Responsabilità medica: porte aperte alle CTU percipienti

Per la Cassazione il CTU può accertare i fatti alla base del giudizio. Chiarita anche la decorrenza della prescrizione del danno da emotrasfusione
una serie di dispositivi medici

di Valeria Zeppilli - Nei giudizi di responsabilità medica, la consulenza tecnica d'ufficio della quale può avvalersi il giudice è una consulenza cosiddetta percipiente.

I fatti da accertare, infatti, necessitano di conoscenze tecniche specifiche e tale circostanza legittima il giudice ad affidare al consulente l'incarico non solo di valutare i fatti accertati (nel qual caso si parlerebbe di consulenza deducente), ma anche di accertare i fatti stessi.

  1. La consulenza è fonte oggettiva di prova
  2. La prescrizione del danno da emotrasfusione
  3. Decorrenza del termine prescrizionale

La consulenza è fonte oggettiva di prova

Lo ha ricordato la Corte di cassazione nel'ordinanza numero 3717/2019 qui sotto allegata, precisando che la consulenza percipiente "costituisce essa stessa fonte oggettiva di prova" e che per la sua ammissione "è necessario e sufficiente che la parte deduca il fatto che pone a fondamento del suo diritto e che il giudice ritenga che l'accertamento richieda specifiche cognizioni tecniche".

La prescrizione del danno da emotrasfusione

La sentenza 3717 si è anche soffermata su un aspetto procedurale di particolare interesse per tutti i giudizi aventi a oggetto la responsabilità medica per danni da emotrasfusione.

Nel caso di specie, infatti, la vicenda riguardava una donna che era stata contagiata da virus HCV a seguito di una trasfusione di sangue.

Orbene. Posto che la natura contrattuale della responsabilità della struttura sanitaria, considerata responsabile dell'occorso, non è mai stata messa in dubbio e che oggi è addirittura stata affermata a livello legislativo dalla legge Gelli del 2018, restava da domandarsi: da quando inizia a decorrere il relativo termine prescrizionale di cinque anni?

Decorrenza del termine prescrizionale

In proposito, i giudici della Suprema Corte hanno chiarito che tale decorrenza coincide con il giorno in cui il soggetto che assume di essere stato contagiato per fatto doloso o colposo di un terzo percepisce la malattia quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo o avrebbe potuto percepirla utilizzando l'ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche.

Non è possibile, invece, ritenere che la prescrizione decorra da un momento antecedente a quello in cui il contagiato ha avuto conoscenza della positività al virus, come, ad esempio, dalla data del contagio.

Scarica pdf ordinanza Cassazione numero 3717/2019
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
(13/02/2019 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com

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