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ANDREOTTI, sessant'anni al potere - Il ruolo di MICHELE SINDONA - Gli elenchi della P2 - Perché non abolire il laticlavio? (2^ puntata)

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di Paolo M. Storani - Caro Zibaldone, ricorderai l'incipit della 1^ puntata e bisogna riprendere il nostro viaggio nel mistero Andreotti da quella frase scolpita dalla sontuosa penna di Max Weber: "il mondo è governato da demoni e chi s'immischia nella politica, ossia si serve della forza e della violenza, stringe un patto con potenze diaboliche ... Chi non lo capisce in politica non è che un fanciullo".
Bofonchiavo tra me e me al mio Zibaldone dei pensieri con la voce arrochita da una bronchite che da maggio non mi vuol lasciare, allora, perché Ti meravigli che la morte di Giulio Andreotti, avvenuta il 6 maggio 2013, sia stata salutata dal ri-Presidente della Repubblica e da quello del Consiglio in carica, Enrico Letta vale a dire Mario Monti 2.0 (definizione coniata da Corrado Formigli in "Piazza Pulita - La7 del 3 giugno 2013), con quei mille onori che si dedicano ad un padre della patria? In Sudafrica se ne sta andando Nelson Mandela. Andreotti è minimamente avvicinabile al grande leader anti-apartheid? Tocca ancora ascoltare un Ministro della Repubblica, della Difesa per la precisione, che risponde al nome di Mario Mauro (si segnala la frase "amare la pace significa armare la pace" per sostener che gli F35, i caccia che trasportano testate nucleari, bisogna proprio acquistarli), che afferma: "io non credo al racconto criminale della vita di eminenti uomini politici, da Andreotti a Berlusconi". Vale a dire che non riconosce la sentenza definitiva che dichiara Andreotti mafioso fino a 1980. In una prossima puntata di questo viaggio nella storia d'Italia andreottiana la esamineremo nei dettagli. Ernst Fraenkel ha elaborato una teoria: der Doppelstaat, il DOPPIO STATO, in cui sono compresenti uno Stato normativo ed uno Stato discrezionale. Un tratto duale caratteristico di ogni forma di Stato, incluso quello democratico. Andreotti ebbe un grande potere, visibile ed invisibile.
Un minuto di raccoglimento su tutti i campi di calcio, perché mai? Su alcuni campi bordate di fischi e sventolio di foto commemorative di Falcone (alla faccia di quel che dice, pensa ed insulta il giocatore Fabrizio Miccoli, capitano del Palermo, nelle intercettazioni shock) e Borsellino. Il 26 settembre 1993 morì Manlio Scopigno e chi apprezza il calcio sa che fu uno dei più grandi allenatori della storia se riuscì ad issare il Cagliari sugli allori, ma non ci fu a ricordarlo nessun minuto di silenzio, neppure nell'Isola.
In realtà, passa un'abissale differenza tra l'essere stato, per un lasso temporale così protratto, l'uomo più influente d'Italia ed il pretendere per quella stessa persona un posto di rilievo nel Pantheon dei grandi. Quelli che hanno dato sé stessi agli altri.
Qualche scrupolo deve aver assalito la coscienza di un figlio di Andreotti e così ha pensato bene di rivolgersi al figlio di Giorgio Ambrosoli, un Giusto autentico della nostra pur amorale (oggi decisamente immorale) Repubblica. Era successo che Umberto avesse (giustamente) abbandonato l'aula del Pirellone nel momento in cui si ricordava la figura di Andreotti.
Michele Sindona era un banchiere nato a Patti (morirà il 20 marzo 1986 nel carcere di massima sicurezza di Voghera, condannato all'ergastolo dal Tribunale di Milano quale mandante dell'assassinio dell'avvocato Giorgio Ambrosoli, dopo aver ingerito un caffè contenente veleno) tessera n. 1612, fascicolo 0501 dell'elenco degli affiliati alla P2 che il 17 marzo 1981 Gherardo Colombo e Giuliano Turone rinvengono nell'archivio gelliano di Castiglion Fibocchi.
Stavano indagando proprio sul (falso) rapimento del "banchiere della mafia" ed ordinano la perquisizione di Villa Wanda, di proprietà del venerabile maestro massonico. Il nome di Gelli è emerso durante l'interrogatorio di Giuseppe Miceli Crimi, massone della famiglia di Piazza del Gesù (fonte "Trame Atlantiche", autore Sergio Flamigni, edito da Kaos Edizioni, giugno 2005), legato a Sindona ed ad altri mafiosi, elemento di raccordo fra ambienti massonici siculo-americani e la massoneria coperta italiana.
Il compito di eseguire le perquisizioni viene affidato dai valorosi Magistrati non già, come d'uso, agli ufficiali di polizia delle località interessate, Arezzo, Castiglion Fibocchi, Frosinone e Roma, bensì alla Guardia di Finanza di Milano.
Circolano voci, che poi troveranno fondamento nella lista degli affiliati, che i vertici dei Corpi di polizia del nostro Paese aderiscano alla P2.
Responsabile della storica operazione è il Colonnello Vincenzo Bianchi che comanda il Nucleo di Polizia Tributaria di Milano. Le pattuglie mobilitano 9 ufficiali, 30 sottufficiali, 13 tra appuntati e finanzieri: operazione top secret!
Il torpedone pernotta in un motel lungo l'autostrada. L'operazione scatta alle h.9 del mattino del 17 marzo 1981, mentre la comunicazione giudiziaria e gli ordini di perquisizione domiciliare risalivano al 12. Licio Gelli, indiziato del reato di estorsione continuata, si trova all'estero, alla segretaria Carla Venturi viene consegnata la busta chiusa contenente la comunicazione giudiziaria, mentre chi lo rappresenta viene invitato a convocare i legali di fiducia.
Avviate le perquisizioni il Colonnello Bianchi comunica ai vertici aretini della Guardia di Finanza gli scopi della missione. Con sommo stupore rinverrà il nome del Capitano Giuseppe Paratore, con cui ha parlato, negli elenchi della P2, al n. 2139, fasc. 0845 (fonte il medesimo testo dianzi menzionato).
Se in Italia c'è qualcuno che ha fatto qualcosa di notevole per il suo disgraziato Paese, questi è Gherardo Colombo, che nel bellissimo libro intitolato "Il vizio della memoria", edito da Feltrinelli nel novembre 1996 (sulla copia che sto consultando ho con massimo orgoglio anche la dedica autografa dell'Autore), così ricostruisce quegli episodi: "gli ufficiali che devono effettuare le perquisizioni ...ricevono ordini perentori. Non solo non dovranno avvisare i superiori dell'operazione che si accingono a compiere, ma dovranno anche fare in modo che nessuno si accorga della loro presenza nei luoghi d'intervento, nemmeno i colleghi, se non quando incominceranno ad agire". Prosegue il dott. Colombo: "non ci sfiora l'idea di scoprire la P2". Il Colonnello Bianchi lo relaziona di quale materiale esplosivo stanno rinvenendo "e chiama anche per dirmi che il capo supremo del corpo cui appartiene, della Guardia di Finanza, il generale Orazio Giannini, l'ha chiamato a sua volta, non appena informato dell'operazione in corso, per comunicargli che avrebbe trovato un elenco, e in quell'elenco anche il suo nome".
Purtroppo il Col. Bianchi, questo fulgido esempio di fedeltà alle Istituzioni, non c'è più essendo deceduto a Civitavecchia nell'agosto 2010.
Scrive Mario Almerighi nel testo "I banchieri di Dio, il caso Calvi", edito da NIE nel giugno 2007, che "alcuni sostengono che la sera di Natale del '69 si tenga, a Roma, un vertice segretissimo fra Calvi, Sindona e Umberto Ortolani (il numero due della P2 di Licio Gelli, molto vicino al Vaticano) per siglare un patto di collaborazione e di azione, mettendo in comune gli appoggi di cui ciascuno gode per la carriera di tutti. Sta di fatto che poco più di un anno dopo, nel febbraio 1971, Calvi diventa direttore generale dell'Ambrosiano. Dopodiché Sindona lo mette in contatto prima con monsignor Paul Marcinkus e poi con il venerabile Licio Gelli. Marcinkus è un corpulento vescovo americano di origini baltiche, che Papa Paolo VI ha chiamato a presiedere l'Istituto delle opere di religione (IOR, la banca vaticana), e che non va troppo per il sottile". Sindona ha ormai l'acqua alla gola ed è impegnato nel tentativo di salvare le sue banche. Sostiene Mario Guarino nel documentato testo "I mercanti del Vaticano", edito da Kaos Edizioni nel novembre 2008, che "in pratica, il clan andreottiano intendeva ripianare il crac delle banche italiane di Sindona col denaro pubblico del Banco di Roma": vedi nota 44 a pag. 45) del testo. Un piano osteggiato dalla Banca d'Italia e da Giorgio Ambrosoli.
Andreotti: avete forse memoria, mi riferisco ai più attempati che seguono il nostro Portale, di UNA GRANDE RIFORMA, di un balzo in avanti per facilitare la vita di coloro che per tanti anni, vari decenni, gli hanno consegnato una delle cose più care, il voto? Avevo scritto il 27 maggio 2013: ripenso al Divo Giulio mentre scorro la notizia del 24 maggio 2013: "Anche senza i funerali di Stato, la morte di Giulio Andreotti presenta il suo conto salatissimo alle casse pubbliche. Si tratta, per la precisione, di 1 milione di euro, dovuti alla famiglia dell'ex senatore a vita", è quanto riportato da Libero.it: il calcolo della sontuosa e scandalosa (mentre molti italiani vivono in condizioni di estrema indigenza) liquidazione viene fatto sulla base dei 22 anni da senatore a vita. Per l'avvenire sarebbe il caso di non nominarne più, in special modo se politici. Con la morte di Emilio Colombo, avvenuta appena qualche giorno fa, resterebbero soltanto Mario Monti e l'ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Ebbene, una prima mossa a favore del Popolo Italiano da parte della famiglia del politico di lungo corso potrebbe consistere nel rinunciare a quel danaro, lasciandolo nelle casse dello Stato per farne manutenzione delle scuole pubbliche, quasi tutte scassate ed insicure per consegnare a quelle mura la 'cosa' più preziosa che abbiamo. Sarebbe una mossa decisamente vincente per la famiglia del discusso politico.
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(29/06/2013 - Avv. Paolo M. Storani)
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Avv. Paolo M. Storani
Civilista e penalista, dedito in particolare
alla materia della responsabilità civile
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