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Tassi negativi: quali rischi per i risparmiatori italiani?

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La decisione di Unicredit di trasferire sui clienti i tassi negativi BCE potrebbe ispirare anche altre banche a fare la stessa scelta, con l'effetto di "tassare" in particolare i grandi risparmiatori
simbolo di tassi interesse in un distributore
di Lucia Izzo - È di questo periodo l'annuncio di Jean Pierre Mustier, Amministratore Delegato di Unicredit, riguardante la decisione di "trasferire ai clienti" i tassi negativi. In pratica, a partire dal 2020 l'istituto creditizio mira ad applicare un tasso di interesse negativo sui depositi, ma non su tutti, unicamente su quelli "consistenti" e con "liquidità importanti".

"Dobbiamo proteggere tutti i clienti più vulnerabili delle banche, coloro che sono coperti dalla garanzia di deposito, e quindi, caso per caso, possiamo considerare di spostare i tassi negativi verso le grandi aziende o alcuni grandi clienti offrendo un una serie di alternative, come investimenti con obiettivi di rendimento vicini allo zero anziché avere un tasso di deposito negativo" ha dichiarato Mustier definendo "un'alternativa perfettamente accettabile".

  1. Tassi negativi: come funzionano
  2. La decisione di Unicredit
  3. La politica della BCE
  4. Cosa accadrà in Italia?

Tassi negativi: come funzionano

Prima di entrare nel dettaglio, giova rammentare come funzionano i tassi negativi che potrebbero ben presto entrare nella vita degli italiani. In parole (molto) semplici, coloro che acquistano Titoli di Stato o hanno depositi di liquidità presso le banche di un determinato ammontare, anziché ottenere un rendimento dal loro risparmio, potrebbero vederselo "tassare" e dunque pagare una percentuale alla banca per le somme sul conto corrente.


In diversi paesi europei la misura è già operativa (ad esempio in Germania, Svizzera e Danimarca) per determinati prodotti (ad esempio, titoli di Stato decennali e trentennali), ma in Italia sarebbe la prima volta. Non solo per gli italiani il risparmio è particolarmente tutelato, ma pochi istituti hanno optato per una scelta simile anche per paura di veder trasmigrare i conti correnti verso un altra banca più competitiva. Poi è arrivata la scelta di Unicredit.

La decisione di Unicredit

In un primo momento, Mustier aveva parlato di tassi negativi su "depositi ben al di sopra dei 100mila euro", una soglia che ha fatto scattare critiche e sorgere allarmismi, in particolare tra clienti, operatori e sindacati che hanno evidenziato l'impatto estremamente negativo che la misura avrebbe potuto comportare su imprese, territori e lavoratori bancari.

Unicredit è dunque intervenuta prontamente con delle rassicurazioni, precisando che i tassi negativi coinvolgeranno con tutta probabilità i depositi con oltre un milione di euro sul proprio conto; inoltre, l'applicazione della "tassa" non sarà automatica (ne dovrebbero essere escluse alcune categorie) e ai clienti saranno offerte "soluzioni alternative ai depositi come ad esempio investimenti in fondi di mercato monetario senza commissioni e obiettivi di performance in territorio positivo".

Se da un lato, dunque, sembra scongiurata una falce su praticamente l'intera clientela, della misura annunciata ancora non si conoscono esattamente i profili applicativi e le modalità di funzionamento, che presumibilmente si sapranno a breve. In realtà, a destare maggiore preoccupazione è la possibilità che anche altre banche in Italia scelgano di seguire l'esempio di Unicredit dettato, in realtà, dalla politica della Banca Centrale Europea.

La politica della BCE

La Banca Centrale Europea, da ormai diversi anni, applica un tasso negativo ai depositi dei singoli istituti bancari presso l'Istituto di Francoforte, in pratica una tassa sulla "deposit facility" della BCE in parte bilancato da un cuscinetto, il c.d. tiering.

Attualmente, il tasso di interesse è fissato al -0,5% (anziché il precedente -0,4%), con sempre maggior difficoltà per le banche di fronteggiare oneri talmente elevati. Unicredit, anziché subire passivamente il prelievo, ha sostanzialmente deciso, come altri istituti europei, di "ribaltarlo" sui propri clienti facendo ricadere il peso della tassa sui correntisti.

Cosa accadrà in Italia?

Sinora, le reazioni sono state contrastanti: alcune banche italiane hanno immediatamente chiarito di non avere intenzione di imitare Unicredit, altri istituti, invece, stanno ponderando se scegliere o meno una simile linea d'azione che, di fatto, colpirebbe in particolare i risparmi delle imprese e dei grandi depositi.

Tuttavia, come riporta AGI, sono soprattutto gli esperti, in particolare gli analisti di Mediobanca a dimostrarsi scettici: "Non si vede come il trasferimento di tassi negativi sulla base di clienti possa stimolare gli investimenti, dato che a spingerli sono ragioni industriali piuttosto che una logica finanziaria. Siamo scettici anche sui possibili benefici per la redditività delle banche, poiché l'applicazione di tassi negativi potrebbe scatenare una concorrenza più intensa sui prezzi, specialmente sui prestiti alle imprese e in particolare in un paese come l'Italia in cui la crescita dei prestiti è ferma da anni."

Ciononostante, altri ritengono indispensabile una riflessione visto che, sinora, le banche in forte sofferenza hanno risposto alla politica della BCE incrementando le spese e le commissioni, in particolare nel timore che un trasferimento dei tassi negativi sui clienti avrebbe potuto scatenare una forte concorrenza e portare i correntisti a cambiare istituto.

(01/11/2019 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com
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