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Il risarcimento danni per lite temeraria

Cos'è, quando si applica e come va quantificato il danno da lite temeraria
uomini che si calunniano e litigano seduti ad un tavolo

di Valeria Zeppilli

Lite temeraria: definizione e normativa

La lite temeraria è un'azione legale o una difesa esperita da un soggetto temerariamente, ovverosia con la consapevolezza di avere torto e/o con meri intenti dilatori. Essa, in sostanza, è una lite giudiziaria frutto della malafede o della colpa grave di una delle parti.

La norma di riferimento, che prevede la responsabilità per lite temeraria, è quella di cui all'articolo 96 del codice di procedura civile che così dispone:

Art. 96. Responsabilita' aggravata

Se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell'altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche d'ufficio, nella sentenza.

Il giudice che accerta l'inesistenza del diritto per cui è stato eseguito un provvedimento cautelare, o trascritta domanda giudiziale, o iscritta ipoteca giudiziale, oppure iniziata o compiuta l'esecuzione forzata, su istanza della parte danneggiata condanna al risarcimento dei danni l'attore o il creditore procedente, che ha agito senza la normale prudenza. La liquidazione dei danni è fatta a norma del comma precedente.

In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell'articolo 91, il giudice, anche d'ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata.

La liquidazione del danno da lite temeraria

Come emerge chiaramente anche dal testo del primo comma dell'articolo 96, chi avvia una lite temeraria pone in essere un comportamento illecito dal quale può discendere l'obbligo di risarcire la controparte di tutti i danni subiti dall'essersi trovato costretto a partecipare e difendersi in un giudizio del tutto privo di giustificazione.

I danni possono essere liquidati nella sentenza che chiude il giudizio e il giudice può provvedervi anche d'ufficio. A tal fine è necessario che la parte che chiede il risarcimento dia la prova sia dell'an sia del quantum debeatur o almeno che tali elementi siano desumibili dagli atti di causa (sul punto cfr. Cass. n. 18169/2004). Si precisa che in ogni caso il giudice può provvedere anche a una liquidazione equitativa del danno.

Giudice competente

La domanda di risarcimento danni per lite temeraria va proposta nel medesimo giudizio nel quale i danni stessi si sono verificati. Infatti la competenza ad accertare la responsabilità processuale aggravata è del giudice del merito adito, che è poi chiamato a liquidare i danni in maniera precisa senza poter provvedere a un'eventuale condanna generica. Se la decisione giudiziale è adeguatamente motivata, l'accertamento della temerarietà non può essere censurato in sede di legittimità.

La domanda per lite temeraria può essere proposta anche per la prima volta in Cassazione, ma solo se si tratta di danni che possono essere collegati esclusivamente a tale fase di giudizio.

La quantificazione del risarcimento

Ai fini della quantificazione del risarcimento del danno da lite temeraria, gli elementi che vengono in rilievo sono diversi. Occorre, infatti, valutare ad esempio la gravita dell'abuso, l'incidenza che questo ha avuto sulla durata del processo, l'intensità dell'elemento soggettivo.

Ai sensi del terzo comma dell'articolo 96, il giudice, come accennato, può anche provvedere alla condanna della parte soccombente al pagamento in favore della controparte di una somma equitativamente determinata.

Ciò avviene in assenza di prova del danno patito e tenendo conto di tutti gli elementi della controversia.

Più nel dettaglio, nel procedere alla liquidazione equitativa del danno il giudice deve fare riferimento a "nozioni di comune esperienza, tra cui il pregiudizio che la controparte subisce per il solo fatto di essere stata costretta a contrastare un'ingiustificata iniziativa dell'avversario, non compensata, sul piano strettamente economico, dal rimborso delle spese e degli onorari del procedimento stesso, liquidabili secondo tariffe che non concernono il rapporto tra parte e cliente" (Cass. n. 20995/2011. V. anche Cass. n. 3057/2009).

Il campo di applicazione della lite temeraria

Il risarcimento del danno da lite temeraria può essere applicato non solo nel giudizio ordinario vero e proprio ma anche in tutte le fasi processuali incidentali che terminino con una decisione conclusiva che preveda anche la condanna alle spese, mentre non si applica nei processi senza parte soccombente (come, ad esempio, quello in cui il convenuto resta contumace, i processi costitutivi necessari o quelli di mero accertamento).

L'articolo 96 del codice di procedura civile si applica, poi, al processo fallimentare che si chiude con la sentenza di revoca del fallimento, in sede di regolamento preventivo di giurisdizione e ai procedimenti di volontaria giurisdizione, mentre non si applica ai procedimenti relativi al risarcimento del danno derivante dall'esecuzione di un sequestro penale.

Lite temeraria e negoziazione assistita

Se si verificano le condizioni previste dalla legge, la condanna per lite temeraria è possibile anche per chi, dopo aver ricevuto un invito a stipulare una convenzione per la negoziazione assistita, non dia riscontro nei termini previsti o rifiuti di aderire all'invito.

L'articolo 4 del decreto legge numero 132/2014 (convertito in legge numero 162/2014), prevede infatti che la mancata risposta all'invito entro trenta giorni dalla ricezione o il suo rifiuto può essere valutato dal giudice ai fini di quanto previsto dall'articolo 96 del codice di rito (oltre che di quanto previsto dall'articolo 642, comma 1, c.p.c. e delle spese del giudizio).

Il rischio di subire una condanna per lite temeraria grava anche in capo a chi si sia illegittimamente tirato indietro da una procedura di mediazione.

La giurisprudenza sul risarcimento danni per lite temeraria

Si riporta qui di seguito quanto sancito dalla Corte di cassazione in alcune recenti sentenze in tema di lite temeraria.

"In materia di responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c., ai fini della condanna al risarcimento dei danni, l'accertamento dei requisiti costituiti dall'aver agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, ovvero dal difetto della normale prudenza, implica un apprezzamento di fatto non censurabile in sede di legittimità, salvo - per i ricorsi proposti avverso sentenze depositate prima dell'11.9.2012 - il controllo di sufficienza della motivazione" (Cass. n. 29234/2017 e Cass. n. 19298/2016).

"Ai fini della configurabilità della responsabilità processuale aggravata prevista dall'art. 96 c.p.c., comma 2 è necessario che siano accertate sia l'infondatezza della pretesa fatta valere in giudizio, sia la violazione del canone di normale prudenza nell'agire in giudizio, in relazione alla fattispecie concreta.

Ai fini dell'affermazione di tale violazione, il giudice deve verificare, con valutazione ex ante, la consapevolezza dell'interessato della presumibile infondatezza della propria pretesa, dando rilievo, oltre che agli orientamenti giurisprudenziali esistenti al momento della proposizione della domanda, anche ad eventuali esiti alterni delle fasi di merito, e all'esito di eventuali istanze cautelari o volte alla sospensione dell'esecutività della sentenza.

In caso di trascrizione della domanda giudiziale, deve accertare se la trascrizione sia stata effettuata fuori dai casi consentiti o imposti dalla legge, o se fosse consentita o obbligatoria, non potendosi considerare violazione dell'obbligo di agire con la normale prudenza l'esclusivo dato della avvenuta trascrizione della domanda giudiziale nel caso in cui essa sia imposta dalla legge allo scopo di rendere opponibile ai terzi l'esito positivo del giudizio" (Cass. n. 26515/2017).

"Premesso che l'accertamento della temerarietà della lite implica un apprezzamento di fatto, riservato al giudice di merito ed incensurabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato, si osserva che, ai fini della sussistenza dei relativi presupposti, non è sufficiente la mera opinabilità della pretesa azionata, ma occorre la coscienza dell'infondatezza della domanda e delle tesi sostenute, ovvero la mancata adozione della normale diligenza per l'acquisizione della predetta consapevolezza" (Cass. n. 3464/2017).

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(23/12/2017 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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