Sei in: Home » Articoli

Il coniuge divorziato non ha diritto alla quota di TFR dell'altro coniuge se non prova l'entità del trattamento

E' inoltre fondamentale provare la durata del matrimonio che ha coinciso con il rapporto di lavoro cui si riferisce l'indennità
divorzio separazione
di Valeria Zeppilli - Sulla base di quanto previsto dall'art. 12-bis della legge sul divorzio, il coniuge divorziato, titolare di assegno di mantenimento e non risposato, ha diritto a percepire una quota del trattamento di fine rapporto maturato dall'altro coniuge in costanza di matrimonio.

Tuttavia, per incassare tale somma, egli deve necessariamente provare l'entità del trattamento e la durata del matrimonio che ha coinciso con il rapporto di lavoro cui si riferisce l'indennità.

Nel caso sottoposto all'attenzione della Corte di Cassazione, e deciso con la sentenza numero 16223/2015 depositata il 31 luglio (qui sotto allegata), la donna che pretendeva l'incasso della quota del trattamento di fine rapporto dell'ex coniuge si era limitata a chiedere informazioni alla A.S.P. presso la quale egli lavorava, senza poi attivarsi ulteriormente a seguito dell'inerzia dell'amministrazione.

Oltre a non aver provato la durata del matrimonio, la ricorrente, pertanto, non aveva dimostrato neanche l'entità dell'indennità percepita dall'ex coniuge, della quale i giudici abbisognavano, assieme a quella della cessazione degli effetti civili del matrimonio e dell'attribuzione dell'assegno divorzile, al fine di verificare la sussistenza del diritto reclamato.

La donna, oltretutto, si era limitata a chiedere che una quota dell'indennità di t.f.r. spettante all'ex marito le fosse attribuita e che l'azienda presso la quale quest'ultimo era stato impiegato le pagasse direttamente quanto richiesto o, se già liquidato all'ex marito, che fosse questo a provvedervi.

Nulla invece era stato richiesto dalla ricorrente con riferimento alla determinazione del suo diritto a percepire la quota di indennità di fine rapporto.

La Cassazione, pertanto, ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Corte di appello, che, contrariamente a quanto asserito dalla ricorrente, non ha posto in essere alcuna violazione dell'art. 112 c.p.c., in quanto, peraltro, nel giudizio di merito la domanda era stata respinta.


Vedi allegato
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed � dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche � Diritto del lavoro presso l'Universit� 'G. D'Annunzio' di Chieti � Pescara
(03/08/2015 - Valeria Zeppilli)
In evidenza oggi:
» Anas cerca avvocati penalisti
» Successioni: dal 1° gennaio 2019 solo online
» Gratuito patrocinio: se il ricorso inammissibile addio compenso all'avvocato
» Bollette gas: dal 1 gennaio prescrizione ridotta a 2 anni
» Cane senza guinzaglio nel cortile del condominio: cosa si rischia

Newsletter f g+ t in Rss