Necessaria una riforma complessiva del sistema fiscale da affidare a esperti, ispirandosi al modello danese del 2008, anche per contrastare l'evasione
la parola riforma scritta col gesso su una lavagna

Riforma fiscale organica da affidare a esperti

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Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, dopo aver incassato il 262 voti al Senato, oggi prova a fare il bis alla Camera. Tanti i temi toccati nel discorso al Senato, tra i quali, per ovvie ragioni, desta particolare interesse quello sull'ennesima riforma fiscale. Al momento solo indicazioni di massima e puramente metodologiche. Dalle parole di Draghi emergono chiaramente i due punti fissi della prossima riforma fiscale.

Il primo fa riferimento alla necessità di procedere a una riforma organica e complessiva, il secondo invece all'esigenza di coinvolgere esperti in materia fiscale. Queste, in particolare, le parole di Draghi "non bisogna dimenticare che il sistema tributario è un meccanismo complesso, le cui parti si legano una all'altra. Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta. Un intervento complessivo rende anche più difficile che specifici gruppi di pressione riescano a spingere il governo ad adottare misure scritte per avvantaggiarli. Inoltre, le esperienze di altri paesi insegnano che le riforme della tassazione dovrebbero essere affidate a esperti, che conoscono bene cosa può accadere se si cambia un'imposta. Ad esempio la Danimarca, nel 2008, nominò una Commissione di esperti in materia fiscale. La Commissione incontrò i partiti politici e le parti sociali e solo dopo presentò la sua relazione al Parlamento. "

Il modello danese

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Mario Draghi guarda alla Danimarca per riformare il sistema fiscale italiano, ricordando però che quanto fatto in Danimarca nel 2008 ricalca in buona sostanza la riforma messa in atto in Italia all'inizio degli anni 70 da due importanti esperti in materia.

Queste le parole di Draghi sul tema: "Il progetto prevedeva un taglio della pressione fiscale pari a 2 punti di Pil. L'aliquota marginale massima dell'imposta sul reddito veniva ridotta, mentre la soglia di esenzione veniva alzata. Un metodo simile fu seguito in Italia all'inizio degli anni Settanta del secolo scorso quando il governo affidò ad una commissione di esperti, fra i quali Bruno Visentini e Cesare Cosciani, il compito di ridisegnare il nostro sistema tributario, che non era stato più modificato dai tempi della riforma Vanoni del 1951. Si deve a quella commissione l'introduzione dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e del sostituto d'imposta per i redditi da lavoro dipendente. Una riforma fiscale segna in ogni Paese un passaggio decisivo. Indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l'architrave della politica di bilancio."

Prelievo razionale e semplificato e lotta all'evasione

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Una riforma fiscale che contempla una profonda revisione dell'IRPEF, l'imposta sul reddito delle persone fisiche, che deve semplificare e razionalizzare il prelievo fiscale, ma anche ridurre il carico fiscale, nel rispetto del principio di progressività.

Obiettivi a cui si accompagna, come fatto finora anche dal Governo Conte, la sempiterna lotta all'evasione fiscale, con metodi innovativi come i meccanismi premiali in favore di chi utilizza i mezzi di pagamento elettronici e i nuovi limiti all'utilizzo del contante, anche al fine di contrastare il reato di riciclaggio.

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Foto: 123rf.com
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