Arriva alle 21 passate il voto del Senato, dopo quello della Camera per dare il via libera alla riforma del Mes
euro con sfondo bandiera Europa

Cos'è il Mes

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Prima di scendere nell'esame del voto ricordiamo che il Mes è il Fondo Salva Stati che si pone l'obiettivo di aiutare gli Stati in difficoltà, che per beneficiarne devono sottostare a regole rigide e rinunciare alla propria sovranità, accettando un piano di riforme impopolari che incidono su pensioni, privatizzazioni e lavoro, la cui attuazione è sottoposta alla sorveglianza della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Queste alcune delle ragioni per le quali maggioranza e opposizione stanno discutendo ormai da mesi per decidere se avvalersene o meno.

Il Mes, organismo intergovernativo tra i paesi che hanno in comune l'euro, ha sede in Lussemburgo e ha l'Italia tra i suoi maggiori soci, dopo la Germania e la Francia. Istituito nel 2012 in base a un Trattato intergovernativo, il MES nasce per fornire assistenza finanziaria ai Paesi dell'Eurozona, quando è necessario tutelare la stabilità finanziaria dell'area valutaria nel suo complesso e dei suoi Stati membri.

Stabilità finanziaria a rischio dopo la crisi pandemica ed economica che ha coinvolto l'intera Europa, anche se l'Italia è sicuramente uno dei Paesi più colpiti.

Così come è nato però il Mes non andava, tanto che già nel 2019 erano state votate diverse riforme, poi approvate il 30 novembre dall'Eurogruppo per rafforzare e semplificare gli strumenti a disposizione e le linee di credito utilizzabili nel momento in cui si verifica uno shock economico e per scongiurare le speculazioni dei mercati finanziari. Inserito anche il paracadute finanziario (backstop) al fondo salva-banche per completare quelli che sono i fallimenti ordinati delle banche in difficoltà.

La Camera dice Si

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La Camera ha votato il testo della maggioranza in vista del prossimo Consiglio europeo con 314 sì, 239 no e 9 astenuti, tra i voti contrari 13 sono dei grillini. Il voto è stato espresso sulla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo.

La risoluzione assegna al premier Conte il mandato per dare il via libera alla riforma del Mes. Prima di arrivare a ratificare la riforma quindi maggioranza e minoranza hanno ancora tempo per fare le loro valutazioni.

Riforma del Mes sulla quale Conte però si esprime nei seguenti termini: "per cambiare l'Ue è decisivo ben altro percorso. Devono essere riconsiderate in maniera radicale struttura e funzione del Mes affinché sia trasformato in uno strumento diverso. L'Italia si farà promotrice di una proposta innovatrice per integrare il nuovo Mes nell'intera architettura europea. Il modello a cui ispirarsi lo abbiamo già adottato, è il Next Generation Eu".

Il voto e le polemiche del Senato

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Il Senato, anche se con maggiori difficoltà, dice si alla riforma e alle comunicazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in vista del prossimo Consiglio europeo con 156 voti favorevoli, 129 contrari e 4 astensioni.

Al Senato il Premier Conte ha iniziato le sue comunicazione dopo le ore 16.00 in attesa del Consiglio Europeo del 10 e dell'11 dicembre. Sotto la direzione della senatrice Elisabetta Casellati si sono succeduti gli interventi dei vari senatori, ognuno dei quali si è espresso in toni più o meni accesi.

Uno degli interventi più accalorati è stato quello di Matteo Renzi, che si è espresso duramente sul Recovery Plan. In questo modo si corre il rischio di dover rinviare la riunione del Consiglio dei ministri per dare in via alla bozza aggiornata del Piano di rilancio.

Marcucci capogruppo del Pd al Senato si è espresso invece favorevolmente sull'approvazione del Mes.

Salvini da parte sua ha dichiarato piena disponibilità edl centro destra a discutere e a confrontarsi su tematiche altrettanto importanti come la disabilità, la sanità, il lavoro, il futuro dell'industria e delle infrastrutture, come l'ex Ilva di Taranto e il Ponte sullo Stretto Sul Mes invece si pronuncia sarcasticamente definendolo un "Robin Hood al contrario, toglie soldi a chi ha bisogno per salvare le banche tedesche che non ne hanno bisogno".

Il senatore di Fi Gilberto Pichetto Fratin pur comprendendo la complessità della trattativa, ritiene infine che non ci si debba accontentare e che non si debba rinunciare all'interesse nazionale.

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Foto: 123rf.com
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