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Conti correnti: costi delle banche ribaltati sui clienti

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Dopo l'annuncio di ottobre del manager di Unicredit anche altre banche si stanno organizzando per far pagare i tassi negativi ai clienti
uomo con acqua alla gola per i debiti

di Annamaria Villafrate - A ottobre Pierre Mustier di Unicredit ha annunciato che dal 2020 i costi sui depositi sarebbero aumentati per evitare che i tassi negativi che le banche devono pagare all'istituto di Francoforte abbiano effetti avversi sui bilanci bancari.

Leggi Tassi negativi: quali rischi per i risparmiatori italiani?

Aperta la strada, anche le altre banche si stanno organizzando per modificare i loro contratti e accollare ai clienti il costo dei tassi negativi, sull'esempio di Unicredit. Un aumento che è corretto solo in presenza di giustificati motivi.

Vediamo infatti cosa dice il testo unico bancario al riguardo:

  • 1. L'annuncio di Pierre Mustier
  • 2. Cosa sono i tassi negativi
  • 3. Unicredit fa "scuola"
  • 4. Lecito scaricare i tassi negativi sui clienti?
  • L'annuncio di Pierre Mustier

    Risale alla fine di ottobre l'annuncio di Pierre Mustier, manager di Unicredit banca con cui veniva comunicata la decisione di far pagare in sostanza ai clienti i costi che le banche sostengono per i tassi negativi. Il contenuto dell'annuncio si sta sempre più delineando e a quanto pare dal 2020 sono previsti aumenti consistenti di costo per i clienti con depositi in conto da un milione di euro in su, ai quali però proporre investimenti in fondi monetari con rendimenti positivi e senza costi.

    Leggi anche Conti correnti a tassi negativi

    Cosa sono i tassi negativi

    Si, ma cosa sono i tassi negativi? I tassi negativi non sono altro che costi, che le banche potrebbero iniziare a chiedere ai clienti che hanno presso di esse dei depositi di liquidità, al posto dei tassi di interesse positivi solitamente corrisposti. Tutto perché la BCE da diversi anni fa gravare sulle banche un tasso negativo sulle somme che gli istituti bancari hanno in deposito presso la banca di Francoforte, con il risultato che alla fine i tassi negativi della BCE vengono fatti pagare ai clienti, ovvero a tutti noi.

    Unicredit fa "scuola"

    L'annuncio di Unicredit sta facendo scuola. Chebanca! ha già disposto l'aumento del canone annuo per la tenuta del c/c di 12 euro, anche sui conti prima offerti gratuitamente. Fineco da febbraio 2020 aumenterà le spese di tenuta conto, alcuni istituti bancari stanno mettendo mano alle condizioni contrattuali, altri ancora stanno prendendo contatti con i clienti, per persuaderli a spostare il denaro verso forme alternative di deposito.

    Non proprio una novità, visto che, se da una parte l'annuncio di Unicredit risale a poco tempo fa, da diversi mesi alcuni istituti bancari facevano già gravare sui clienti l'aumento delle spese di tenuta conto, diversificando in base all'entità delle somme ivi presenti. Il dubbio che sorge sulla liceità di questi aumenti è più che legittima. Cerchiamo quindi di capire se è corretto scaricare i costi dei tassi negativi sui clienti bancari.

    Lecito scaricare i tassi negativi sui clienti?

    La riposta a questa domanda è contenuta nell'art 118 del TU delle leggi in materia bancaria e creditizia. La norma dispone infatti che: "1. Nei contratti a tempo indeterminato può essere convenuta, con clausola approvata specificamente dal cliente, la facoltà di modificare unilateralmente i tassi, i prezzi e le altre condizioni previste dal contratto qualora sussista un giustificato motivo. Negli altri contratti di durata la facoltà di modifica unilaterale può essere convenuta esclusivamente per le clausole non aventi ad oggetto i tassi di interesse, sempre che sussista un giustificato motivo. 2. Qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata espressamente al cliente secondo modalità contenenti in modo evidenziato la formula: "Proposta di modifica unilaterale del contratto", con preavviso minimo di due mesi, in forma scritta o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente.(…) 3. Le variazioni contrattuali per le quali non siano state osservate le prescrizioni del presente articolo sono inefficaci, se sfavorevoli per il cliente. 4. Le variazioni dei tassi di interesse adottate in previsione o in conseguenza di decisioni di politica monetaria riguardano contestualmente sia i tassi debitori che quelli creditori, e si applicano con modalità tali da non recare pregiudizio al cliente."

    Insomma in presenza di giustificati motivi è possibile applicare variazioni di contratto, il fatto è che far gravare i tassi negativi passati sui clienti non è proprio un giustificato motivo. Inoltre, leggendo l'art. 118 è chiaro che le banche non possono applicare variazioni contrattuali senza informare preventivamente il cliente e senza ottenerne il consenso specifico. Condizioni che, se non rispettate, legittimano i clienti a rivolgersi all'Arbitro bancario e al giudice, in assenza di una soluzione stragiudiziale della controversia.

(11/12/2019 - Annamaria Villafrate) Foto: 123rf.com
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