La Ministra Cartabia espone nelle sue Linee Programmatiche gli obiettivi della prossima riforma della Giustizia: più adr e processi penali più brevi
Bilancia che esprime il concetto di giustizia

Riforma giustizia: i tre cardini delle linee programmatiche

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Tre i punti delle linee programmatiche da cui la Ministra Cartabia vuole partire nel mettere mano alla Riforma della Giustizia. Le ragioni? Si tratta di questioni che ne condizionano inevitabilmente la realizzazione. Si tratta del piano next generation EU, della pandemia e del dibattito pregresso.

  • Il primo perché mette a disposizioni delle risorse importanti per attuare la riforma della Giustizia e perché la pianificazione deve essere conclusa nel giro di poche settimane.
  • Il secondo perché la pandemia, che richiede da parte del Governo interventi straordinari e urgenti, rende più complessa l'attività ordinaria. Lo sanno bene gli avvocati, i magistrati e il personale della giustizia, costretto da marzo dell'anno scorso a continui sforzi per evitare il blocco della macchina della giustizia.
  • Il terzo perché ci sono ancora tante questioni aperte sulla giustizia che attendono una risposta.

Occorre concentrarsi sulle priorità, che possono essere attuate concretamente.

Delega legislativa

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Nell'ottica di evitare inutili perdite di tempo, la Cartabia propone di salvare quanto di buono è stato fatto dal precedente Governo in materia di giustizia.

La sua proposta è di partire dal materiale a disposizione e modificarlo e implementarlo attraverso la proposizione di emendamenti, che saranno elaborati da un gruppo di esperti che sta formando proprio in questi giorni presso il Ministero.

Da esperta Costituzionalista la Ministra dichiara di voler prestare particolare attenzione al rapporto tra Governo e Parlamento e individua le Camere come il luogo ideale del confronto, a condizione che si lavori per il bene comune, lasciando da parte ciò che al momento non è realizzabile.

Lo strumento da cui partire è quello della delega legislativa, perché permette al Parlamento di definire i confini di azione, gli oggetti e i principi direttivi.

Gli obiettivi della riforma della giustizia

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Il primo obiettivo della riforma consiste nel rendere la giustizia più rapida ed efficiente per attrarre anche gli investimenti. La Costituzione infatti all'art. 111 contempla una giustizia rapida e giusta. Per ottenere risultati in questo senso occorre agire su più fronti: organizzazione, processo e rimedi extraprocessuali.

Occorre prima di tutto riorganizzare la macchina amministrativa e della giustizia attraverso la valorizzazione delle risorse e del personale, il potenziamento delle infrastrutture digitali e la ristrutturazione dell'edilizia penitenziaria e giudiziaria.

Grazie alle risorse Europee è possibile ottenere questi importati risultati: attuare l'Ufficio del Processo, individuare e mette in rete le best practices organizzative esistenti e incrementare una formazione specifica per le figure apicali degli uffici giudiziari.

Alleggerire la giustizia civile favorendo le ADR

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La Ministra intende migliorare lo stato della giustizia civile puntando sulle ADR, ovvero mediazione, negoziazione assistita, conciliazione e arbitrato.

In particolare vuole estendere la mediazione in materia di famiglia e filiazione, introdurre incentivi di natura economica, fiscale e processuale per chi opta per le ADR e valorizzare la interrelazione tra mediazione e giudizio. Occorre ridurre il numero "patologico" dei ricorsi valorizzando la mediazione.

Dal punto di vista procedurale è necessario valorizzare il principio di sinteticità degli atti, decidere se mantenere tutti gli attuali modelli processuali (rito ordinario, sommario di cognizione, procedimento innanzi al Giudice di pace) magari intervenendo sui tempi o se introdurre un nuovo rito più rapido, al posto di quello ordinario.

Il diritto di famiglia e dei minori merita un intervento finalizzato a colmare le lacune e la frammentarietà che lo caratterizzano.

Necessario valutare il problema dei filtri delle impugnazioni soprattutto in riferimento alla Corte di Cassazione, di cui preme valorizzare la funzione nomofilattica.

Ridurre i ricorsi tributari

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La Ministra mette l'accento sulla quantità e la lentezza dei procedimenti tributari. Problemi per risolvere i quali con il Ministero dell'Economia si sta lavorando al fine di costituire un gruppo di lavoro in grado d'individuare le possibili linee di riforma del processo tributario sia sul piano legislativo che organizzativo.

Processi penali più brevi

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L'Europa segnala una durata eccessiva dei processi penali rispetto alla media europea. Il Governo si è assunto l'impegno di riportare la durata dei procedimenti penali nella durata media europea. Occorre razionalizzare e accelerare il processo penale in tutte le sue fasi nel rispetto del diritto di difesa e della struttura dialettica che caratterizza il nostro modello processuale.

All'esame della Commissione giustizia il disegno di legge n. 2435, che contiene la delega al Governo per l'efficienza del processo penale e la definizione celere dei procedimenti presso le Corti di Appello. Come segnalato all'inizio la Ministra intende sfruttare questo materiale esistente e apportare solo le modifiche che si riveleranno necessarie. Questo disegno di legge si propone in particolare lo scopo di diffondere il deposito telematico degli atti e le notificazioni.

Da considerare anche l'iniziativa finalizzata ad ampliare il ricorso ai riti alternativi, i quali, anche se presenti nel nostro ordinamento, da diversi decenni meritano di essere rivisti e valorizzati.

Degni altresì riflessione i seguenti temi:

  • rendere più scorrevole il dibattimento di primo grado;
  • rafforzare la presunzione d'innocenza;
  • garantire il diritto a presenziare ai procedimenti penali;
  • stabilire un punto di equilibrio tra le varie istanze che in questi anni si sono scontrati sulla prescrizione del reato.

La riforma del processo penale però richiede anche interventi di natura sostanziale che devono riguardare i meccanismi di procedibilità, le condotte riparatorie, la sospensione della pena e la non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Occorre ripensare anche al sistema sanzionatorio, cercando rimedi alternativi al carcere, che ha il risvolto negativo di "desocializzare" il reo. Occorre inoltre rendere effettive le pene pecuniarie, sospensive, di probation e detentive brevi.

Risulta necessario tenere presente che a livello internazionale si spinge per mettere in atto sempre di più un modello di giustizia riparativa.

La Ministra si dilunga poi sul tema della prescrizione descrivendo le tesi contrapposte sul tema, che fino a questo momento hanno dilatato i tempi della riforma di questo istituto, ma non prende una posizione, in attesa degli esiti dello studio del gruppo di lavoro incaricato.

Altro tema è quello delle mafie e della criminalità organizzata. Il Governo si assume l'impegno di lottare contro questi reati anche in considerazione del periodo particolarmente delicato che sta attraversando il nostro Paese.

Segnala l'impegno con il CSM al perfezionamento dell'accordo che riguarda la distribuzione territoriale dei PED, ossia i procuratori Europei, preposti alla tutela finanziaria degli interessi Europei.

Sulla corruzione il punto dolente è rappresentato dai ritardi dell'accertamento giudiziale del reato. Problema che dipende anche dalla nostra "capacità amministrativa" e dal confine incerto di certe fattispecie di reati.

CSM e ordinamento giudiziario

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La Ministra segnala infine la necessità di riformare il CSM e l'ordinamento giudiziario. In questo ambito si partirà dal disegno di legge AC 2681 già in Commissione giustizia, che prevede un complesso sistema di riforme che incidono sul funzionamento del CSM, sul sistema elettorale dei suoi membri e sulla selezione dei vertici.

Trasparenza ed efficienza dovranno caratterizzare le procedura di nomina degli incarichi direttivi e semidirettivi.

Un'attenta riflessione merita però la riforma elettorale del CSM, che dovrà tenere conto della pluralità culturale dei magistrati. Si sta valutando anche il rinnovo parziale del Consiglio per scoraggiare logiche spartitorie e garantire nel contempo continuità all'istituzione.

Infine si rende necessario intervenire sulla questione della candidatura dei magistrati a cariche elettive, soprattutto in relazione alla fase successiva del ricollocamento del magistrato.

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Foto: 123rf
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