La ulteriore proroga di tre mesi è stata annunciata dal ministro dell'Economia nel corso dell'incontro in videoconferenza con le imprese
uomini intorno a un tavolo con grafico a torta su crescita

di Gabriella Lax - L'emergenza coronavirus spinge ad un ulteriore rinvio per tasse e contributi fino al 16 settembre. La nuova proroga di tre mesi è stata annunciata dal ministro dell'Economia nel corso dell'incontro in videoconferenza con le imprese, Confindustria, Ance, Confapi e Confprofessioni sul prossimo decreto.

Tasse e tributi, ulteriori tre mesi di tempo

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Questo significa che i pagamenti di aziende, professionisti e lavoratori autonomi slitteranno dal 31 maggio al 16 settembre. Ancora tre mesi e poi le impresse dovranno saldare gli adempimenti tributari tra marzo, aprile e maggio per l'emergenza coronavirus. A questo si aggiunga anche il saldo degli "avvisi bonari", le cartelle esattoriali e gli accertamenti in scadenza dal 2 marzo scorso. In realtà la richiesta delle imprese era di sospendere tutti i pagamenti fino alla fine del 2020. Ma non è detta l'ultima parola, in ogni caso le decisioni finali faranno parte del decreto maggio in uscita.

Le scadenze fiscali

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Quella di Gualtieri è solo un'anticipazione della bozza dell'articolato prevede lo slittamento al 16 settembre del pagamento di tutti i versamenti sospesi tra marzo e maggio 2020. I contribuenti potranno pagare in un'unica soluzione o con quattro rate di pari importo (l'ultima scadrà il 16 dicembre). Invece da giugno si ritorna al regime ordinario, in attesa che l'emergenza si plachi. Come sottolinea però il Sole 24 Ore resta da capire che cosa succederà per i 30 milioni di atti di accertamento e cartelle esattoriali che l'Agenzia delle entrate dovrebbe notificare da giugno a dicembre di quest'anno: la soluzione punta ad evitare un ingorgo fiscale ed allo slittamento della notifica direttamente al 2021.

Il sostegno alle imprese

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Nel corso della videoconferenza Gualtieri ha prospettato interventi a sostegno delle imprese: a fondo perduto per le piccole imprese, calcolati in base alle perdite subite a causa dell'emergenza sanitaria, da sommare ai rimborsi per bollette e affitti. Per le aziende tra i 5 e i 50 milioni di fatturato, l'idea è di un intervento diretto dello Stato probabilmente attraverso Invitalia, mentre le grandi aziende dovrebbero poter contare sulla Cassa depositi e prestiti per il sostegno alla liquidità.

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Foto: 123rf.com
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