In base agli artt. 2195 e ss. del codice civile, l'imprenditore commerciale è tenuto all'iscrizione nel registro delle imprese ed è soggetto al fallimento
imprenditore con in mano ingranaggi

Chi è l'imprenditore commerciale

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Il codice civile definisce la figura dell'imprenditore come quella di chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi (art. 2082 c.c.).

All'interno di questa vasta categoria, la principale distinzione da operare è quella tra imprenditore commerciale e imprenditore agricolo.

In particolare, è ritenuto imprenditore commerciale, a norma dell'art. 2195 c.c., chi esercita (nei termini di cui all'art. 2082 sopra esaminato):

  • un'attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi
  • un'attività intermediaria nella circolazione dei beni
  • un'attività di trasporto per terra, per acqua o per aria
  • un'attività bancaria o assicurativa
  • altre attività ausiliarie delle precedenti

Per conoscere i tratti della figura dell'imprenditore agricolo, invece, si rimanda alla nostra guida dedicata.

L'iscrizione nel registro delle imprese

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La principale peculiarità della disciplina dell'imprenditore commerciale è rappresentata dall'obbligo di iscrizione nel registro delle imprese.

L'iscrizione ha efficacia essenzialmente dichiarativa (tranne che nelle società di capitali, per le quali ha efficacia costitutiva), poiché serve a rendere opponibili ai terzi i fatti iscritti, sebbene all'imprenditore sia comunque riconosciuta la possibilità di dimostrare che i terzi fossero a conoscenza di fatti non iscritti.

L'obbligo di tenuta delle scritture contabili

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Tra gli obblighi previsti dalla legge a carico dell'imprenditore commerciale, particolare rilevanza ha quello relativo alla tenuta dei libri e delle scritture contabili (art. 2214 c.c.).

In base alla disciplina civilistica, infatti, l'imprenditore commerciale ha l'obbligo di tenere regolarmente:

  • il libro giornale
  • il libro degli inventari
  • le altre scritture contabili richieste dalla natura e dalle dimensioni dell'impresa

Egli è tenuto, inoltre, a conservare in ordine, per ciascun affare, gli originali della corrispondenza e delle fatture ricevute, nonché copia dei documenti spediti.

A norma dell'art. 2709 c.c., peraltro, i libri e le scritture contabili valgono a fare prova contro l'imprenditore (v. meglio, sul punto, la nostra guida alle scritture contabili).

Gli ausiliari dell'imprenditore commerciale

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Nello svolgimento della sua attività, l'imprenditore commerciale ha facoltà di farsi aiutare da altri soggetti, tra cui spicca le figure dell'institore.

Questi, a norma dell'art. 2203 c.c., viene preposto dal titolare all'esercizio di un'impresa commerciale o anche di una sola sede secondaria o di uno specifico ramo d'impresa.

L'institore è di solito un dipendente dotato di ampia autonomia, cui l'imprenditore delega i suoi poteri.

Più limitati, invece, sono i poteri del procuratore (che non è un preposto) e dei commessi, per la cui analisi si rimanda alla nostra guida sugli ausiliari dell'imprenditore.

Differenze con altri soggetti

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Non tutti i soggetti che esercitano attività d'impresa soggiacciono alla disciplina prevista per l'imprenditore commerciale.

Si pensi al piccolo imprenditore, che non è soggetto agli obblighi di tenuta contabile e non può essere soggetto a fallimento; inoltre, la sua iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese ha semplice valore di pubblicità notizia e non di efficacia dichiarativa.

Un capitolo a parte merita chi esercita le professioni intellettuali: a tali soggetti si applicano le disposizioni relative all'impresa, quando la professione sia esercitata nell'ambito di un'attività organizzata in forma di impresa.

Quanto al fallimento dell'imprenditore commerciale, si rimanda alla nostra guida sul fallimento.

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