La rivoluzione del tasso di interesse sarà graduale e varrà inizialmente per le sole nuove operazioni. Quali rischi per chi ha un mutuo a tasso variabile?
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di Lucia Izzo - Dal 2020 nuovo volto per l'Euribor (EURo Inter Bank Offered Rate), il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in Euro tra le principali banche europee utilizzato dagli istituti di credito come tasso base per calcolare interessi variabili.

Le novità che coinvolgono questo tasso interbancario, che si sta avviando verso l'estinzione, avranno conseguenze su coloro che hanno operazioni a tasso variabile. Le prime a venire alla mente sono quelle di mutuo, che interessano milioni di famiglie italiane ed europee.

La rivoluzione dei tassi interbancari

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In realtà, già dallo scorso 2 ottobre si è assistito al debutto di €STR (Euro Short Term Rate), il tasso che sostituirà Eonia (Euro OverNight Index Average), ovvero il tasso di interesse interbancario per 1 giorno per la zona di euro. Si è trattato di un primo passo nel percorso, che si concluderà definitivamente nel 2022 (in nuovi tassi conviveranno sino ad allora), verso una rivoluzione dei tassi interbancari.

Per approfondimenti Tassi interbancari: arriva €STR, poi toccherà ai mutui

Il processo coinvolgerà presto anche il tasso Euribor, con cui molti cittadini hanno familiarità, trattandosi del tasso che consente di calcolare la rata dei mutui variabili. Anche Euribor sarà sostituito da un nuovo metodo di elaborazione fondato su criteri scientifici, dunque non solo maggiormente preciso, ma anche più affidabile. Nel corso degli anni, l'Euribor è calato enormemente, al punto da raggiungere un livello negativo. Da qui la volontà di intervenire sul metodo di calcolo.

Il nuovo Euribor: modalità di calcolo

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La riforma, già annunciata nel 2016, punta a una maggiore trasparenza e stabilità, così da scongiurare manipolazioni (avvenute in passato). Si predilige un metodo scientifico e matematico, non più "fiduciario", che renda il tasso più preciso e affidabile.

Sinora, l'indice inerente il tasso con cui le principali banche europee si scambiano il denaro tra loro, si è basato su una comunicazione volontaria delle quotazioni da parte delle banche.

Le nuove modalità di calcolo, invece, mirano ad abbandonare questa tecnica "fiduciaria" a favore di un metodo di calcolo "ibrido" che valuterà gli scambi effettivamente eseguiti tra gli istituti di credito, abbandonando la discrezionalità in favore dell'obbligatorietà.

Dal 1° gennaio 2020 nuovo Euribor

L'introduzione del nuovo tasso è attesa a breve, ovvero a partire dal 1° gennaio 2020, tuttavia, come avvenuto per Eonia, il passaggio sarà graduale. Per evitare eccessivi stravolgimenti dei prodotti interessati dal tasso Euribor, mutui in primis, il nuovo criterio di calcolo verrà introdotto solo sulle nuove operazioni.

La transizione, infatti, è apparsa da subito tecnicamente complessa e per questo Parlamento e Consiglio UE, a febbraio 2019, hanno deciso di concedere ai fornitori di benchmark critici una proroga al 31 dicembre 2021 per adattare i loro prodotti ai nuovi requisiti. Fino al 2022, dunque, i due indicatori (il vecchio e il nuovo) viaggeranno affiancati.

Nuovo Euribor: le possibili conseguenze

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Il passaggio a una nuova modalità di calcolo, indubbiamente più trasparente e affidabile, non manca di ingenerare preoccupazioni nelle famiglie che hanno già stipulato dei mutui ipotecari a tasso variabile o prestiti a tasso indicizzato (agganciati all'Euribor), oppure che vorranno stipularli in futuro.

Il timore, è quello che il nuovo calcolo possa essere più altalenante e volatile, essendo ancorato alle transazioni effettive, e dunque determinare sbalzi improvvisi, soprattutto in presenza di situazioni di tensione e crisi finanziaria riguardanti i paesi europei (si pensi al caso della Grecia) idonee a determinare improvvisi aumenti del tasso.

Quali rischi per i mutui?

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In realtà, le previsioni di mercato sembrano scongiurare timori per i mutuatari. Sicuramente per i prossimi due anni, le operazioni in essere potranno beneficiare dell'attuale sistema: durante la fase di transizione saranno mantenute le proiezioni attuali e, nel frattempo, il mercato potrà meglio comprendere il funzionamento delle novità e abituarsi al nuovo metodo di calcolo del benchmark.

La maggior parte delle preoccupazioni ricadrà presumibilmente sulle banche: gli addetti ai lavori dovranno capire come far funzionare il nuovo metodo eventualmente accollandosi il costo di eventuali scostamenti. Senza dimenticare che esiste la strada della rinegoziazione del mutuo.

In realtà, sembra essere smentito il rischio che l'adeguamento possa provocare conseguenze esorbitanti e un aumento eccessivo del costo dei mutui a seguito dell'adeguamento al Regolamento europeo sugli indici. Un rialzo potrebbe registrarsi solo a partire dal 2025 e comunque le variazioni dovrebbero avere conseguenze pressoché impercettibili sulle rate mensili dei finanziamenti.

Per avere previsioni più affidabili non resta che attendere gli sviluppi dei prossimi anni, quando gli istituti inizieranno a modificare i sistemi di calcolo e a gestire nuovi mutui a seconda del nuovo indice. Probabilmente, chi sceglierà di sottoscrivere mutui in futuro, sarà maggiormente spinto verso una rata costante, senza rischi di oscillazioni imprevedibili mese per mese.
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(16/12/2019 - Lucia Izzo)
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