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Gran Bretagna: successo per i divorzi online ma i giudici restano "disoccupati"

La giustizia "via Skype" piace agli utenti ma ha già comportato la chiusura di 250 dipartimenti di giustizia e i giudici hanno sempre meno lavoro
due telefoni che mostrano cuore spezzato

di Gabriella Lax - Saranno pure celeri e in grado di snellire la burocrazia, ma i divorzi online in Gran Bretagna non piacciono ai giudici. Mentre nel nostro Paese, da soli tre anni, è in vigore il cosiddetto "divorzio breve" e la giustizia italiana ancora è alle prese con lo smaltimento di una mole di arretrato (e non solo in ambito di divorzio e separazioni), in Gran Bretagna, i divorzi si fanno online, grazie ad una iniziativa del ministero della Giustizia costata un miliardo di sterline, e i giudici si lamentano perchè hanno sempre meno lavoro e ciò porta alla chiusura dei dipartimenti.

Gran Bretagna, giudici contrari ai divorzi online

Niente carte da firmare e, soprattutto, niente incontri ravvicinati (nella maggior parte dei casi sgraditi) tra gli ex. Ecco come si procede col divorzio online: la richiesta si fa su internet e prove, deposizioni e pagamenti sono trasmessi sempre in rete. Un successo sancito dai numeri: secondo il ministero, nella prima fase del progetto sono arrivate quasi mille domande e il 91% dei soggetti si sono dichiarati soddisfatti del sistema. Tutto molto bello per gli ex coniugi, ma molto meno gradevole per i giudici inglesi, alle prese da anni, con tante cause in meno. Si pensi infatti che le controversie su tasse e fisco possono, da tempo, essere risolte su internet. Tant'è che si parla di giustizia "via Skype". Il sistema scorre veloce, servono meno impiegati e così, nel giro di otto anni, hanno già chiuso 250 dipartimenti di giustizia. Secondo le stime, il pericolo è che, nei prossimi quattro anni, sono a rischio chiusura altri 6.500 tribunali.

Tasse, fisco e divorzi, i dubbi sulla giustizia online

Come riporta Tgcom24, inoltre ci sarebbero altri pericoli in agguato per la giustizia: l'organizzazione Transform Justice, che si occupa di promuovere una giustizia rispettosa dei diritti umani, ha evidenziato come i processi seguiti da remoto renderebbero la partecipazione più complicata, specie per chi viene accusato e dovrebbe seguire le udienze da una stazione di polizia o addirittura da un carcere. Per loro diventerebbe così difficile avere un dialogo con il proprio avvocato e quindi vedersi assicurata una corretta difesa.


(07/05/2018 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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