Uno spot via internet che da consigli sulla coltivazione di semi di canapa indiana costituisce reato di istigazione all'uso di stupefacenti.
Lo afferma la Corte di Cassazione affermando che se la vendita di semi di canapa indiana di per se' non sarebbe punibile penalmente, lo diventa il far pubblicita' alla
'vendita di semi di canapa e degli accessori idonei alla coltivazione di piante'.
Il principio è stato enunciato dalla quarta sezione penale della Corte (sentenza 23903/2009) che ha ricordato che il reato di istigazione al consumo di sostanza stupefacente si configura anche nell'attivita' 'in cui si forniscono agli acquirenti [...]dettagliate informazioni circa le modalita' di coltivazione dei semi di canapa indiana, al fine di far si' che si ottengano piante idonee a soddisfare la richiesta di stupefacente, nonche' circa i mezzi strumentali idonei alla coltivazione ottimale dei semi'.
In sostanza per evitare la punibilità "e' necessario che non si ponga in essere
alcuna attivita' aggiuntiva che concretizzi l'istigazione alla vendita e all'uso dei semi finalizzati alla coltivazione di essi in modo da ottenere piante idonee a produrre sostanze stupefacenti'.
Secondo il riesame, ordinanza del dicembre 2008, l'attivita' svolta non configurava reato ma rappresentava semplicemente una ''attivita' di mero orientamento culturale''. Secondo la Corte però i consigli per la coltivazione di semi da cui ricavare droga devono avvenire ''in forme e modi asettici''.
Altre informazioni su questa sentenza
La Corte nel caso esaminato ha accolto il ricorso della Procura di Ferrara contro un decreto che annullava la perquisizione di un sito internet e il dissequestro di semi di canapa accordato dal Tribunale della liberta' di Ferrara al titolare di una ditta con sede a Ruvo di Puglia e titolare di un negozio affiliato al network 'vu.du-inferno giallo' che pubblicizza anche su internet l'uso, la coltivazione e la produzione di canapa indiana.Secondo il riesame, ordinanza del dicembre 2008, l'attivita' svolta non configurava reato ma rappresentava semplicemente una ''attivita' di mero orientamento culturale''. Secondo la Corte però i consigli per la coltivazione di semi da cui ricavare droga devono avvenire ''in forme e modi asettici''.


