Significato e commento dell'articolo 111 della Costituzione: dal giusto processo al contraddittorio, alla ragionevole durata del processo

Il testo dell'art. 111 della Costituzione

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"La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.
Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.
Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'interrogatorio da parte dell'imputato o del suo difensore.
La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell'imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.
Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.
Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.
Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione".

Il giusto processo regolato dalla legge

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Con il passaggio da un processo inquisitorio ad uno di tipo accusatorio, il principio del giusto processo è una garanzia ormai imprescindibile all'interno del nostro ordinamento giuridico e si applica a tutti i tipi di procedimenti giudiziari, siano essi civili, penali o amministrativi.
Sancito dalla Carta costituzionale all'art. 111, la regola del giusto processo trova espresso riconoscimento anche a livello sovranazionale nell'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e nell'art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Il contraddittorio tra le parti

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Il fulcro di un processo equo è, anzitutto, il contraddittorio, sia in fase di formazione che di valutazione delle prove. La regola può essere derogata solo in caso di rinuncia da parte dell'imputato o ricorra una causa accertata di impossibilità di natura oggettiva alla realizzazione del contraddittorio o ancora per effetto di provata condotta illecita.
Esso è strumentale a garantire alle parti del processo l'esercizio effettivo del diritto di difesa di cui all'art. 24 della Costituzione.
Il contraddittorio si svolge in condizioni di parità tra le parti e innanzi ad un giudice terzo e imparziale. In questo modo la Costituzione prescrive che i contendenti coinvolti nel processo abbiamo la possibilità di avanzare le proprie pretese e le ragioni a proprio sostegno, in modo tale che il giudice, senza subire interferenze e in posizione equidistante, potrà formare il suo libero convincimento.

Il giusto processo in materia penale e garanzie costituzionali per l'imputato

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Il principio del giusto processo diventa particolarmente pregnante in materia penale, dato che in quella sede entrano in gioco diritti fondamentali come la libertà personale dell'individuo.
Il comma 3 dell'art. 111, nello specifico, prevede una serie di garanzie a lungo negate nella storia processuale italiana, soprattutto sotto il regime fascista. L'indagato deve essere messo tempestivamente a conoscenza degli addebiti a suo carico, affinché possa elaborare una strategia necessaria alla sua difesa.

La ragionevole durata del processo

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Un processo giusto deve avere una durata ragionevole, come sancisce il comma 2 dell'art. 111. Questa è una garanzia per l'imputato ma anche per un corretto ed efficiente funzionamento del sistema giustizia, che riduca il rischio di uno spreco di risorse pubbliche.
Gli obblighi derivanti dalla normativa sovranazionale di rispettare tempi ragionevoli ha condotto all'emanazione della "Legge Pinto", in tema di riparazione per il pregiudizio derivato dagli eccessivi tempi processuali.

Obbligo di motivazione e ricorsi contro i provvedimenti giurisdizionali

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Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati e questo ne consente il controllo giurisdizionale. In particolare, avverso le sentenze e i provvedimenti degli organi giurisdizionali ordinari e speciali che incidono sulla libertà personale, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge.
I motivi di impugnazione possono riguardare esclusivamente la giurisdizione, se si tratta di ricorso avverso le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti.


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