Secondo il Coordinamento dei giovani giuristi il decreto Rilancio avrebbe attuato una selezione generazionale
praticante avvocato preoccupato per esami vicini

di Gabriella Lax - Sui concorsi c'è la denuncia di Cogita: «Sono stati esclusi gli under 35». La selezione di oltre 3.000 cancellieri e amministrativi avverrà per soli titoli. Secondo il Coordinamento dei giovani giuristi italiani sarebbe stato il decreto Rilancio ad attuare una selezione generazionale, facendo a meno dei giovani.

Il decreto Rilancio taglia le gambe ai giovani

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Taglia le gambe ai più giovani il decreto Rilancio ha autorizzato il Ministero della Giustizia ad assumere personale amministrativo non dirigenziale di area III/F3 (150 unità), di area III/F1 (400 unità) e ben 2.700 cancellieri esperti (Area II/F3). Si tratta di figure amministrative per cui, in via ordinaria, è previsto un concorso per esami aperto anche ai diplomati. Come chiarisce Cogito, in una nota, è stata l'emergenza coronavirus invece ad affidare il rilancio della giustizia «solo alla vecchia guardia, escludendo in partenza una generazione di giuristi: ovviamente, la più giovane. Tutto ciò senza alcuna motivazione e, anzi, in aperta contraddizione rispetto alle riforme dei concorsi pubblici annunciate dall'esecutivo solo poche settimane prima. Accade così che da un concorso pubblico per un ruolo non dirigenziale sia esclusa alla radice un'intera generazione di laureati».

I prerequisiti di altissimo profilo

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Il motivo è presto chiarito poichè «per accedere alle generose selezioni "emergenziali", vengono richiesti prerequisiti di altissimo profilo, assolutamente non congrui rispetto al ruolo da svolgere e che difficilmente, per questioni strettamente anagrafiche, possono essere possedute prima dei 35 anni». Tra i requisiti: l'aver prestato servizio per almeno cinque anni nelle forze di polizia, l'aver ricoperto il ruolo di magistrato onorario per almeno un anno o l'essere stato iscritto all'Albo degli Avvocati per almeno due anni consecutivi. Non vengono menzionati i tirocinanti giudiziari (art. 73 del Decreto del Fare): «neolaureati brillanti, già selezionati per merito, che hanno conseguito una lunga formazione teorico-pratica in affiancamento ai magistrati e che, in definitiva, sono stati formati proprio per lavorare nei Tribunali italiani».

Tanti giovani in attesa di conoscere l'esito dell'esame di avvocato

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A questa negazione della possibilità di accedere ai concorsi si somma, sempre a causa del covid 19, l'attesa da mesi di una risposta sulla correzione degli esami di abilitazione svolti nel 2019 e sulle modalità di svolgimento dell'esame 2020.Ma non solo perché questi giovani «corrono ora il rischio di non poter partecipare ad alcuna delle prossime procedure concorsuali nel comparto giustizia, venendo così gravemente penalizzati. Oltre al danno, insomma, la beffa».

Giovani esclusi dalle procedure concorsuali

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Secondo Cogita, in sintesi, «l'esclusione dei più giovani da dette procedure concorsuali, non trova alcun fondamento logico e contraddice i buoni propositi espressi anche dalla Ministra Danone nelle scorse settimane». Il riferimento è alle affermazioni relative ad una «pubblica amministrazione più giovane, veloce e vicina al cittadino ma che, alla prova dei fatti, delle competenze dei più giovani non sa proprio che farsene. È inutile dire che la Pubblica Amministrazione del futuro deve essere più giovane, se poi, con la scusa dell'emergenza, si finisce per non aprire alcuno spazio alla generazione degli under 35». La ricetta secondo, i giovani giuristi è «coerenza, buonsenso e lungimiranza - in maniera tale che - sia questa l'occasione per dare prova che l'Italia è ancora in grado di dare un'opportunità ai giovani: si facciano accedere i giovani giuristi ai concorsi pubblici, solo cosi l'Amministrazione potrà realmente entrare in una nuova era»

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Foto: 123rf.com
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