Pandemia, andamento demografico e i redditi professionali nuovamente in calo hanno mutato la fotografia degli avvocati in questo momento storico
Avvocatessa dietro una scrivania

Redditi e ritorno economico

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Pandemia, andamento demografico e i redditi professionali nuovamente in calo hanno mutato la fotografia degli avvocati in questo momento storico. Cambiamenti che si ripercuotono sui guadagni, tra emergenza sanitaria e crisi economica. L'analisi dei dati, anche in questo caso, arriva dal Rapporto 2022 sull'Avvocatura italiana, redatto in collaborazione con il Censis da Cassa forense. I numeri parlano «in una prospettiva di lungo periodo, confermano il declino del ritorno economico della professione».

Leggi Rapporto Censis 2022: è fuga dall'avvocatura

Per quanto riguarda, in particolare, il ritorno economico nel 2020 la dimensione economica dell'Avvocatura, misurata attraverso il reddito complessivo ai fini Irpef, si è ridotta del 4,1% rispetto all'anno precedente e si è attestata intorno agli 8,5 miliardi di euro. Il volume di affari, pari a 12,8 miliardi di euro, ha segnato una diminuzione del 4,6%. Nell'anno della pandemia, il reddito medio annuo di un avvocato, iscritto alla Cassa, ha subito una riduzione di sei punti percentuali, collocandosi su una soglia di poco inferiore ai 38mila euro; il volume d'affari medio è invece calato di 6,5 punti percentuali. Una piramide a base molto larga può rappresentare efficacemente la distribuzione del numero degli iscritti per classi di reddito. Il 58,1% delle posizioni, pari a poco più di 140mila avvocati, non raggiunge la soglia dei 20mila euro e in questa parte sono comprese 32mila posizioni con reddito pari a zero o addirittura negativo o, ancora, le posizioni con reddito non comunicato.

Il valore delle pensioni

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Il valore medio, al 2021, delle pensioni erogate - comprese quelle a favore di superstiti e quelle destinate agli inabili/invalidi - è di poco superiore a 28 mila euro. Per effetto dei diversi sistemi di calcolo pro quota, succedutisi nel tempo, le attuali pensioni di vecchiaia e di anzianità godono di un importo medio pari a 39.287 euro nel primo caso e di 36.175 euro nel secondo. Fra le pensioni di anzianità il differenziale di genere si riduce a meno di 6mila euro (32.337 euro per le donne, 38.007 euro per gli uomini), mentre per le pensioni di vecchiaia è intorno ai 7mila euro (32.718 contro 40.166). I giudizi sulle aspettative riguardanti l'adeguatezza delle pensioni future, rilevati direttamente attraverso il questionario d'indagine, fanno emergere una diffusa preoccupazione. Soltanto il 3,8% degli avvocati intervistati ritiene che il livello della pensione percepita una volta terminata l'attività professionale potrà corrispondere alle proprie esigenze future. A questi si aggiunge un altro 3,5% che prevede di riuscire ad ottenere un trattamento pensionistico adeguato solo grazie alla contribuzione modulare e ai piani pensionistici assicurativi che sta effettuando . Per tutti gli altri, cioè più del 90% del campione, le aspettative sono pessimistiche o incerte: il 12,0% si attende che il reddito da pensione sarà comunque insufficiente nonostante stia effettuando versamenti aggiuntivi volontari; il 48,1% si aspetta in ogni caso una pensione inadeguata, mentre il 32,7% non è in grado di fare una previsione.

Le donne avvocato, il reddito

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Al momento il 47,7% degli avvocati iscritti è costituito da donne e il percorso di convergenza, spinto negli anni recenti dall'obbligatorietà dell'iscrizione alla Cassa, appare comunque esposto a fattori di criticità legati alla permanenza nella professione e alle difficoltà che in ogni caso contraddistinguono in questi anni l'evoluzione della professione. Non a caso nel 2021, per la prima volta, le donne neo-iscritte risultano inferiori a quelle che hanno optato per la cancellazione dalla Cassa, con un saldo negativo di circa 1.900 unità.

Accanto a un maggior peso relativo nelle regioni del Nord Italia, è proprio l'aspetto del reddito che caratterizza la condizione professionale delle donne avvocato. Il reddito medio delle donne avvocato è infatti più basso rispetto a quello dell'insieme degli iscritti e in tutte le fasce d'età si rinviene un reddito che è meno della metà rispetto agli avvocati uomini. All'inizio della carriera il reddito tra donne e uomini è quasi equivalente; successivamente la forbice tende ad allargarsi. Questo quadro di riferimento ha portato all'inserimento, all'interno della rilevazione di quest'anno, di una domanda che raccogliesse la percezione degli avvocati sulla consapevolezza di questa differenza di reddito e, eventualmente, sulle cause che determinano tale disparità. "Solo" il 56,6% degli avvocati afferma che la differenza di reddito corrisponde alla realtà e questa percentuale scende al 31,3% nel caso degli avvocati uomini, mentre sale all'81,9% nel caso di donne avvocato. Ed ancora si evidenzia una maggiore esposizione delle donne avvocato a fattori di rischio che possono provenire dall'esterno della professione e che possono essere generalmente ricondotti all'andamento generale delle attività economiche, ma anche a forme di discriminazione della clientela, a una scarsa valorizzazione del lavoro che svolgono le donne, o ancora a impegni familiari. La conferma viene da una quota inferiore di donne, rispetto agli uomini, fra chi dichiara un aumento di fatturato nel corso del 2021 (26,8% fra le donne, 32,9% fra gli uomini) o, ancora, fra chi dichiara che la propria condizione migliorerà nel 2022 e nel 2023 (22,5% fra le donne, 24,1% fra gli uomini.

La survey svolta dal Censis sugli avvocati riporta alcuni elementi che concorrono a una migliore comprensione della "questione femminile" all'interno della professione. In particolare, si è riscontrato un livello non elevato di consapevolezza del gender gap: il 56,6% degli avvocati afferma che la differenza di reddito fra uomini e donne sia un dato di fatto, ma questa percentuale si ferma al 31,3% nel caso degli avvocati uomini, mentre sale all'81,9% nel caso di donne avvocato. Fra le cause del divario di reddito: gli impegni familiari e la difficoltà di conciliare famiglia e professione (54,2% in totale, 49,6% donne e 66,3% uomini); la presenza di discriminazioni dal lato della clientela (51,0% donne, 41,1% uomini); la valorizzazione non adeguata del lavoro svolto dalle donne (50,3% le donne, ma 28,7% gli uomini).

Scarica pdf rapporto Censis avvocatura 2022
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Foto: 123rf.com
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