Sei in: Home » Articoli

Colorare un animale può essere reato

Molti regolamenti comunali lo vietano e talvolta tale comportamento può assumere rilevanza penale ex art. 639 c.p.
cane dal pelo colorato

di Valeria Zeppilli – Addio alle belle barboncine con fiocchi rosa, acconciature da rivista di moda e meches: colorare gli animali potrebbe essere reato! E di sicuro molto spesso è considerato un illecito amministrativo.

Se si fruga tra i vari regolamenti comunali in materia di animali, ci si accorge facilmente che molti di essi fanno espressamente divieto di dipingere i propri amici a quattro zampe considerando tale comportamento una forma di maltrattamento.

Ad esempio, il regolamento della città di Torino per la tutela ed il benessere degli animali, alla voce maltrattamento sancisce che è vietato colorare artificialmente gli animali così come anche solo "limitarsi" a detenere, esporre e vendere animali colorati artificialmente.

Ma non esclusivamente nelle grandi città si è particolarmente sensibili a tale tematica. Tra i Comuni più piccoli pensiamo a quello toscano di Rosignano, in provincia di Livorno. Qui un recente regolamento ha posto il divieto di colorare a qualsiasi scopo il pelo degli animali, pena l'assoggettamento a una sanzione amministrativa pari a cento euro.

A questi regolamenti se ne affiancano numerosi altri che sanzionano in via amministrativa un simile comportamento, mettendo in crisi le proprietarie più "modaiole" e dimostrando che la tutela degli animali è un obiettivo da non trascurare.

Se poi, magari pensando di fare cosa gradita alla propria fidanzata, si decide di colorare un animale altrui, il rischio è addirittura quello di commettere reato.

La dottrina penalistica (tra gli altri: Mantovani, Danneggiamento, in Dig. Pen., Torino, 1989, 117; Manzini, T, IX, 499) ha infatti ricondotto un simile comportamento al reato di cui all'articolo 639 c.p. (deturpamento e imbrattamento di cose altrui), il quale si configura quando viene cagionato un danno all'estetica dell'animale, ad esempio imbrattandolo, colorandolo o tosandolo in maniera ridicola.

Non un vero e proprio maltrattamento, insomma, ma comunque un atteggiamento idoneo a sporcare la fedina penale. Ne vale davvero la pena?

Vedi anche le guide:

- Il reato di maltrattamento di animali

- Il reato di abbandono di animali


Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(07/07/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
In evidenza oggi:
» Arriva il Codice dei diritti degli animali
» Processo civile telematico: le novità in vigore da oggi
» Stop a Sim con servizi attivati e non richiesti
» Pensione invalidità solo ai residenti in Italia
» Il diritto di critica politica come esimente del reato di diffamazione

Newsletter f g+ t in Rss