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La Cassa forense

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Cos'è e come funziona Cassa forense. La nascita, la storia e l'evoluzione dell'ente cui sono affidate la previdenza e l'assistenza degli avvocati
toga e martello

di Valeria Zeppilli - Cassa forense è l'ente al quale è oggi affidata in via esclusiva la previdenza e l'assistenza degli avvocati.

La denominazione completa ed esatta è infatti "Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense".

Indice:

  1. Come è composta la Cassa forense
  2. Cassa forense: la storia
  3. Autonomia di Cassa forense
  4. Stabilità dei bilanci di Cassa Forense
  5. La riforma di Cassa forense del 2009

Come è composta la Cassa forense

Cassa forense, a seguito della privatizzazione che si è avuta a metà degli anni novanta, è oggi una fondazione con personalità giuridica di diritto privato che, attualmente, è composta dai seguenti organi:

  • la presidenza
  • il consiglio di amministrazione
  • la giunta esecutiva
  • il comitato dei delegati
  • i collegi dei sindaci.

Cassa forense: la storia

La Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense è nata nel 1952 in sostituzione dell'Ente di previdenza avvocati e procuratori e si fondava su entrate indirette e dirette, ovverosia su marca "Cicerone", diritti su sentenze, percentuale su incarichi giudiziari e sul contributo personale degli iscritti.

La pensione era liquidata solo in ragione dell'età e dell'anzianità di iscrizione e non dei contributi pagati ed erano i consigli dell'ordine a gestire il trattamento di assistenza.

La disciplina della Cassa fu soggetta a rilevanti modifiche negli anni sessanta, in particolare per effetto della legge numero 289/1963, della legge numero 798/1965 e della legge numero 991/1969.

Quest'ultimo provvedimento, però, determinò la crisi dell'ente, perché raddoppio le pensioni senza incrementare in maniera corrispondente la contribuzione. Solo la legge numero 319/1975 tentò di porre rimedio alle difficoltà, aumentando i contributi soggettivi e quelli indiretti e introducendo un contributo minimo.

Bisognerà però attendere la riforma del 1980, ad opera della legge numero 576, per aversi una radicale modifica del sistema pensionistico forense con la previsione dell'erogazione di pensioni di un ammontare congruo e del versamento di contributi coerenti, con un sostanziale spostamento verso il regime retributivo.

Autonomia di Cassa forense

Come già accennato sopra, negli anni novanta del secolo scorso, Cassa forense si è costituita in fondazione, con autonomia gestionale, organizzativa e contabile.

Essa comunque continua a svolgere un'attività di natura pubblica che le impone l'equilibrio di bilancio e che la sottopone alla vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero del tesoro e del Ministero della giustizia e al controllo generale della Corte dei conti.

Stabilità dei bilanci di Cassa Forense

In particolare, è stata la legge numero 335/1995 di riforma del sistema pensionistico che, oltre a consentire l'adozione del sistema contributivo, ha imposto agli enti privatizzati, e quindi anche a Cassa forense, la stabilità dei bilanci per un periodo minimo di 15 anni, successivamente innalzati a 30.

La stabilità deve essere garantita anche redigendo periodicamente dei bilanci tecnici attuariali e commisurando le riserve tecniche a cinque annualità di pensioni erogate.

I criteri per la redazione dei bilanci tecnici sono stati determinati con decreto ministeriale del 29 novembre 2007, il quale ha anche invitato le Casse a considerare un arco temporale di 50 anni per avere una migliore condizione dell'andamento delle gestioni a lungo termine.

La riforma di Cassa forense del 2009

Le predette verifiche, poste in essere da Cassa forense a seguito dell'emanazione del d.m., hanno dimostrato l'inadeguatezza di tale ente a garantire l'equilibrio per il trentennio, come richiesto.

Così nel 2009 la Cassa di previdenza degli avvocati è stata sottoposta a una nuova significativa opera di riforma conclusasi con la nota 12 dicembre 2009 del Ministero del lavoro.

  • Tale riforma ha previsto tra le altre cose:
  • l'aumento dei requisiti minimi di pensionamento di vecchiaia, in maniera progressiva e con un regime transitorio dal 2011 al 2021;
  • la modifica dei coefficienti di rendimento per il calcolo della pensione retributiva, che sono stati ridotti e omogeneizzati;
  • il progressivo aumento de requisiti di età e contribuzione per l'accesso alla pensione di anzianità;
  • la possibilità di accedere anticipatamente, ma con importi ridotti, alla pensione di vecchiaia;
  • l'introduzione di una quota di pensione modulare finanziata con contributi facoltativi;
  • la graduale eliminazione dei supplementi di pensione, per chi continua a esercitare la professione;
  • la riduzione dei requisiti per accedere alle pensioni di inabilità e invalidità;
  • l'aumento del contributo integrativo sul volume d'affari dal 2% al 4%, dell'aliquota sul contributo soggettivo dovuto sul reddito professionale dal 12% al 13% e dell'aliquota del contributo soggettivo dovuto dai pensionati che hanno maturato i supplementi dal 4% al 5%;
  • l'aumento progressivo dei contributi minimi soggettivo e integrativo;
  • l'introduzione di un'ulteriore quota di contributo soggettivo per finanziare la pensione modulare, in parte obbligatoria e in parte facoltativa;
  • l'abolizione del contributo minimo integrativo per i cinque anni di iscrizione all'albo;
  • la riduzione a metà del contributo minimo soggettivo per i primi cinque anni di professione.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
(24/01/2019 - Valeria Zeppilli)
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