Nonostante la lettera di raffreddamento il Governo non ha ottemperato alle richieste dell'Europa che ha avviato una procedura d'infrazione contro lo Stato Italiano

Nuova astensione dei giudici di pace

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I giudici di pace incroceranno di nuovo le braccia. L'annuncio arriva dal Movimento Autonomo Giudici di Pace (M.A.Gi.P.) che, in una lunga lettera chiarisce i motivi dell'astensione dalle udienze proclamata dal 24 al 29 gennaio prossimo.

«Le istanze della categoria sono chiare ed univoche, così come da lettera di raffreddamento» scrive Mapig e spiega le motivazioni nella missiva.

rileva tra l'altro che è stata «depennata la voce "a tempo indeterminato", rispetto alla bozza previgente, circostanza che, nella sostanza, nega l'attesa "stabilizzazione" e penalizza, anche economicamente coloro che esercitano la funzione in via esclusiva, lasciando i Giudici, che pur abbiano superata la "procedura valutativa", sottoposti ad aleatorietà ed incertezza».

Non si capisce perché i «GdP, già vincitori del concorso pubblico, previsto dalla l.n.374/91 per l'accesso all'Ufficio del Giudice di Pace (cfr. G.U.n.95/1998), dopo aver superato il tirocinio semestrale, con valutazione finale, successivamente al concorso, oltre numerose "procedure di conferma" quadriennali e risultando già confermati da delibera del CSM e decreto Ministeriale sino al 31/05/24, debbano essere sottoposti a nuova valutazione».

Per quanto riguarda la determinazione contributiva «non è dato sapere a carico di chi sia prevista, ed in ogni caso l'obbligo di rinuncia a tutti i diritti derivanti dal rapporto di lavoro pregresso fino al superamento della procedura valutativa, quindi anche a quelli pensionistici, nei fatti non permetterà a nessuno dei Giudici di Pace in servizio di maturare il minimo contributivo al fine di ottenere il riconoscimento della pensione».

Inoltre «non è previsto alcun trattamento di fine rapporto, circostanza questa che corrobora la tesi che non si tratti di una stabilizzazione, ma solo di un malcelato tentativo di aggirare i limiti imposti nella procedura di infrazione, mediante la manovra maldestra di adeguare il diritto dell'unione Europea a quello interno e non viceversa».

I giudici di pace nella Legge di bilancio

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In aggiunta «l'emendamento contenuto nella legge di Bilancio, formulato dall'Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia, il Consiglio Superiore della Magistratura, con

parere espresso in data 22/12/21, pur esprimendo contrarietà alla "stabilizzazione" dei Magistrati onorari, ha tuttavia ritenuto che: "la procedura valutativa appare direttamente in contrasto con i principi di autonomia e indipendenza che presidiano per volontà del Costituente anche l'esercizio delle funzioni giurisdizionali onorarie"».

Ancora «sempre secondo il parere del CSM anche in relazione alla gestione pensionistica l'emendamento non soddisfa le richieste della Commissione europea, prevedendo di estendere ai magistrati cd onorari in servizio il trattamento previdenziale e assistenziale non certo dei magistrati ordinari, ma dei funzionari del settore giustizia.

Per quanto riguarda la - retribuzione dei magistrati cd onorari il CSM precisa: "la Commissione europea ha sottolineato che il tertium comparationis in relazione al quale può essere evidenziata disparità è il trattamento dei giudici togati e non quello dei funzionari amministrativi, di talché, sotto questo profilo, la novella non sarebbe neanche coerente alle indicazioni della lettera di messa in mora"».

In ultimo « "l'emendamento modifica l'art. 32 del D.lgs. 116/2017 rideterminando, nelle more dell'espletamento dei concorsi per l'assunzione dei nuovi magistrati onorari, la pianta organica dei magistrati onorari in 6.000 unità. In merito il Consiglio Superiore, con delibera del 17 luglio 2019, ha già evidenziato l'assoluta necessità di un incremento della pianta organica della magistratura onoraria, sottolineando i danni derivanti da una riduzione della stessa. Tuttavia deve rilevarsi che dette procedure non potranno essere avviate fino a quando non saranno rideterminate in concreto le piante organiche dei diversi uffici"».

L'adesione della Presidenza del coordinamento magistratura giustizia di pace

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All'astensione aderisce anche la presidenza del Coordinamento magistratura Giustizia di pace che, in una nota firmata dalla presidente, Olga Rossella Barone, e dalla segretaria, Giulia de Cristofaro, chiarisce che «operando una reformatio in pejus, illegittima ed incostituzionale, il Governo ha emanato un emendamento, definito da molti estorsivo, che prevedendo, peraltro, una procedura valutativa in contrasto con i principi di autonomia e indipendenza delle funzioni giurisdizionali svolte per oltre 16 anni, una rinuncia a diritti quesiti contraria ai principi costituzionali ed una corresponsione eventuale di una risibile indennità, sta anche provocando la paralisi della Giustizia con inevitabili danni a carico dei cittadini già vessati in questo difficile periodo storico - e che, inoltre - appare chiara la volontà del Governo di eludere la disposizione transnazionale e finanche le disposizioni interne».


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