La "cattiva" scuola

Come dovrebbe articolarsi il sistema scolastico. Le vere finalità di una riforma inaccettabile
Penna e calamaio con libro aperto

Il futuro sarà una gara fra l'educazione e la catastrofe” (Wells)

Non vi è democrazia se gli individui non sono in grado di capire cosa succede loro e quale è il loro futuro” (Debord)

Parrebbe ragionevole ritenere che, trattando della tematica della educazione delle nuove generazioni, si voglia porre massima attenzione ai programmi, ossia ai contenuti di questa, nell'obbiettivo di selezionarne i migliori, ovvero i più idonei a formare individui in grado di creare una futura società matura e consapevole. 

La questione ha invece assunto una particolare problematicità in tempi relativamente recenti, allorquando è diventata oggetto di interesse politico di parte. 

Istruzione e indottrinamento

Alcuni ambienti infatti si sono ritenuti minacciati dall'attivismo popolare degli anni '60, dal quale emerse la tutela di molti diritti civili ed una ripartizione tra capitale e lavoro della nuova ricchezza creata, leggermente più favorevole al lavoro. Soprattutto, veniva a delinearsi un modello di società molto lontana da quella auspicata. 

Molta attenzione venne allora posta alla Scuola e, in particolare, al metodo didattico più efficace per plasmare nelle menti delle nuove generazioni i principi dell'obbedienza, della subordinazione, della disciplina.  

La questione trovò specifica attenzione negli Usa. I Democratici della amministrazione Carter produssero un rapporto particolarmente significativo (v.: Crozier, Huntington, Watanuk, The Crisis of Democracy, Report to the Trilateral Commission, N.Y. 1975).  

Quelle menti – ufficialmente liberali – elaborarono concetti a dir poco sconcertanti, formulando viva preoccupazione per il fallimento del sistema scolasticonel ruolo cardine dell'indottrinamento dei giovani”.

Questa inadeguatezza formativa sarebbe la causa degli inaccettabili “eccessi di democrazia” (!!!) che si sono riscontrati nel Paese.

Il documento perciò conclude raccomandando formalmente un migliore e più approfondito controllo del sistema scolastico, così da evitare esperimenti pedagogici pericolosi perché possono “stimolare libertà ed indipendenza nei giovani” (!!!).

Tali considerazioni trovano puntuale corrispondenza (tanto significativa quanto singolare provenendo da ideologie formalmente opposte) nel quasi contemporaneo (1971) Memorandum del Conservatore Powell (v.: il nostro: A.A.A. Nuove direttive per i processi alle imprese) e che rispecchiano la dominante ideologia, fortemente ostile “verso i movimenti di massa ed il mutamento sociale che sfugge al controllo delle élites privilegiate” (G. Jackson).

D'altronde, occorre “assicurarsi che a governare sia la ricca minoranza, così da mettere al sicuro le proprietà dal pericolo rappresentato dalla uguaglianza del suffragio universale, che di fatto consegna il potere sulla proprietà a chi non ne possiede alcuna” (Madison). Ed il governo “ha il dovere di proteggere gli interessi permanenti contro il cambiamento, predisponendo un sistema di voto per proteggere la minoranza opulenta dalla maggioranza” (Id.)

L'approccio basato sul profitto

Queste due elucubrazioni, potendo fruire dell'unanime consenso del mondo politico, trovarono immediata applicazione in una serie di interventi sistemici: venne così introdotto un generale approccio all'istruzione basato sul profitto, ed ecco l'aziendalizzazione delle università (che penalizza i meno abbienti), l'aumento delle tasse scolastiche, l'introduzione di strutture manageriali, nonché il controllo degli insegnanti (cui vengono ora impartite precise direttive didattiche).

Negli Usa (e non solo, poiché questi principi sono stati adottati anche da noi, fedeli caudatari) per accedere ai corsi gli studenti sono costretti ad indebitarsi pesantemente. Ed anche questa, come sottolinea Chomsky, è una tecnica di controllo e indottrinamento. Una finalità che è perseguita anche con l'adozione dei test, che obbligano ad un approccio esclusivamente mnemonico.

Come dovrebbe articolarsi la scuola

Ma veniamo al punto, per chiarirne le caratteristiche essenziali. Come dovrebbe articolarsi la Scuola?

Innanzitutto, occorre sia rispettato un principio di base: l'istruzione deve essere fornita a tutti e non solo a qualcuno, riservando agli altri una formazione professionale, così come ora si sta invece facendo nel nostro sfortunato Paese. L' Italia ha una percentuale di laureati tra le più basse al mondo, anche rispetto a molti Paesi emergenti. E ciò è inaccettabile.

La Scuola deve poi essere intesa a formare delle persone e non degli strumenti per l'apparato industriale e produttivo.

Ciò presuppone che si provveda sopratutto a stimolare indipendenza, creatività e libertà di pensiero. L'elaborazione autonoma delle problematiche conoscitive conferisce all'individuo anche uno specifico senso di responsabilità, che è la base per affrontare correttamente tutti i problemi della vita.

L'istruzione non è trasferimento di nozioni, ma sviluppo della personalità, perciò deve essere in grado di fornire al discente specifiche qualità di creatività e indipendenza che gli consentano di esaminare il contesto nel quale vive in totale autonomia.

Come sottolineava il massimo studioso della tematica, Wilhelm von Humbolt, la Scuola deve insegnare ai giovani ad imparare ad apprendere. Per questo, egli soggiungeva, qualunque percorso di studi non deve mai essere un elenco di argomenti, ma un percorso di scoperte.

Per l'appunto, un docente del Mit – riferisce Chomsky – richiesto di quali temi avrebbe trattato il suo corso, rispose: “Non è una questione di argomenti da esporre, ma dei concetti che gli alunni verranno indotti a scoprire”.

Il vero significato dell'istruzione

Il senso di tutto ciò è che istruire significa attivare delle qualità di autonoma analisi che gli alunni potranno poi utilizzare in qualunque occasione nel corso della vita. 

Per questo può dirsi che il nocciolo della pedagogia è generare la volontà di indagare, di scoprire, di penetrare le radici dei concetti e delle cose. Così come indicava lo stesso Socrate. Ed è questo, in fondo, lo scopo medesimo della vita: la conoscenza, tale solo se frutto di elaborazione personale interiore.

Anche per il Dalai Lama non bisogna “insegnare a dire si o no, ma attrezzare la mente a scegliere”.

Questo stesso schema dovrebbe già essere adottato nelle famiglie fin dalla prima infanzia: non spiegare ai piccoli come è il mondo, ma insegnare loro come scoprirlo. Suscitare la curiosità, stimolare interrogativi, cioè far nascere delle domande nelle giovani menti affinché esse medesime trovino le risposte.

Nel processo educativo occorrerebbe altresì tenere conto che il bambino che è posto sugli altari, esaltato, lodato e viziato, viene privato della spinta motivazionale dell'impegno a pensare: non ha bisogno di migliorare o di dimostrare capacità, cioè di trarre il meglio da se medesimo: è al massimo della gratificazione e della accettazione. Indotti a riflettere sono invece i bambini lasciati più soli, non tanto accantonati e resi infelici, ma trattati come persone già autonome (cfr. le ricerche dell'antropologo Clastres, La Société contre l'Etat, ed. Minuit, che riporta gli studi effettuati su alcune tribù di nativi sudamericani i quali lasciano – con risultati straordinari – i loro bambini del tutto autonomi nell'affrontare il mondo che li circonda).

Ricordiamoci anche di ciò che raccomandava un grande educatore, don Lorenzo Milani: “Bisogna avere il coraggio di dire ai giovani che l'obbedienza non è una virtù, ma la più subdola e facile delle tentazioni. Che non credano di farsene scudo, né davanti agli Uomini, né davanti a Dio. Occorre che ognuno si senta responsabile di tutto”. (Frasi, queste, che potrebbero fare da suggello al processo di Norimberga...).

Il ritorno alle linee ideologiche Usa

Il recente rimaneggiamento normativo introdotto dal governo Renzi ricalca, anche nei particolari pratici, le linee ideologiche tracciate negli elaborati statunitensi sopra citati.

Il modello di istruzione posto in essere è mirato a generare e coltivare personalità dipendenti, sopratutto mediante la creazione delle tante strutture gerarchiche e autoritarie alle quali lo studente è sottoposto. Ed il cui scopo è di inculcare le abitudini all'obbedienza, alla subordinazione, alla sottomissione alla autorità, alla esecuzione degli ordini, alla accettazione della dottrina che viene impartita.

Dell'istruzione si parla come dell'atto di versare l'acqua in un secchio. Un approccio, per l'appunto, che ha lo scopo di inculcare subordinazione e obbedienza.

Questa tipologia della istruzione mira a modellare le menti e la personalità dei giovani ed è quindi violenta verso di loro. Cerca solo di formare una società di individui pronti ad accettare le direttive e le verità che le istituzioni riterranno di elargire.

Da palestra di sviluppo della persona e stimolo delle potenzialità, la Scuola è stata trasformata in mezzo per modellare i giovani conformemente a degli interessi di parte.

L'impronta autoritaria e centralizzata dell'ultima riforma

Questa riforma ribadisce e in parte completa l'impronta autoritaria e centralizzata del sistema politico-sociale, che si va costruendo in Italia anche con altre riforme, secondo le direttive della cupola finanziaria mondiale e sfrontatamente esplicitate proprio da una banca, la J.P. Morgan (non a caso una delle peggiori...) (v. il nostro: “Quelli che comandano”, presente in questa raccolta).

Accade l'incredibile: la finanza ora detta formalmente principi e regole che devono essere poste a base dell'ordinamento degli Stati (a questo punto ex sovrani).

Ma ancor più incredibile ed inaccettabile che un Parlamento eletto dal popolo si affretti ad applicarle, demolendo secoli di progresso civile e sovvertendo un processo storico di costante valorizzazione dei diritti dell'Uomo.

Il testo della legge arriva addirittura a predisporre un insieme di garanzie affinché non si verifichino deroghe alle linee stabilite, attribuendo ai presidi (designati dall'autorità) incongrui poteri di scelta e selezione dei docenti, che poi sottoporranno anche a valutazione di “merito” (vale a dire l'osservanza delle indicazioni ricevute).

Un disegno indecente e scandaloso. Al pari della sfacciata e impudente violazione del divieto costituzionale di finanziare le scuole private (dove già si esercita l'addestramento dei giovani).

E' in atto lo smantellamento della scuola pubblica la cui etica è peraltro alla base del concetto stesso di collettività, (la cui distruzione in effetti costituisce l'obbiettivo finale).

Si vuole in effetti l' atomizzazione della società, la creazione di interessi contrapposti ed una cultura sociale improntata all'egoismo ed al successo.

Deve essere cancellata la concezione della società come collettività con i connessi valori della solidarietà e della condivisione.

Anche lo smantellamento dei servizi pubblici (in costante avanzamento) passa attraverso la distruzione della collettività intesa come entità comune, cui è naturale carico la cura dei problemi e delle necessità dei suoi membri, abbienti o meno.

Non a caso il noto Draghi, presidente della Bce, in una recente intervista al Wall Street Journal, ha trionfalmente affermato che, in Europa, il “contratto sociale è morto.”

Cioè, è stato ammazzato. Anche con il suo concorso diretto.

Si va così realizzando il sogno da tempo coltivato, di trasformare la società in un grande corpo inerte su cui avidamente attaccarsi senza più il timore degli antiparassitari.


Angelo Casella


(22/08/2015 - Angelo Casella)
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