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Lavorare in Calabria. La preoccupazione dei lavoratori del Trasporto Pubblico Locale: “Come tutelate il nostro posto di lavoro?”.

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Sono due giorni ormai che la Calabria è interessata da manifestazioni di protesta da parte dei lavoratori del Trasporto Pubblico Locale. I lavoratori di questo settore lamentano l'orientamento della Giunta regionale della Calabria, in particolare la delibera nr. 147 del 30 marzo 2012, con la quale si prevede un taglio sostanziale, e di non poco conto, sui chilometri-bus, taglio che andrà a pesare sui livelli occupazionali, come anche sui servizi. Saranno infatti a rischio 500 unità lavorative, ma insieme a questo numero di lavoratori, saranno a rischio le loro famiglie, sarà a rischio la dignità della persona, il diritto al lavoro e quello dell'unità familiare.
E se qualcuno forse non capisce l'importanza di questi concetti, basta consultare la nostra Carta Costituzionale per sincerarsi del fatto che la preoccupazione dei lavoratori di questo settore rappresenta la preoccupazione di tutti noi, poiché quando vengono messi in discussione determinati principi fondamentali, questo mettere in discussione deve fare riflettere tutte le persone. La nostra Costituzione all'art. 1, quindi in apertura di tutti i principi democratici in essa sanciti, statuisce espressamente che “ l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. A mio avviso il concetto di democrazia enunciato all'art. 1 della Cost. non è ben chiaro a coloro che, senza tener conto della sovranità appartenente al popolo, agiscono in contraddizione con quelle che sono le esigenze del popolo stesso. Certo con questo non si vuole dire che ogni esigenza del popolo deve influenzare le scelte del legislatore, sia esso nazionale o regionale, ma non si deve nemmeno non tener conto di quelle esigenze, quando le stesse poggiano su dei principi fondamentali che in nessun modo possono essere messi da parte o limitati dal potere legislativo. Sarebbe come dire che la sovranità appartiene al popolo ma che il popolo non la può esercitare.
Come è possibile esercitare un diritto se chi è preposto a fare la legge non ti da la possibilità di farlo in modo concreto? Come si può affermare che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro se una delibera regionale mette a rischio 500 posti di lavoro? Per non parlare poi di altri diritti fondamentali direttamente collegati al diritto al lavoro. Pensiamo ai diritti della famiglia (art. 29) ed al diritto – dovere del genitore di educare ed istruire i propri figli (art. 30). Non è questo il contesto per discutere le scelte politiche di una Regione; l'intento dello scrivente è solo quello di una riflessione, di una riflessione che deve coinvolgere tutti noi, perché avere un lavoro, così come conservare un posto il lavoro, ci permette di avere una dignità di persona, è lo strumento per esercitare altri diritti, come anche doveri, che quotidianamente ci fanno sentire persone e membri di una collettività la cui sovranità, come più volte detto, ci appartiene.
(18/04/2012 - Marco Spena)
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