo di scegliere altrimenti, visto e considerato che l'art. 408 c.c. guida la scelta discrezionale del giudice tutelare, indicando la preferenza per il coniuge, non separato legalmente. Coniuge che nella specie ha sempre provveduto ai bisogni quotidiani del marito ormai quasi novantenne.

Per cui, va revocato l'incarico all'avvocato precedentemente nominato amministratore di sostegno.

(02/12/2015 - Marina Crisafi)
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