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Addio alla pensione di reversibilità: il Governo ci riprova nel Def

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A lanciare l'allarme è il presidente della commissione lavoro della Camera Cesare Damiano
donna anziana pensierosa che pensa al futuro

di Marina Crisafi - Torna a farsi rovente il fronte delle pensioni di reversibilità. Dopo l'allarme lanciato nei mesi scorsi dai sindacati sul rischio di un intervento contenuto nel c.d. "ddl povertà" depositato presso la commissione lavoro alla Camera (leggi:"Addio alla pensione di reversibilità: il governo fa cassa sulle vedove"), si ripresenta l'ipotesi di un giro di vite.

A denunciarlo stavolta è il presidente della commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd) che fa notare come tra le pieghe del Def ci sia il medesimo riferimento ad un intervento sui trattamenti previdenziali e, dunque, sulla pensione di reversibilità.

Ma procediamo con ordine.

Il ddl delega per la lotta alla povertà prevede "testualmente" un riordino di tutte le prestazioni previdenziali e assistenziali nel senso di ancorare il diritto alla percezione dei benefici all'Isee e quindi al reddito familiare. Ciò significa che anche il diritto alla pensione di reversibilità sarà legato al reddito calcolato con tale meccanismo e che per poterne fruire non dovranno superarsi determinati parametri economici.

In parole povere, in base all'Isee (che, come noto, tiene conto anche di eventuali patrimoni immobiliari e finanziari), una vedova che per tutta la vita ha fatto la casalinga e alla quale il coniuge ha lasciato in eredità anche la casa o un pacchetto di Btp rischia di dover dire addio all'assegno di reversibilità.

L'ipotesi di un intervento simile, considerato che la pensione di reversibilità è una prestazione previdenziale e non assistenziale, in quanto costruita con i contributi versati dal lavoratore nel corso degli anni e spettante al coniuge o agli eredi alla morte dello stesso, com'è ovvio ha scatenato le reazioni immediate dei sindacati che, sul piede di guerra, hanno chiesto la cancellazione di ogni riferimento dal testo.

Nel frattempo, il Governo ha smentito qualsiasi intenzione di tagli o di azioni sulle pensioni di reversibilità, accusando anzi di voler sollevare un caso politico inesistente.

Ma fermo restando che il riferimento dal testo non è scomparso (ndr, verba volant scripta manent) come fa notare il presidente della Commissione Lavoro, ora anche nel testo del Def recentemente pubblicato dal governo questa intenzione viene chiaramente ribadita.

"Sappiamo che la redazione del Documento di Economia e Finanza predisposto dal Governo - afferma Damiano - subisce continue variazioni, e quindi aspettiamo di vedere il testo finale" ma, pur giudicando positiva l'apertura al tema della flessibilità nelle scelte individuali (contenuta nel testo), negativo rimane invece "per quanto riguarda la parte del provvedimento sulla povertà, il permanere di un riferimento alla razionalizzazione degli interventi anche di natura previdenziale".

Nel capitolo dedicato al "Contrasto alla povertà e al welfare" del Def, infatti, si leggerebbe che la riforma in arrivo provvede a razionalizzare "le prestazioni di natura assistenziale e quelle di natura previdenziale introducendo il principio di 'universalismo selettivo'" ponendosi l'obiettivo "di superare la frammentarietà delle misure esistenti".

Insomma anche se con un giro di parole la sostanza è la stessa e visto che il Governo sostiene di non avere intenzione di toccare la reversibilità, l'invito di Damiano, è di stare "più attento quando redige i testi dei provvedimenti".

In ogni caso, rassicura: "noi cancelleremo, con un emendamento, il testo della delega sulla povertà che allude ad un intervento sulle pensioni di reversibilità e lo faremo, a questo punto, anche per il Def".

(13/04/2016 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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