Discussione e pronuncia della sentenza

L'udienza di discussione rappresenta il fulcro dell'intero processo del lavoro. Salvo eccezioni, il legislatore ha voluto condensare tutto il procedimento in questa udienza che dovrebbe essere la prima e l'ultima. Questo per soddisfare l'esigenza del lavoratore di vedere soddisfatti i propri diritti nel più breve tempo possibile vista la sua posizione di debolezza nel rapporto subordinato al datore di lavoro. L'art. 421 c.p.c., all'ultimo comma, stabilisce che sono vietate le udienze di mero rinvio.

Esplicate tutte le preventive attività di controllo ed istruttorie previste all'art. 421 c.p.c., se il giudice ritiene matura la causa per la decisione, invita le parti

alla discussione e pronuncia la sentenza, anche se questa non è definitiva, dando lettura del dispositivo in udienza. In questo modo si realizza uno dei principi costituzionali più importanto posti a fondamento del procedimento giudiziale ossia il principio di concentrazione. La precisazione delle conclusioni è immediata, non c'è uno scambio di scritti difensivi, come pure sono immediate la discussione e la decisione. Caratteristica fondamentale della discussione è l'oralità. Le parti si confrontano verbalmente davanti al giudice terzo sui fatti oggetto della controversia. In questo modo ciascuna delle parti soddisfa appieno il diritto alla difesa delle proprie istanze.

Una volta esaurita la discussione orale e dopo aver ascoltato le conclusioni delle parti, il giudice pronuncia in udienza la sentenza con cui definisce il giudizio, dando lettura del dispositivo ed esponendo le ragioni di fatto e di diritto che ne stanno a fondamento. La sentenza completa di motivazione verrà depositata in cancelleria successivamente. Se la controversia è particolarmente complessa il giudice fissa nel dispositivo un termine, inferiore ai 60 giorni, per il deposito della sentenza (art. 429, comma 1, c.p.c.). Le sentenze che condannano al pagamento di crediti derivanti dai rapporti di lavoro indicati all'art. 409 c.p.c. a favore del lavoratore, sono provvisoriamente esecutive (comma 1, art. 431 c.p.c.). Per procedere tempestivamente all'esecuzione, mentre si è in attesa del deposito della sentenza, si può utilizzare la sola copia del dispositivo. Qualora l'esecuzione possa produrre un danno gravissimo alla controparte, il giudice d'appello può sospendere, con ordinanza non impugnabile, tale esecuzione. La sospensione può anche essere solo parziale, ma resta garantita per un importo fino ad € 258,23.

Anche le sentenze che dispongono una condanna a favore del datore di lavoro sono provvisoriamente esecutive, ma sono soggette alla disciplina degli artt. 282 e 283 c.p.c. In questo caso la provvisoria esecutività della sentenza è quella generale riconosciuta a tutte le sentenze di primo grado, con possibilità che il giudice d'appello possa sospenderne l'efficacia esecutiva o l'esecuzione se ricorrono gravi e fondati motivi, sempre che ci sia una precisa istanza di parte.

L'ultimo comma dell'art. 429 c.p.c. specifica che quando il giudice pronuncia sentenza di condanna al pagamento di somme di denaro per crediti di lavoro deve determinare anche gli interessi legali e il maggior danno eventualmente subìto dal lavoratore per la diminuzione del valore del suo credito. La condanna al pagamento a favore del lavoratore della somma di denaro così ricavata decorre dal giorno della maturazione del diritto.

 

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