La lettera congiunta dell'Organismo congressuale forense, dell'Unione nazionale delle Camere civili e del Consiglio nazionale forense alla commissione giustizia del Senato
bilancia con dietro dei libri

Processo, le modifiche su prescrizioni e decadenze

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Il processo con preclusioni e decadenze si avvia ad essere «meno equo e celere». A scriverlo, in una lettera congiunta (in allegato), indirizzata alla Commissione giustizia al Senato, sono l'Organismo congressuale forense, l'Unione nazionale delle Camere civili e il Consiglio nazionale forense. Dopo aver ringraziato la ministra Marta Cartabia per gli interventi fissati in materi adi giustizia civile, con i conseguenti miglioramenti, la lettera entra nel vivo delle critiche, poiché secondo gli scriventi «alcuni emendamenti sulla disciplina del processo non soltanto lo renderanno meno giusto ma, nonostante gli intenti dichiarati, finiranno col rallentarlo. Ci riferiamo in primo luogo alla introduzione di preclusioni e decadenze, che le Sezioni Unite nel 2015, con la sentenza 12310, hanno affermato essere causa di ritardo del complessivo andamento della giustizia civile. Anche tutta la Avvocatura si era espressa in questo senso, e ieri la Associazione italiana fra gli Studiosi del processo civile ci ha informato di avervi illustrato, in relazione alla fase introduttiva del giudizio, le stesse perplessità».

Per una giustizia giusta e veloce

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Per come vivono il processo in prima linea «inasprire sin dagli atti introduttivi preclusioni e decadenze renderebbe la giustizia meno equa e celere finendo con impantanarla in discussioni interminabili su cosa è consentito e cosa non lo è. Noi vogliamo una giustizia che sia giusta ed anche veloce - chiedono Cnf, Ocf, Uncc ai senatori - per ottenerla occorre che il confronto processuale si concentri su chi ha ragione e chi ha torto, non sulle regole di procedura o sulla correttezza formale degli atti. Il processo deve essere un mezzo, non un fine - poiché - soprattutto in un momento in cui è in pericolo la stessa coesione sociale, nessuno debba rischiare sanzioni per avere chiesto giustizia, oppure di perdere la casa, il lavoro, i figli, i mezzi di sussistenza, per non essere stato abbastanza pronto nel fare valere le sue ragioni, magari poi risultate evidenti. La certezza del diritto e l'effettività della giurisdizione civile, non si possono dissolvere in ragione di una paventata ma inefficace accelerazione dei tempi processuali».

Giustizia, gli effetti della pandemia

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Restano da superare la pandemia e la crisi che ha determinato e siamo consapevoli che occorra accettare un compromesso tra il dovere dello Stato di garantire la giustizia dei processi, e la richiesta dell'Europa di far loro produrre ricchezza. Diremmo, tra quel che la coscienza esige, e quel che il mondo della finanza impone. Ma quell'emendamento è controproducente sotto entrambi gli aspetti. Non si tratta di rivedere una valutazione politica ma di porre rimedio a una scelta sbagliata da quello tecnico». In ultimo scrivono Cnf, Ocf, Uncc sottolineano l'importanz adi un «appello unanime che nasce da Accademia e Avvocatura sulla scorta dell'indicazione delle Sezioni Unite: impedite un errore, le cui conseguenze pagheremmo tutti in modo assai caro».

Scarica pdf Nota congiunta CNF OCF UNCC
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