Con il via libera del Senato passa ora alla Camera l'esame del ddl di conversione del decreto legge 4/2019, la cui versione originaria è stata modificata con diversi emendamenti

di Lucia Izzo - Con 149 voti favorevoli, 110 contrari e 4 astensioni, l'Aula del Senato ha approvato con modifiche, in prima lettura, il ddl (sotto allegato) di conversione del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni quota 100.

Non sono mancati momenti di tensione durante il voto: i senatori di Forza Italia hanno indossato dei gilet blu con la scritta "sì lavoro, no bugie", provocando l'intervento della presidente Maria Elisabetta Alberta Casellati: "Il folklore non appartiene all'aula del Senato ma soltanto alle piazze, vergogna". Il vicepremier e leader del M5S, Luigi Di Maio, si è detto invece "molto soddisfatto" per l'esito.

Dopo l'approvazione del 27 febbraio, il testo del "decretone" passa ora alla Camera per il sì definitivo.

Il provvedimento ha subito diversi ritocchi rispetto alla sua versione originaria, in particolare per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, oggetto di numerosi emendamenti a poco più di una settimana dalla partenza fissata al 6 marzo.


Ecco tutte le novità:

Reddito di cittadinanza: stretta su stranieri e "furbetti" del divorzio

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La prima stretta coinvolge gli immigrati che vorranno accedere al reddito di cittadinanza: i cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea dovranno produrre apposita certificazione, rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, inerente i requisiti reddituali e patrimoniali, nonché la composizione del nucleo familiare. La dichiarazione dovrà essere redatta in lingua italiana e legalizzata dall'Autorità consolare italiana.

Saranno esclusi dall'obbligo dalla certificazione i soggetti aventi lo status di rifugiato politico, oppure qualora convenzioni internazionali dispongano diversamente o se i cittadini appartengono a paesi in cui è oggettivamente impossibile acquisire tali certificazioni.

Maggiori controlli anche per separati e divorziati che richiedano di accedere al RdC. Il testo originario, infatti, ha previsto che tali soggetti restano nel medesimo nucleo familiare qualora continuino a risiedere nella stessa abitazione.

Un emendamento ha stabilito maggiori controlli proprio sui cambi di residenza dichiarati, affinché possa essere verificata la loro effettività: qualora la separazione o il divorzio siano avvenuti successivamente alla data del 1° settembre 2018, il cambio di residenza dovrà essere certificato da apposito verbale della polizia locale.

Privacy: lo Stato non vedrà le spese

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Condividendo i rilievi dell'Autorità garante per la privacy, è stata modificata la norma che prevedeva controlli sugli acquisti effettuati con la Carta prepagata RdC.

Lo Stato potrà dunque monitorare i soli importi complessivamente spesi e prelevati sulla Carta Rdc ogni mese al fine di verificare la fruizione del beneficio.


Di stabilire le modalità di monitoraggio se ne occuperà sempre un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Garante per la privacy.

Offerta di lavoro: obbligo solo con stipendio da 858 euro

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In relazione alle offerte di lavoro nei confronti dei beneficiari del RdC, viene previsto l'obbligo di accogliere le proposte che prevedono una retribuzione da 858 euro, ovvero il 10% del beneficio massimo fruibile da un solo individuo (780 euro), inclusivo della componente ad integrazione del reddito dei nuclei residenti in abitazione in locazione.

Famiglie con disabili e minori: modificato il limite geografico

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Qualora nel nucleo familiare siano presenti componenti con disabilità, come definita a fini ISEE, è prevista una deroga alle disposizioni che prevedono la congruità dell'offerta di lavoro.

Nel dettaglio, indipendentemente dal periodo di fruizione del beneficio, l'offerta di lavoro viene considerata congrua se, per i primi due anni, non eccede la distanza di cento chilometri (o cento minuti con i mezzi pubblici) dalla residenza del beneficiario.

Deroghe anche per le famiglie in cui siano presenti figli minori, anche in caso di genitori legalmente separati: con esclusivo riferimento alla terza offerta, questa è considerata congrua se non eccede la distanza di 250 km dalla residenza del beneficiario.

Lavori pubblica utilità

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I beneficiari del Reddito di cittadinanza saranno tenuti, in coerenza con il proprio profilo professionale e con le competenze acquisite e gli interessi e le propensioni emerse, a svolgere lavori di pubblica utilità presso i comuni di residenza. La partecipazione ai progetti è facoltativa per le persone non tenute agli obblighi connessi al Rdc.

In particolare, gli emendamenti hanno modificato le ore settimanali che gli interessati dovranno mettere a disposizione del lavori socialmente utili: si va da un minimo di 8 ore fino a un massimo di 16 ore complessive settimanali.

Gli oneri derivanti dalle assicurazioni INAIL e RC dei beneficiari del Rdc partecipanti ai progetti a titolarità dei Comuni, non saranno più a carico delle amminsitrazioni locali, bensì del fondo che finanzia il RdC.

Perde il sussidio chi si dimette ma non la famiglia

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Stretta anche sulla platea dei "licenziati": a differenza della precedente versione, gli emendamenti stabiliscono che non abbia diritto al RdC il solo componente del nucleo familiare (e non più l'intera famiglia) disoccupato a seguito di dimissioni volontarie nei dodici mesi successivi alla data delle dimissioni, fatte salve le dimissioni per giusta causa. Tuttavia, il nucleo familiare si vedrà decurtare 0,4 punti sul parametro della scala di equivalenza.

Bonus sanzioni

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Ritoccate anche le sanzioni: è prevista la decadenza del beneficio qualora uno dei membri del nucleo familiare venga trovato a svolgere attività di lavoro dipendente o di collaborazione coordinata e continuativa, in assenza delle comunicazioni obbligatorie di cui all'articolo 9-bis del D.L. n. 510/1996, ovvero altre attività di lavoro autonomo o di impresa.

Modificati anche gli incentivi riconosciuti a chi assume beneficiari di RdC. I benefici (esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore) verranno riconosciuti a coloro che assumono beneficiari anche mediante contratto di apprendistato e non solo con contratti a tempo indeterminato.

Viene previsto, inoltre, che le agevolazioni non spettino ai datori che assumono percettori di RdC, ma non siano in regola con gli obblighi di assunzione relativi alle categorie protette (cfr. art. 3 L. 68/99), fatta salva l'ipotesi di assunzione di beneficiario di reddito di cittadinanza iscritto alle liste di cui alla medesima legge.

Vengono ritoccate anche le sanzioni: chi licenzia i beneficiari del reddito di cittadinanza nei 36 mesi successivi all'assunzione dovrà restituire il bonus maggiorato delle sanzioni civili, a meno che il licenziamento avvenga per giusta causa.

Domanda Reddito e pensione di cittadinanza

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Un altro emendamento ha confermato all'INPS il compito di predisporre il modulo di domanda per ottenere il sussidio. L'istituto, peraltro, giusto ieri ha pubblicato i moduli per ottenere le misure sul proprio sito (leggi Reddito di cittadinanza e pensione: ecco i modelli per fare domanda).

Inoltre, per i beneficiari del RdC, è prevista l'obbligo di dichiarare l'immediata disponibilità al lavoro tramite l'apposita piattaforma digitale, gli istituti di patronato o nei centri per l'impiego, entro 30 giorni dal riconoscimento del beneficio.

Modifiche anche per quanto riguarda la domanda di pensione di cittadinanza: le richieste potranno essere presentate anche presso gli istituti di patronato e assistenza sociale.

Pace contributiva fino a 120 rate

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Ampliata la facoltà di riscatto periodi non coperti da contribuzione istituita in via sperimentale per il triennio 2019-2021.

Il versamento dell'onere per il riscatto potrà essere effettuato ai regimi previdenziali di appartenenza in unica soluzione ovvero in massimo 120 rate mensili in 10 anni, anziché 60 in 5 anni come previsto attualmente.

TFS statali

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Ancora, in materia previdenziale, è stato previsto l'innalzamento della soglia riguardante il finanziamento per l'anticipo del Trattamento di Fine Servizio (TFS) per i lavoratori statali: l'importo finanziabile sarà pari 45mila euro anziché i 30mila euro previsti dal testo originario.

Proroga CIGS

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Gli emendamenti al Senato hanno previsto anche una proroga della cassa integrazione guadagni straordinaria: tramite una modifica all'art. 22-bis, del d.lgs. n. 148/2015, la CIGS viene prorogata fino al 2020.

Vengono stanziati 50 milioni di euro per il 2020, mentre le risorse per il 2019 passano da 100 a 180 milioni. Ancora, vengono previsti acconti CIGS di sei mesi in favore di aziende operanti in aeree di crisi complessa, come la Blutec di Termini Imerese.

Assunzioni

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Sul fronte assunzioni, oltre ai navigator, che potranno essere assunti previo parere della conferenza stato-regioni, al fine di far fronte alle gravi scoperture di organico degli uffici giudiziari per l'attuazione di Quota 100, gli emendamenti al Senato hanno previsto che per l'anno 2019 il reclutamento del personale dell'amministrazione giudiziaria, sia autorizzato in deroga all'articolo 30 del d.lgs. n. 165/2001, n. 165.

I concorsi pubblici per il reclutamento del personale potranno essere espletati nelle forme del concorso unico mediante richiesta al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ne assicura priorità di svolgimento e con modalità semplificate, anche in deroga alla disciplina prevista dal d.P.R. 487/1994.

Ampliato il turnover in Regioni e Comuni che potranno computare, per il triennio 2019-2021 e nel rispetto della programmazione del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile, ai fini della determinazione delle capacità assunzìonali per ciascuna annualità, sia le cessazioni dal servizio del personale di ruolo verificatesi nell'anno precedente, sia quelle programmate nella medesima annualità.


Infine, al fine di fronteggiare gli effetti della 'pensione quota 100' sul sistema scolastico e garantire lo svolgimento dell'attività didattica, nel primo concorso bandito successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le graduatorie di merito saranno predisposte attribuendo ai titoli posseduti un punteggio fino al 40% di quello complessivo.

Scarica pdf D.D.L. reddito di cittadinanza e quota 100

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