Parte da oggi la protesta dei giovani che avrebbero dovuto sostenere gli esami per l'abilitazione alla professione forense ma così non è stato
giovane studente prende appunti per concorso

Praticanti, salute e lavoro non sono in contrasto

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Si alzano insieme le voci di coloro che oggi avrebbero dovuto sostenere gli esami per l'abilitazione alla professione forense ma così non è stato. A farsi sentire sono Co.gi.ta - Coordinamento giovani giuristi italiani, Comitato per l'Esame d'Avvocato, Link - Coordinamento Universitario, APRA Palermo, COPAVV - Comitato per la tutela dei Praticanti Avvocati di Vibo Valentia. Sui temi dell'abilitazione professionale, borse di studio e concorsi pubblici; i giovani si mobilitano e sono presenti in diverse piazze italiane da oggi 15 Dicembre, per contestare le decisioni che stanno pregiudicando, in un momento così drammatico, anche elementari ragioni di equità economica e sociale a danno di un'intera generazione di laureati.

La mancata riorganizzazione degli esami di avvocato

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Fulcro della protesta il fatto che mentre gli altri Ministri del Governo sono riusciti a riorganizzare le modalità d'esame, anche per professioni i cui scritti sono altrettanto importanti, il Guardasigilli Bonafede «ha ritenuto le prove scritte un dogma intoccabile per i praticanti avvocati, attuando una sicura e plateale discriminazione». Specchio questo, per i manifestanti di «una linea compiacente verso quella cerchia più ristretta e corporativa dell'avvocatura, la quale, lontana dagli effetti dell'emergenza che sta invece falcidiando la maggior parte dei liberi professionisti, teme però la concorrenza dei colleghi più giovani». Atteggiamento che va a discapito di tutti i cittadini «La tutela dei loro diritti, infatti, è un interesse di primaria importanza e, come tale, dev'essere affidata a professionisti selezionati su base meritocratica e non generazionale».

Praticanti: da Bonafede non date, ma certezze

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Per chi oggi, e a partire da oggi protesta contro questo modo riduttivo di fare, «è giunto il momento di smetterla con i ritardi e i rinvii: occorre dare risposte. La semplice previsione di nuove date non offre alcuna valida garanzia di tempestività nello svolgimento dell'esame di abilitazione. Non permette neppure di sapere se la sessione 2020 potrà mai tenersi. Finora il Ministro Bonafede ha giocato d'azzardo col futuro professionale degli avvocati di domani, scommettendo sul fatto che la pandemia sarebbe passata. E ha inequivocabilmente perso la scommessa - dunque - È giunto il momento che il Ministro Bonafede adotti per i praticanti avvocati modalità d'esame che garantiscano la conclusione della sessione d'esame 2020 prima di quella prevista per il 2021».

Co.gi.ta: esame di abilitazione forense 2020 senza data certa

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In particolare, Co.gi.ta si sofferma sul rinvio in corner su Facebook dell'esame di abilitazione forense 2020 «senza alcuna possibilità di garantirne un futuro svolgimento in data certa e osteggiando qualsiasi altra proposta di intervento». A questo si aggiunga che «Le borse di studio 2019 per i tirocinanti degli Uffici giudiziari di tutta Italia sono state prima negate ad alcuni, in spregio a qualsiasi norma di Legge, ed adesso, dopo i ricorsi, risultano bloccate per tutti, malgrado molti che ne avrebbero diritto le utilizzino soprattutto per sostenere i propri studi». Ed ancora «La riorganizzazione del calendario delle prove concorsuali per fondamentali assunzioni nel pubblico impiego resta incerta, inadeguata e lenta, così come è incerto nella Legge di Bilancio il programma di assunzioni per l'organico della Magistratura ordinaria, massima aspirazione ed investimento per moltissimi giovani colleghi sostenuti dalle loro famiglie». per converso, invece, «migliaia di assunzioni per il Ministero della Giustizia sono state invece disposte con bandi scritti ad hoc per escludere in partenza un'intera generazione di giuristi, ovviamente la più giovane, senza dar peso nemmeno alla preziosa esperienza, in affiancamento ai magistrati, dei già citati tirocini giudiziari di cui all'art. 73 del Decreto del Fare. Paradossalmente, i giovani e l'Università restano marginali anche nel dibattito su come destinare i 209 miliardi del recovery plan per quella che sarebbe la "prossima generazione EU"». Infine un pensiero è riservato al giudizio negativo sulla riforma dell'esame espresso nelle audizioni informali in Commissione Giustizia della Camera il 3 Dicembre scorso da esponenti del C.N.F. e O.C.F., sintomo chiaro - secondo gli scriventi - del punto di non ritorno a cui è giunto in Italia il confronto/scontro generazionale, anche nei fragili equilibri dell'Ordinamento forense».

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Foto: 123rf.com
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