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Processi lumaca: indennizzi ridotti a 800 euro e solo se la parte si attiva per evitare i ritardi. Ecco come cambia la legge Pinto

La legge di Stabilità mette mano agli indennizzi per i danni provocati dalla durata irragionevole dei processi per alleggerire i costi a carico dello Stato
Una lumaca vicino a un martello simbolo del potere giudiziario

di Marina Crisafi - Giro di vite sugli indennizzi per i processi lumaca. Sia dal punto di vista quantitativo, con risarcimenti ribassati max a 800 euro, per ogni anno di ritardo (contro gli attuali 1.500 euro), sia dal punto di vista del diritto al risarcimento per la durata irragionevole dei processi che sarà dovuto soltanto se la parte si attiva per evitare la lentezza della giustizia. A mettere mano alla legge Pinto, col fine di alleggerire il carico sempre più crescente degli indennizzi per i ritardi della giustizia a danno delle casse dello Stato, è la legge di Stabilità 2016 con un sistema che può definirsi a “tutela crescente”.

Sotto il profilo delle “chance” di risarcimento, viene introdotto l'obbligo di sollecitare i tribunali con “rimedi preventivi” che, ex nuovo art. 1-bis della l. n. 89/2001, diventano la conditio sine qua non per avere diritto all'equa riparazione.

Secondo il nuovo art. 1-ter, costituiranno rimedi preventivi, nei processi civili, “l'introduzione del giudizio nelle forme del procedimento sommario di cognizione di cui agli articoli 702-bis e seguenti del codice di procedura civile”; la richiesta di passaggio dal rito ordinario a quello sommario entro l'udienza di trattazione (e comunque almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all'art. 2, comma 2-bis); nonché, nelle cause in cui non si applica il rito sommario di cognizione, ivi comprese quelle in grado di appello, la proposizione di “istanza di decisione a seguito di trattazione orale a norma dell'articolo 281-sexies c.p.c., almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all'articolo 2, comma 2-bis”.

Altrettanti rimedi sono previsti nei processi penali (cfr. deposito ad opera dell'imputato e delle altri parti di “istanza di accelerazione), nei processi contabili (anche di natura pensionistica) davanti alla Corte dei conti e nei giudizi innanzi alla Corte di Cassazione (cfr. presentazione di apposita istanza di accelerazione entro i termini previsti) e infine nei giudizi amministrativi (cfr. presentazione dell'istanza di prelievo ex art. 71 comma 2 del codice del processo amministrativo entro precisi termini).

Per chi non avrà esperito i rimedi preventivi indicati nell'art. 1-ter la domanda di equa riparazione sarà considerata inammissibile. Analogamente, non sarà riconosciuto alcun indennizzo, quando ad esempio, le parti hanno agito o resistito in giudizio consapevoli dell'infondatezza originaria o sopravvenuta della domanda, anche se non si tratta di lite temeraria, ovvero quando il giudice disponga d'ufficio il passaggio dal rito ordinario a quello sommario di cognizione e nei casi di abuso dei poteri processuali che determini un'ingiustificata dilazione dei tempi del procedimento. Si presumerà, invece, insussistente qualsiasi pregiudizio (salvo prova contraria) di fronte: alla prescrizione del reato, alla contumacia della parte, all'estinzione del processo per rinuncia o attività delle parti, all'irrisorietà della pretesa o del valore della causa, ecc.

Quanto all'entità del risarcimento, si prevede invece che il giudice possa liquidare, di regola, “una somma di denaro non inferiore a euro 400 euro e non superiore a euro 800 per ciascun anno, o frazione di anno superiore a sei mesi, che eccede il termine ragionevole di durata del processo”.

La somma liquidata, si legge nella bozza, potrà essere incrementata fino al 20% per gli anni successivi al terzo e fino al 40% per gli anni successivi al settimo. Analogamente, il risarcimento potrà essere diminuito del 20% laddove le parti del processo siano superiori a 10 e del 40% quando siano più di 50, mentre nell'ipotesi di riunione dei giudizi che coinvolgono la stessa parte, l'indennizzo è riconosciuto una sola volta, e incrementato fino al 20% se la riunione è disposta su istanza di parte. Ma non solo. Prevista anche la riduzione fino a un terzo dell'indennizzo, “in caso di integrale rigetto delle richieste della parte ricorrente nel procedimento cui la domanda di equa riparazione si riferisce”.

Affinchè i descritti “ostacoli” che rendono più erta la strada per ottenere il ristoro per i danni dovuti alle lungaggini processuali diventino realtà, occorrerà comunque attendere la conclusione dell'iter della legge di stabilità.

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(18/10/2015 - Marina Crisafi)
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