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Il bossing

Definizione, configurabilità e conseguenze della condotta. Cosa dice la legge al riguardo?
uomo indicato da tante mani concetto mobbing

Avv. Daniele Paolanti - Con il termine bossing si è soliti identificare una particolare forma di vessazione psicologica operata nell'ambito del luogo di lavoro nei confronti di un dipendente da un superiore gerarchico. A differenza del mobbing, dove la vessazione può essere attuata anche dai colleghi, nel caso specifico di bossing è un superiore gerarchico ad indurre la "vittima" in uno stato tale da preferire le dimissioni spontanee piuttosto che la sopportazione delle pressioni imposte. La dottrina più attenta tende a configurare il bossing nel più ampio genus del mobbing, di cui rappresenta una species. Il datore di lavoro, o comunque un superiore gerarchico, nel caso che ci occupa, ha intenzione di volgarmente sbarazzarsi di un suo sottoposto ma non potendolo licenziare (o non volendo) preferisce che sia questi a presentare le proprie dimissioni e ponendo in essere una condotta vessatoria che può assumere forme molteplici, lo induce a poco a poco a preferire detta soluzione. Le condotte che configurano il bossing possono essere varie, come ad esempio la negazione di determinati benefits o accessori concessi a dipendenti di pari qualifica e grado, l'assegnazione di funzioni degradanti o, molto più genericamente, la funesta pressione operata con il semplice scopo di procurare nella vittima un intollerabile sentimento di vessazione che la induce a preferire l'interruzione del rapporto di lavoro.

Perché viene praticato il bossing?

Più che giuridiche le ragioni che determinano il bossing sono meglio ascrivibili nelle scienze sociologiche. Il datore di lavoro, secondo alcuni osservatori, talvolta si sente "minacciato" dalla presenza del dipendente, ritenendo che lo stesso sia particolarmente qualificato o meritevole e, come tale, suscettibile di poterlo surclassare, mettere in ombra o rivestire le sue funzioni. Molto più spesso invece, il datore di lavoro o il superiore gerarchico preferiscono questa strada perché non vogliono fare ricorso alle lunghe procedure di licenziamento, accordi sindacali e tutti gli altri strumenti che il diritto del lavoro impone per dirimere questo genere di dispute. Rimproveri, minacce, ritorsioni o azioni di sabotaggio, sono tra le azioni più comuni che chi pone in essere il bossing utilizza per poter generare nella vittima uno stato di ansia e vessazione che la induce a licenziarsi.

Cosa dice la legge al riguardo?

I rimedi attuati contro il bossing non sono solo di natura legislativa, ma anche sindacale o associazionistica. Numerose associazioni, non solo sindacali, si battono per affrontare questa condotta che reca nocumento e disagio nei confronti dei dipendenti. Il decreto legislativo 81/2008 all'art. 28 comma 1 così dispone: "La valutazione di cui all'articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché' nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell'accordo europeo dell'8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché' quelli connessi alle differenze di genere, all'età, alla provenienza da altri Paesi". Sul punto di particolare rilievo è finanche l'Accordo europeo dell'8 ottobre 2004 dal quale si apprende che l'individuo ha una maggiore difficoltà a sostenere un'esposizione prolungata a un'intensa pressione, chiarendo inoltre che lo stress non è una malattia, ma un'esposizione prolungata ad esso può ridurre l'efficienza nel lavoro causando finanche delle patologie.

Rimedi al bossing

Il lavoratore può richiedere in sede giudiziaria un risarcimento danni per essersi licenziato a causa del bossing ma la prova del danno è a suo esclusivo carico. Come la Corte di Cassazione ha ammesso in un noto precedente "L'articolo 2087 cod. civ. non configura un'ipotesi di responsabilità oggettiva, in quanto la responsabilità del datore di lavoro va collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento. Ne consegue che incombe sul lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell'attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l'onere di provare l'esistenza di tale danno, come pure la nocività dell'ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l'uno e l'altro e, solo se il lavoratore abbia fornito la prova di tali circostanze, sussiste per il datore di lavoro l'onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno e che la malattia de dipendente non è ricollegabile alla inosservanza di tali obblighi" (Cassazione Civile, Sez. Lav., 29 gennaio 2013, n. 2038)".

Per approfondimenti, vai alla guida completa sul mobbing

Daniele PaolantiDaniele Paolanti - profilo e articoli
E-mail: daniele.paolanti@gmail.com Tel: 340.2900464
Vincitore del concorso di ammissione al Dottorato di Ricerca svolge attività di assistenza alla didattica.
(27/12/2016 - Avv.Daniele Paolanti) Foto: 123rf.com
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