Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: scattano le manette per i genitori bacchettoni! Anche un solo schiaffo dato al figlio è reato

La Cassazione ha detto stop ai metodi educativi da bacchettoni. Ed avverte i genitori: basta un solo schiaffo dato al figlio per far scattare le manette. La decisione è della quinta sezione penale della Corte che fa notare come anche l'isolato ceffone 'quando sia vibrato con tale violenza da cagionare pericolo di malattia e' sufficiente a fare avverare l'ipotesi criminosa prevista dall'art. 571 c.p.' relativa all'abuso dei mezzi di correzione. Mamma e papà dunque sono avvertiti. Tenete le mani a posto. E i giudici di piazza Cavour ricordano, a chi è abituato ad usare le mani con i figli, che lo stesso reato puo' essere applicato anche 'in presenza della pratica di lievi percosse' come i calci nel sedere e con le 'tirate di capelli'. Sulla scorta di tale principio la Corte (sentenza n. 2100/2010) ha confermato una condanna per abuso dei mezzi di correzione inflitta dai giudici di merito ad un padre che era abituato a riprendere i suoi due figli con schiaffi e calci nel sedere. Già la Corte d'Appello di Bologna nel condannare il padre manesco aveva affermato che il reato previsto dall'art. 571 c.p. sussiste anche in presenza di un solo episodio.

Altre informazioni su questa sentenza

Ricorrendo in Cassazione il padre ha cercato di difendersi sostenendo che gli schiaffi non avevano un carattere ''abituale'' ma che si era trattato di un singolo episodio dovuto alla necessita' di educare i figli. La corte ha respinto il ricorso ricordando che ''anche un solo schiaffo quando sia vibrato con tale violenza da cagionare pericolo di malattia'' e' passibile di condanna. Inoltre, la Suprema Corte sottolinea che la ''reiterazione'' dei mezzi di correzione ''e' condizione sufficiente ma non indispensabile per l'integrazione del reato il quale puo' sussistere anche in assenza della detta reiterazione ma in presenza di un unico atto espressivo dell'abuso''. Nel caso esaminato dalla Corte gli Ermellini ricordano che legittimamente i colleghi di merito hanno ritenuto provato il reato di abuso dei mezzi di correzione ''alla luce degli episodi consistiti in schiaffoni inferti con modalita' eccessive, volgari e trasmodanti per il carattere iroso e incontenibile del padre''. In conclusione la Corte sostiene che ''negare l'abitualita' della condotta vessatoria e nel contempo affermare che l'abuso e' consistito in un ingiustificato eccesso di ripetizione del gesto correttivo non integra alcuna illogicita' di ragionamento''. Da qui il rigetto del ricorso del padre che dovra' anche pagare le spese processuali.


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