Entro il 3 luglio gli Stati UE dovranno adeguarsi alle previsioni della Direttiva Plastic free (SUP). L'Italia prepara il decreto per recepirla ma non mancano critiche alle linee guida della Commissione
bottiglie di plastica sulla spiaggia inquinata

Direttiva UE Plastic Free: tempo fino al 3 luglio per adeguarsi

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Entro il prossimo 3 luglio, gli Stati membri dell'Unione Europea dovranno adeguarsi e attuare quanto previsto dalla direttiva europea "plastic free" n. 2019/904, nota anche con il nome di direttiva SUP (Single Use Plastics). Si tratta del provvedimento con cui l'UE punta alla riduzione dell'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente, allo scopo di prevenire e ridurre l'incidenza sull'ambiente, in particolare quello marino.

La direttiva si applica a tutta una serie di prodotti di plastica monouso elencati nel suo allegato, ma anche ai prodotti di plastica oxodegradabile e agli attrezzi da pesca contenenti plastica. Sulla Gazzetta UE del 7 giugno C 216 sono state pubblicati gli Orientamenti della Commissione sui prodotti di plastica monouso conformemente alla direttiva (UE) 2019/904 che tra l'altro recano una serie di esempi dei prodotti che rientrano nell'ambito di applicazione del provvedimento e forniscono chiarimenti importanti.

Al bando vi sono numerosi prodotti in plastica monouso, dunque "usa e getta", tra cui aste per palloncini, cotton fioc, piatti, bicchieri, tazze, contenitori per bevande ed alimenti in polistirene espanso, posate, sacchetti in materiale leggeri, pacchetti e involucri, miscelatori per bevande, assorbenti, tamponi igienici e applicatori per tamponi, cannucce e così via.

Recepimento Direttiva SUP: l'Italia è pronta?

Anche l'Italia si sta preparando al recepimento della Direttiva SUP nel diritto nazionale entro la fatidica data, ormai sempre più vicina, allo scopo di garantire che i prodotti di plastica monouso indicati dall'Unione Europea non vengano più immessi sul mercato. Per determinati prodotti di plastica monouso, sarà obbligatorio inserire marcatura che informi i consumatori della presenza di plastica e del corretto metodo di smaltimento, così da evitarne la dispersione nell'ambiente.

Se ne sta occupando il Ministero della Transizione Ecologica, che ha predisposto uno schema di decreto legislativo la cui bozza (qui sotto allegata), potrebbe però subire ulteriori modifiche. Proprio la pubblicazione delle summenzionate linee guida della Commissione, infatti, ha riacceso il dibattito e creato fratture tra i vari portatori d'interesse e anche all'interno del fronte ecologista.

Il problema dei prodotti biodegradabili

La Commissione ha infatti evidenziato come il bando alla plastica monouso riguarderà i prodotti elencati nell'allegato che siano fatti in tutto o solo in parte in plastica, compresa la plastica fabbricata con polimeri naturali modificati o con sostanze di partenza a base organica, fossili o sintetiche. Sono esclusi, invece, i dispositivi di protezione individuale, quali mascherine o guanti monouso

Le linee guida affermano che la definizione adattata di plastica debba coprire gli articoli in gomma a base polimerica e la plastica a base organica e biodegradabile, a prescindere dal fatto che siano derivati da biomassa o destinati a biodegradarsi nel tempo. Per l'UE anche la plastica biodegradabile, realizzata sulla base di componenti organici, deve ritenersi plastica vera e propria in quanto, "attualmente non sono disponibili standard tecnici ampiamente condivisi per certificare che uno specifico prodotto sia correttamente biodegradabile in un breve lasso di tempo e senza causare danni all'ambiente".

In sostanza, dovrebbero rimanere sul mercato solo i prodotti in plastica non monouso, bensì riutilizzabili e completamente riciclabili. Al bando, inoltre, anche tutti quegli oggetti, quali piatti, bicchieri e imballaggi di carta rivestita da un sottile strato di plastica (meno del 10%). Cosa che accade sovente in quanto la pellicola in materiale plastico di cui sono foderati tali oggetti serve per rendere la carta impermeabile ai liquidi.

Le critiche e l'interlocuzione con Bruxelles

Le prime critiche sono giunte da Confindustria, il cui presidente Carlo Bonomi ha espresso "forte preoccupazione" in relazione alle linee guida in quanto fortemente pregiudizievoli "per l'interesse dell'industria italiana e non solo, anche di quella tedesca e dell'intera industria europea", in particolare quella del packaging, a tutti gli effetti un'eccellenza nell'ambito manifatturiero del nostro paese.

Anche il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ha in prima battuta affermato come l'UE abbia "dato una definizione di plastica stranissima, solo quella riciclabile. Tutte le altre, anche se sono biodegradabili o sono additivate di qualcosa, non vanno bene". Cingolani ha successivamente fatto presente di aver avviato con la Commissione europea una serie di interlocuzioni, anche se per molti si tratta di iniziative tardive viste le strette tempistiche per arrivare all'adeguamento della normativa nazionale alle previsioni europee.

Arriviamo poi ai giorni scorsi quando, durante un intervento a Radio 24, Cingolani ha spiegato di aver parlato con il vicepresidente della Commissione europea, Franz Timmermans e di aver raggiunto un accordo soddisfacente con Bruxelles.

"Il problema non c'è, grazie a un'interlocuzione più tecnica che politica, che fa bene a tutti" ha sottolineato il Ministro, precisando che "l'accordo è che si continueranno a rivedere le linee guida in funzione delle nuove soluzioni tecnologiche, ed è stato riconosciuto il fatto che, se ho un bicchiere di carta che è il 90% carta e il 10% plastica, non me lo pesano come tutto plastica, ma riconoscono che c'è solo il 10%".
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Foto: 123rf.com
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