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Il danno psichico

Quando può essere risarcito il danno psichico subito a causa di un sinistro stradale?
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Avv. Gabriella Patteri - Cos'è il danno psichico? E quando può essere risarcito a causa di un sinistro stradale? Senza alcuna pretesa di esaustività e con un taglio pragmatico, che consenta la fruizione dell'elaborato anche ai non esperti di diritto, si cercherà di dare una soluzione all'interrogativo, proponendo anzitutto una definizione di danno psichico, cercando di chiarire le differenze rispetto ad altre due voci di danno, che nei casi concreti potrebbero presentare delle similitudini, ossia il danno morale e il danno esistenziale e, successivamente, passando ad individuare i presupposti indispensabili per l'accertamento della sussistenza del danno psichico e per la sua risarcibilità.

Cos'è il danno psichico

Il danno psichico appartiene alla categoria dei danni non patrimoniali, cioè dei danni che non
interessano il patrimonio del soggetto, ed è una subspecies del danno biologico.
Nel diritto vivente il danno biologico viene definito in senso stretto come lesione dell'integrità psicofisica medicalmente accertabile. In altre parole il danno biologico è un danno alla salute dell'individuo. Quindi qualsiasi lesione, ovvero alterazione patologica, nel corpo o nella mente, costituisce un danno biologico.
La lesione fisica (per. es. la frattura di un osso, la lacerazione di un muscolo, la rottura di un
tendine etc.) interessa il corpo umano.
La lesione psichica (per es. la depressione, l'agorafobia, la psicosi etc.) interessa la mente umana.
Entrambe costituiscono una lesione alla salute e quindi un danno biologico.
Il danno psichico pertanto può essere definito come una lesione della salute psichica
dell'individuo che consiste nell'alterazione patologica dell'integrità psichica e dell'equilibrio di personalità, provocata da un evento traumatico di natura dolosa o colposa, che limita notevolmente ed in maniera durevole l'esplicazione di alcuni aspetti della personalità nel
regolare svolgimento della vita quotidiana.

Danno psichico e differenze con danno morale ed esistenziale

Pertanto il danno psichico non va confuso con il danno morale, definito dalla Corte Costituzionale
con la famosa sentenza n. 233/2003 come "il transeunte turbamento dello stato d'animo della
vittima". In buona sostanza il danno morale è anch'esso un danno non patrimoniale, e consiste nel
turbamento emotivo subito dalla vittima di un evento dannoso, per il dolore, il disagio e la
sofferenza psico-fisica che costituisce l'immediata conseguenza dell'evento lesivo e che ha una
natura necessariamente temporanea, perché dura per un breve lasso di tempo senza
compromettere la salute dell'individuo e la sua quotidianità.
Si comprende come questo danno si distingua dal danno psichico fondamentalmente perché non è
medicalmente accertabile, e quindi non è un danno biologico.
Più complicata è la distinzione tra danno psichico e danno esistenziale, perché il danno psichico
spesso può determinare anche un danno esistenziale, ma un danno esistenziale non implica
necessariamente, anche la presenza di un danno psichico.
Per consentire di distinguere il danno esistenziale dal danno psichico, si ritiene utilissima la
definizione che di danno esistenziale, viene offerta da Pajardi, Macrì, Merzagora Betsos, nella loro
"Guida alla valutazione del danno psichico- Giuffrè Editore - 2006". Questi autori definiscono
questa voce di danno come "la compromissione della qualità della vita normale del soggetto o
uno stato di disagio psichico che non arriva a configurarsi come un quadro clinico patologico".
Il danno esistenziale consiste in un "non poter più fare" in quanto inficia le azioni realizzatrici della
persona umana come i rapporti familiari, affettivi, sociali, le attività di svago ed intrattenimento
etc. Pertanto il soggetto leso dall'evento traumatico ha subìto una compromissione delle sue
normali abitudini di vita, ma non una malattia psichica. Per esempio il caso di chi a seguito di un
sinistro stradale rimane talmente spaventato da non voler più guidare un'autovettura.
L'evitamento della guida potrebbe essere il sintomo di un vero e proprio danno psichico che in
presenza di tutti i riscontri medico-legali necessari, consentirebbe di provare un vero e proprio
danno alla salute, ma se il timore di guidare non è patologico, ma comunque è scaturito dal
sinistro ed il soggetto non è più in grado di condurre il tipo di vita che faceva prima, quando
guidava ed era quindi in grado di spostarsi con l'autovettura in totale autonomia, in questo caso
non c'è un danno psichico, ma c'è comunque un danno esistenziale.
Invero i confini tra i due concetti sono molto labili, perchè lo stesso concetto di salute
mentale è un concetto controverso, se si pensa che da un lato vi è la psichiatria più conservatrice
di marca organicistica che considera solo le malattie mentali nosograficamente individuate, e
dall'altra vi sono la sociologia, la psicologia e la psichiatria più progressista, che ritengono il danno
psichico in termini più ampi, come "la menomazione di una o di più funzioni, intese come capacità
di instaurare e mantenere positivi rapporti interpersonali; capacità che è venuta meno, a seguito
della difficoltà di gestire la sofferenza mentale riattivata o prodotta dall'evento traumatico" ,
ovvero come "una compromissione durevole ed obiettiva che riguarda la personalità individuale
nella sua efficienza, nel suo adattamento, nel suo equilibrio; come un danno, quindi, consistente,
non effimero, né puramente soggettivo, che si crea per effetto di cause molteplici e che, anche in
assenza di alterazioni documentabili dell'organismo fisico riducono, in qualche misura le capacità,
le potenzialità della vita della persona" (Quadrio).
Ad ogni buon conto, seppure nel caso concreto possa sorgere un dubbio sulla natura
psichica o esistenziale del danno consistente nel disagio psichico subito dall'individuo a causa
dell'evento dannoso, che si consolida durevolmente in un non poter più fare ciò che prima
l'individuo era in grado di fare, la classificazione di entrambi i danni nell'ambito del danno non
patrimoniale, consente comunque di superare le limitazioni concettuali e di ottenere in ogni caso
un ristoro per il danno subito, quale che sia nel caso concreto la sua qualificazione, purchè
naturalmente il danno venga provato nel corso del giudizio, così come la sua derivazione causale
dall'evento dannoso.

La sussistenza del danno psichico e la sua risarcibilità

Il danno psichico in quanto danno biologico, ossia lesione della salute psichica dell'individuo, è
oramai pacificamente riconosciuto come risarcibile dalla giurisprudenza, ancorché si tratti di una
fattispecie risarcitoria che richiede un'attenta ponderazione, tanto per quanto attiene
all'accertamento della reale sussistenza di tale danno nel caso concreto, quanto con riferimento
alla quantificazione, e quindi alla valutazione in termini monetari del danno stesso.
L'accertamento della reale sussistenza del danno psichico è un attività molto delicata, perché si
tratta di individuare quali conseguenze pregiudizievoli ha subito il soggetto che assume di aver
riportato un danno psichico e che agisce per ottenerne il risarcimento, riconoscendo i casi di
simulazione da quelli reali, e verificando attentamente che il disturbo psichico non sia preesistente
all'evento dannoso, ma sia dall'evento dannoso prodotto, e quindi legato ad esso dal nesso di
causalità.
Anzitutto occorre premettere che il danno psichico è risarcibile in quanto danno conseguenza,
pertanto chi agisce in giudizio per ottenerne il risarcimento ha l'onere di allegare e provare (oltre
agli altri requisiti richiesti dall'art. 2043 c.c.) la sussistenza del predetto danno e la sua derivazione
causale dall'evento dannoso.
Il soggetto che ha subito un danno psichico dovrà quindi produrre in giudizio la documentazione
medica dalla quale si evincono, gli accertamenti, le cure, le diagnosi, le prescrizioni, e quant'altro
sia stato necessario eseguire a seguito dell'evento dannoso e delle conseguenze che ne sono
derivate. Dovrà altresì produrre una perizia medico-legale che certifichi in base ai criteri medicolegali
oggettivi l'esistenza del danno psichico lamentato e la sua derivazione causale dall'evento dannoso.
Il Giudice che dovrà decidere sulla spettanza e sull'entità del risarcimento danni, non
essendo un medico-legale, né uno psichiatra, e quindi non avendo, normalmente, le competenze
specialistiche necessarie per valutare, se effettivamente un danno psichico si sia verificato, la
gravità dello stesso, e se tale danno sia stato la conseguenza dell'evento lesivo, dovrà
necessariamente disporre una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), ossia conferire ad un esperto
della materia, o meglio ancora, ad un collegio di esperti della materia (essendo spesso necessarie
sia conoscenze di medicina legale, che conoscenze in psichiatria e psicologia), il compito di
effettuare le verifiche del caso.
La CTU non è quindi un mezzo istruttorio in senso proprio, e non esonera la parte che agisce in
giudizio dal fornire la prova di quanto assume, ma rappresenta un indispensabile strumento a
disposizione del Giudice, che gli consente di valutare il materiale probatorio acquisito nel corso del
processo per verificare l'esistenza (l'an), la sua origine, e la consistenza (il quantum) del lamentato
danno psichico, e per trovare la soluzione a specifiche questioni tecniche che richiedono
determinate conoscenze che lui non ha.
Sebbene la CTU spesso venga sollecitata dalle parti del processo, le quali possono anche suggerire
i quesiti da sottoporre al Consulente, solo il Giudice potrà decidere se disporla oppure no, a chi
attribuire l'incarico e quali quesiti porre al Consulente (art. 191 e 193 c.p.c.).
I quesiti in ogni caso devono essere tali da consentire di accertare se il soggetto periziato abbia
subito effettivamente un danno psichico come conseguenza del lamentato fatto illecito, quindi il
CTU dovrà valutare le alterazioni psichiche presenti nel soggetto, l'eziopatogenesi delle stesse, il
loro carattere permanente o temporaneo, l'eventuale preesistenza di tali alterazioni, le
conseguenze che da esse sono derivate nel normale svolgimento della vita del periziato.
I quesiti dovranno essere il più possibile dettagliati e circoscritti, così da evitare dubbi
interpretativi o che il consulente indaghi aspetti non necessari o comunque non oggetto
dell'accertamento, o magari ne trascuri altri invece rilevanti. Il Consulente dovrà rispondere ai
quesiti sottopostigli, motivando le risposte con il ragionamento tecnico-scientifico posto a
fondamento delle stesse.
La difficoltà nell'accertamento del danno psichico è legata all'eziologia multifattoriale dello stesso,
perché su di esso incidono necessariamente una pluralità di situazioni che attengono alla
personalità e al background socio-culturale-affettivo della vittima; in sostanza uno stesso evento
traumatico può produrre conseguenze in termini di danno psichico diverse perché influenzate
dalla soggettività e dal vissuto della vittima.
Per questa ragione il collegamento tra il danno psichico ed il fatto illecito viene sempre espresso in
termini di nesso di con-causalità, in quanto il fatto illecito si inserisce nell'eziologia del danno
assieme ad altri fattori che connotano la struttura psichica e le relazioni interne ed esterne al
soggetto leso, agendo però da condicio sine qua non, ossia da condizione necessaria, senza la
quale la lesione psichica non si verificherebbe.
In altre parole, uno stesso evento dannoso, può provocare in due persone lo stesso danno fisico,
ma non necessariamente lo stesso danno psichico. Per esempio un sinistro stradale che provochi
una frattura ad una gamba, guaribile in 90 giorni, con postumi invalidanti, sarà valutata più o
meno con lo stesso punteggio in termini di invalidità temporanea ed invalidità permanente, e il
nesso di causalità verrà individuato agevolmente attraverso i criteri medico-legali in uso. A seguito
di quello stesso sinistro il soggetto leso potrebbe anche aver riportato un danno psichico, mentre
un altro soggetto che ha subito lo stesso tipo di trauma, potrebbe non aver avuto alcuna
conseguenza di natura psichica. Un sinistro stradale in quanto tale provoca sempre uno
sconvolgimento psichico, uno stato di turbamento emotivo e di shock, che finché dura per un
breve lasso di tempo, rientra nell'ambito del danno morale (il c.d. transeunte turbamento dello
stato d'animo della vittima"), ma se la vittima, per la sua particolare personalità, per la sua
struttura psichica, per il suo vissuto, non è in grado di superare tale stato di turbamento psichico,
così da radicarsi nel soggetto leso un vero e proprio disturbo psicopatologico duraturo, in questo
caso il sinistro sarà stato il fattore scatenante della patologia psichica e quindi il nesso di causalità
non potrà essere escluso.
Naturalmente il CTU dovrà utilizzare tutti i criteri che la scienza medico legale offre per accertare il
collegamento eziologico dal punto di vista naturale tra l'evento lesivo illecito ed il danno psichico
accertato nella vittima.

L'accertamento del nesso di causalità

La dottrina medico-legale ha elaborato una criteriologia dell'accertamento del nesso di causalità,
che può essere utilizzata sia in presenza di danni fisici che in presenza di danni psichici, e che può
essere così sintetizzata:
1) Il criterio dell'idoneità o efficienza lesiva dell'evento (per es. con riferimento ad un
sinistro stradale si può confrontare l'entità del preteso danno fisico e/o psichico subito con
la violenza dell'impatto tra le vetture, che a sua volta può essere dedotta da altri elementi
probatori, come i danni materiali subiti dalle autovetture, le velocità al momento
dell'impatto -qualora sia stato possibile rilevare e successivamente provare le stesse- la
dinamica del sinistro etc.);
2) Il criterio cronologico, che valuta il tempo intercorso tra l'evento dannoso e il lamentato
danno fisico e/o psichico (per esempio in un sinistro stradale il danno fisico emerge
generalmente nell'immediatezza o dopo un brevissimo lasso di tempo, il danno psichico
invece potrebbe anche richiedere un tempo più lungo per manifestarsi, come nel caso del
disturbo post-traumatico da stress (DPTS) ad esordio tardivo);
3) Il criterio topografico, che valuta la corrispondenza tra il luogo dove si è verificato il trauma
sul corpo del danneggiato e le lesioni accertate (tale criterio è difficilmente applicabile in
ipotesi di danno psichico, salvi casi in cui il danno psichico sia stato provocato da un trauma
cranio-encefalico);
4) Il criterio di continuità fenomenologica, che verifica se sussiste una successione
ininterrotta di segni o sintomi tra l'azione lesiva iniziale e l'evento patologico finale (per
esempio a seguito del sinistro il soggetto ha cominciato a non guidare più, ad uscire
sempre più raramente, a ridurre tutti i rapporti sociali, ad aumentare le assenze sul luogo
di lavoro, fino a sviluppare dei veri e propri attacchi di agorafobia);
5) Il criterio della esclusione delle altre cause, che verifica l'assenza di altre cause che
possano aver interrotto il nesso di causalità con l'evento dannoso (nell'esempio di cui al
punto 4, se si accerta che il soggetto soffriva già di una patologia psichica che comportava
attacchi di agorafobia, oppure che tale patologia sia insorta successivamente a causa di un
evento diverso dal sinistro);
6) Il criterio statistico-epidemiologico, che verifica con quale frequenza un determinato
effetto scaturisce come causa da una determinato evento traumatico (per esempio con
quale frequenza da un sinistro stradale può derivare un disturbo post traumatico da stress,
piuttosto che un disturbo depressivo maggiore);
7) Il criterio anatomo-patologico che utilizza strumenti, come il riscontro diagnostico o
l'autopsia giudiziaria, per raccogliere informazioni utili ad accertare il nesso causale (per es.
l'esame della documentazione medica contenente le diagnosi e le cure eseguite)
Il CTU, non dovrà solo accertare l'esistenza del danno psichico come conseguenza del fatto
illecito, ma dovrà anche quantificarlo, ossia stimarne la sua gravità.

La quantificazione del danno psichico

Sussistono diverse metodologie di quantificazione del danno psichico.
Una di queste per esempio utilizza quattro categorie orientative di riferimento:
"1) Intensificazione e permanenza, a distanza di un anno di sintomi nell'ambito delle funzioni
cognitive e della vita affettiva: appiattimento dell'affettività, occasionali attacchi di panico,
alterazioni dei rapporti interpersonali. Indicazione valutativa proposta: 10-15%.
2) Presenza di sintomi psicopatologici più gravi: idee di suicidio, frequenti attacchi di panico,
anomalie della condotta, alterazioni significative del tono dell'umore. Indicazione valutativa
proposta: 20-30%.
3) Diminuzione delle capacità critiche nell'esame della realtà, diminuzione delle funzioni
cognitive con deficit significativo delle prestazioni abituali sia nella vita relazionale che
lavorativa, episodi di disorientamento temporo-spaziale, alterazioni gravi del comportamento.
Indicazione valutativa proposta: 30-40%.
4) Significativa alterazione della capacità di comunicare nella relazione con gli altri,
diminuzione delle capacità critiche e di giudizio, deficit del funzionamento sociale ed
occupazionale. Indicazione valutativa proposta: 40-50%".
Un'altra metodologia di valutazione del danno psichico suddivide le menomazioni psichiche in
diverse aree di incidenza ed in diversi livelli di gravità. Più precisamente vengono individuati
quattro livelli di gravità (lieve, rilevante, grave e molto grave), e sei aree di incidenza del danno
psichico (l'area dell'attività lavorativa, l'area delle attività extralavorative, l'area delle relazioni
intime, l'area delle relazioni familiari, l'area delle relazioni sociali, l'area delle relazioni
intrapsichiche). Nell'ambito di ciascuna area di incidenza del disturbo psichico, vengono
elencate le descrizioni dei sintomi e/o i segni che connotano il diverso grado di gravità. A
ciascun livello di gravità viene assegnato un valore percentuale.
Questi sono solo alcuni dei metodi di quantificazione del danno psichico, in realtà ne vengono
proposti anche altri, come per esempio il metodo di quantificazione proposto dall'Ordine degli
Psicologi del Lazio nelle loro "Linee guida per l'accertamento e la valutazione psicologico-giuridica del danno biologico-psichico e del danno da pregiudizio esistenziale. Predisposizione di una specifica tabella del danno psichico e da pregiudizio esistenziale", un interessantissimo lavoro predisposto, verso la fine del 2009, da un team di psicologi - Paolo Capri, Anna Maria Giannini ed Emanuela Torbidone- medici legali - Simona Del Vecchio e Fabrizio Lecher- e avvocati -Gianmarco Cesari e Luigi Viola, che mette in evidenza come talvolta la distinzione tradanno morale, danno esistenziale e
danno psichico sia meramente nominale e propone una specifica tabella per la valutazione
psicologico-giuridica "del danno biologico psichico e del danno da pregiudizio esistenziale"
prendendo in considerazione non solo i casi di vera e propria patologia psichica, ma anche le
ipotesi di "alterazioni della personalità e dell'assetto psicologico, delle alterazioni delle relazioni familiari e affettive e delle attività realizzatrici" e suddividendo il danno in fasce di gravità:
danno lieve (6-15%), danno moderato (16-30%) danno medio (31-50%), danno grave (51-75%), danno gravissimo (76-100%).
Come può osservarsi non esiste un criterio prefissato ed oggettivo per l'individuazione e
quantificazione del danno psichico, spetta al Giudice ed alla sua professionalità, accertare,
sulla scorta degli elementi probatori acquisiti nel processo e chiariti e completati dalle risposte
fornite ai quesiti tecnici posti al CTU, se l'evento illecito ha provocato un danno psichico
risarcibile e quantificare in termini monetari tale danno.

Conclusioni

L'art. 2043 del c.c. sancisce che " Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un
danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno", e pertanto se un
automobilista cagiona colposamente (o dolosamente) un sinistro stradale che provoca a
taluno un danno è tenuto (lui o la sua Compagnia di Assicurazione RCA) a risarcire la vittima
interamente per tutti i danni, patrimoniali o non patrimoniali, da questa subiti.
Naturalmente il danno subito a seguito del sinistro - qualunque esso sia - va provato dalla
vittima che vuole ottenere il risarcimento (art. 2607 1┬░ c. del c.c. "Chi vuol far valere un diritto
in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento": c.d. onere della prova).
Pertanto se la vittima, per ipotesi, ha riportato delle fratture, a seguito dell'impatto con
l'autovettura che ha provocato il sinistro, dimostrerà di averle subite a causa del sinistro
stesso, grazie alla documentazione medica a sua disposizione relativa alla diagnosi ed alle cure
effettuate, e grazie ad una perizia medico-legale che, attraverso criteri scientifici convalidati,
confermi, non solo l'esistenza della lesione fisica, ma anche la derivazione causale della stessa
dal sinistro stradale, e proceda altresì alla sua quantificazione, sia in termini di inabilità
temporanea (per valutare il periodo di tempo in cui l'infortunato non ha potuto svolgere le sue
normali attività della vita a causa della lesione subita) sia in termini di invalidità permanente
(per valutare gli eventuali postumi permanenti che siano reliquati a seguito dell'intervenuta
guarigione clinica dell'infortunato).
La vittima del sinistro dovrà pertanto provare anche le eventuali lesioni psichiche subite.
Anche in questo caso sarà utile la documentazione medica, che consenta in base ai criteri
prima citati di accertare l'esistenza di una patologia psichica, il nesso di causalità con l'evento
dannoso e la sua quantificazione in termini di incidenza sull'integrità dell'individuo. E' evidente
che per il danno psichico, la prova dell'esistenza della lesione e la sua quantificazione, è molto
più difficile della relativa prova nel danno fisico, ma tale difficoltà non può portare ad un
esclusione a priori della risarcibilità del predetto danno, che richiede una valutazione da parte
del Giudice attenta e calata sul caso concreto.
Per consentire al Giudice di formare il suo convincimento, e di accertare come realmente si
siano svolti i fatti, è di fondamentale importanza anche la prova della dinamica del sinistro, che
può essere dimostrata, grazie ai rilievi eseguiti dalle autorità intervenute sul luogo
dell'incidente, in tempi il più possibile prossimi all'evento, qualora questi rilievi siano
dettagliati e puntuali, o in mancanza, dalle fotografie delle auto coinvolte e dei danni riportati
dalle stesse, nonché attraverso le testimonianze di chi ha assistito al sinistro e se del caso
anche attraverso un eventuale perizia tecnica sulla dinamica.
La prova della dinamica del sinistro è importante non solo per provare la responsabilità
nell'occorso, ma anche per consentire al Giudice, e prima ancora al Medico-Legale, di
accertare la derivazione causale del danno biologico subito dalla vittima.
Per esempio, un sinistro consistente in un tamponamento lievissimo, che non lascia neppure
tracce evidenti sulle vetture, difficilmente consentirà di provare la derivazione causale da esso
di un danno fisico, come per esempio la classica distorsione del rachide cervicale, anche se il
soggetto è stato portato al pronto soccorso subito dopo il sinistro, e ancor meno consentirà di
provare l'esistenza di un danno psichico, come per esempio il trauma da stress post
traumatico. Diverso è invece se la dinamica del sinistro è ben più rocambolesca e le auto
risultano molto danneggiate, in questo caso una patologia psichica dell'infortunato come
conseguenza del sinistro potrebbe ben essere credibile, se suffragata naturalmente da tutti gli
altri elementi probatori citati.
Ma ogni caso è un caso a sé, proprio per l'unicità della mente umana e l'estrema soggettività
del danno psichico.
Così per esempio il Tribunale di Camerino nella sentenza 15/03/2006 ha, in applicazione
dell'art. 2043 c.c. e 139 del Codice delle Assicurazioni, dichiarato subito la necessità di
adattare la liquidazione del danno biologico al caso concreto, "tenuto conto delle particolari
condizioni soggettive del danneggiato". Nel corso dell'istruttoria era emerso dalle
testimonianze che la vittima, era una giovane ragazza che a causa dell'incidente stradale in cui
era rimasta coinvolta, aveva riportato non solo un trauma cranico molto lieve e una frattura
costale, ma anche una frattura condilare trattata chirurgicamente, che l'aveva costretta per 40
giorni ad un blocco intermascellare, con postumi invalidanti lievi. Tuttavia il blocco
intermascellare aveva costretto la ragazza ad assumere una dieta liquida, oltre a cagionarle
una rilevante deflessione dell'umore. Il giudice, piuttosto che enfatizzare le difficoltà
incontrate nella vita quotidiana dalla vittima per tutto il periodo in cui è stata costretta al
blocco intermascellare, aveva preso in considerazione il sia pur lievissimo disturbo post
traumatico da stress che l'aveva colpita, inglobandolo nel risarcimento del danno biologico
subito dalla vittima.
Da quanto esposto è evidente che chi subisce un sinistro stradale deve essere accorto e non
perdere l'opportunità di raccogliere tutti gli elementi che successivamente gli consentiranno,
se da quel sinistro avrà subito un danno, di poterlo provare in giudizio e poter così ottenere il
risarcimento. E' importante nell'immediatezza dei fatti chiamare subito le autorità e
pretendere che queste effettuino tutti i riscontri ed i rilievi del caso, elevando anche eventuali
contravvenzioni laddove vi sia stata violazione alle regole della strada (se si è rimasti feriti,
meglio chiamare qualcuno di fiducia che vi possa assistere, e che possa effettuare fotografie, e
raccogliere testimonianze). Inoltre non sottovalutate tutti i malesseri che sopraggiungono
dopo il sinistro; non solo le lesioni fisiche evidenti, che magari rendono persino opportuno un
immediato accesso al Pronto Soccorso, ma anche quelle lesioni più silenti, che magari si
manifestano nei giorni successivi al sinistro con disturbi del sonno, incubi, stati d'ansia
eccessivi, evitamento di situazioni che possano rievocare il sinistro, flashback improvvisi, fino a
giungere ad una vera è propria patologia psichica in grado di limitare la quotidianità
dell'infortunato. In questi casi è bene sempre rivolgersi tempestivamente ad uno psichiatra
che possa accertare e curare la lesione psichica subita, e successivamente certificare la
patologia riscontrata. Sarà poi il medico legale ad accertarne la derivazione causale ed a
valutarne l'incidenza in termini di danno biologico risarcibile.
Inoltre è bene rivolgersi al più presto ad un legale, affinchè possa assistervi in tutti gli
adempimenti necessari per ottenere un risarcimento integrale di tutti i danni subiti, trattando
la definizione del sinistro dapprima stragiudizialmente e poi, se necessario davanti ad un Giudice.
BIBLIOGRAFIA
1 Pajardi, Macrì, Merzagora Betsos "Guida alla valutazione del danno psichico" - Giuffrè
Editore - 2006; 11
2 Renato Voltolin Sociologo, psicologo, psicoanalista, consulente civile e penale del
Tribunale di Milano, direttore della Scuola di Psicologia giuridica di Milano in "Il danno psichico
(nuova edizione rinnovata e aggiornata).
3 Massimo Di Giannantonio, direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria della
Facoltà di Medicina dell'Università degli Studi di Chieti, in "Il Danno Psichico e la prova nel
processo. Profili sostanziali e processuali dell'accertamento - il punto di vista dello psichiatra -" di
Francesca Toppetti - Maggioli Editore.
4 per un maggiore approfondimento sull'argomento mi sia consentito citare il testo di
Francesca Toppetti "Il danno psichico e la prova nel processo. Profili sostanziali e processuali
dell'accertamento" della Maggioli Editore, e la trattazione degli autori: D'Angiò Giovanni - Recco
Arianna - Ottobre Paola "Danno Psichico: diagnosi e nesso causale" pubblicata in Diritto civile e
commerciale il 26/03/2009.
5 Trib. Camerino, 15 marzo 2006, in Corti marchigiane, 2006, 612, citata dal Prof. Francesco
Bilotta docente di diritto privato presso l'Università di Udine ed Avvocato in Trieste, in "Il
risarcimento del danno alla persona nei sinistri stradali".
Avvocato Gabriella Patteri
Studio legale in Iglesias via Sardegna 28
Tel. 3407812618
E-mail: avvocato.gabriella.patteri@gmail.com
(13/05/2017 - avvocatoGabriella Patteri) Foto: 123rf.com

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