Il diritto di abitazione. Come si costituisce e quali diritti ne discendono

La famiglia e l'abitazione. Il diritto e le differenze con uso e usufrutto. Il caso del coniuge superstite ex art. 540 c.c.
Modellino di casa su due mani
di Lucia Izzo - L'abitazione rappresenta un diritto reale di godimento su cosa altrui attraverso il quale il titolare (habitator) può abitare una casa limitatamente ai bisogni suoi e della sua famiglia (art. 1022 c.c.).
Il diritto d'abitazione ha natura strettamente personale, quindi la titolarità ed il godimento dell'immobile spettano unicamente all'habitator e alla sua famiglia che potranno alloggiarvi limitatamente ai propri bisogni (cfr. Cass. n. 2769/1953). 

Tuttavia, la limitazione dell'abitazione da parte del titolare di tale diritto "ai bisogni suoi e della sua famiglia", lungi dal poter essere intesa in senso quantitativo, fa riferimento esclusivamente al divieto di destinare la casa oggetto del diritto in esame ad utilizzazioni diverse da quelle consistenti nell'abitazione diretta da parte dell'"habitator" e dei suoi familiari (cfr. Cass., sent. 14687/2014). 

La dottrina è pressoché unanime nel riconoscere la spettanza del diritto solo a persone fisiche, escludendo quindi le persone giuridiche, in ragione dei particolari bisogni abitativi che l'istituto tende a soddisfare.
Il codice civile precisa all'art. 1023 la nozione di famiglia rilevante per l'esercizio di tale diritto: andranno ricompresi anche i figli nati dopo che è cominciato il diritto, quantunque nel tempo in cui il diritto è sorto la persona non avesse contratto matrimonio, ed anche i figli adottivi, i figli riconosciuti e gli affiliati, anche se l'adozione, il riconoscimento o l'affiliazione sono seguiti dopo che il diritto era già sorto. Si comprendono, infine, le persone che convivono con il titolare del diritto per prestare a lui o alla sua famiglia i loro servizi

Oggetto del diritto

È opinione comune in dottrina e giurisprudenza, che il diritto di abitazione possa fare riferimento unicamente ad un immobile che presenti requisiti di abitabilità, ossia idoneo a fornire un alloggio

Inoltre, va esteso a tutto ciò che concorre ad integrare la casa che ne è oggetto, sotto forma di accessorio o pertinenza (balconi, verande, giardino, rimessa, ecc), in quanto l'abitazione non è costituita soltanto dai vani abitabili, ma anche da tutto quanto ne rappresenta la parte accessoria e, in virtù del combinato disposto degli artt. 983 e 1026 c.c., si estense anche alle accessioni, (cfr. Cass., 2335/1981).

L'abitazione si considera affine all'uso, poiché entrambi, essendo diritti personalissimi, non si possono cedere o dare in locazione (art. 1024 c.c.), ma neppure si può ritenere l'abitazione una specificazione dell'uso avente ad oggetto un'appartamento per abitarvi. 
L'habitator non ha alcun diritto ai frutti e non può, a differenza dell'usuario, usare la casa in modi diversi rispetto al semplice alloggio, come adibirla a magazzino, ufficio, deposito, ecc.

Secondo l'art. 1025 c.c., egli ha, inoltre, il diritto di abitare l'immobile per la porzione necessaria ai suoi bisogni e, se occupa tutta la casa, è tenuto alle spese di coltura, alle riparazioni ordinarie e al pagamento dei tributi come l'usufruttuario. Se non raccoglie che una parte dei frutti o non occupa che una parte della casa, contribuisce in proporzione di ciò che gode. Il diritto di abitazione, come il diritto d'uso, è impignorabile (per approfondimenti sul rapporto tra usufrutto, uso e abitazione leggi la guida: I diritti di usufrutto, uso e abitazione e l'espropriazione forzata). 
 

Costituzione del diritto di abitazione: il caso del coniuge superstite (ex art. 540 c.c.)


Il diritto d'abitazione, traendo origine nell'usus domus del diritto romano, ha natura reale e quindi può essere costituito mediante testamento, usucapione o contratto, per il quale è richiesta ad substantiam la forma dell'atto pubblico o della scrittura privata di cui all'art. 1350 n. 4 c.c. (cfr. Cass. n. 4562/1990).

Il codice civile prevede, all'art. 540, un'unica ipotesi di costituzione legale del diritto di abitazione precisando che al coniuge del defunto, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano
Ciò avviene per tutelare le abitudini di vita del coniuge rimasto in vita ed evitargli l'ulteriore danno, psicologico e morale che potrebbe derivare dal dover abbandonare l'alloggio abituale.

La Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite, ha stabilito che nella successione legittima al coniuge del de cuius spettano i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano previsti dall'art. 540 c.c.: il valore capitale di tali diritti deve essere stralciato dall'asse ereditario per poi procedere alla divisione di quest'ultimo tra tutti i coeredi,secondo le norme sulla successione legittima, non tenendo conto dell'attribuzione dei suddetti diritti secondo un meccanismo assimilabile al prelegato (cfr. Cass., SS.UU. 4847/2013)

E per quanto riguarda il coniuge separato? 


Sempre la Cassazione è intervenuta a risolvere le controversie interpretative sul tema stabilendo che "la ratio della disposizione codicistica è da rinvenire non tanto nella tutela dell'interesse economico del coniuge superstite di disporre di un alloggio, quanto dell'interesse morale legato alla conservazione dei rapporti affettivi e consuetudinari con la casa familiare, quali la conservazione della memoria del coniuge scomparso, delle relazioni sociali e degli status simbols goduti durante il matrimonio".
In caso di separazione personale dei coniugi e di cessazione della convivenza, l'impossibilità di individuare una casa adibita a residenza familiare al momento dell'apertura della successione fa venir meno il presupposto oggettivo richiesto ai fini dell'attribuzione del diritto reale di abitazione al coniuge superstite (cfr. Cass. n . 22456/2014). 

(06/09/2015 - Lucia Izzo)
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