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Pensioni: verso il riscatto laurea flessibile

La riforma pensionistica mira a introdurre un riscatto "flessibile" della laurea per consentire ai lavoratori di raggiungere più facilmente gli anni contributivi necessari per accedere a Quota 100
cappello di laurea sopra pila di libri
di Lucia Izzo - La riforma delle pensioni, attualmente ancora in fase di definizione e che punta all'introduzione di Quota 100, potrebbe di fatto agevolare anche il riscatto della laurea grazie a una procedura di riscatto "flessibile".

In tal modo si consentirebbe a un maggior numero di dipendenti senior di raggiungere i 38 anni contributivi necessari, assieme al requisito dei 62 anni, la quota 100.


  1. Il riscatto della laurea
  2. Riscatto laurea: un'operazione onerosa
  3. Riscatto laurea flessibile: come dovrebbe funzionare?
  4. Chi usufruirebbe del riscatto flessibile?

Il riscatto della laurea

Attualmente, il c.d. riscatto della laurea consente di valorizzare a fini pensionistici il periodo del corso di studi, attraverso il versamento all'Inps di contributi il cui calcolo è variabile in relazione alla collocazione temporale dei periodi di studio da recuperare.

Tramite il riscatto della laurea, dunque, è consentito di fatto riuscire ad anticipare il raggiungimento dei requisiti per andare in pensione. Può accedervi, tuttavia, solo chi abbia conseguito il titolo di studio (diploma di laurea o titolo equiparato) anche se si tratta di soggetto inoccupato che, al momento della domanda, non sia mai stato iscritto ad alcuna forma di previdenza e che non abbia iniziato attività lavorativa in Italia o all'estero.

Si potranno riscattare sia i periodi corrispondenti alla durata legale del corso di studio, sia di parte di esso, nonché i titoli conseguiti all'estero che hanno valore legale in Italia. Dal 1997, inoltre, è possibile riscattare anche due o più corsi di laurea.

A non poter essere riscattati, invece, sono: gli anni fuori corso; i periodi già coperti da contributi obbligatori o figurativi (o da riscatto) presso il fondo cui è diretta la domanda e gli altri regimi previdenziali.

Riscatto laurea: un'operazione onerosa

La convenienza dell'operazione, tuttavia, richiede necessariamente una valutazione caso per caso: in particolare, risulta particolarmente complesso calcolare il costo del riscatto essendo questo variabile a seconda del regime previdenziale, retributivo e contributivo, in cui ricade il periodo da riscattare e condizionato dall'età, dalla retribuzione e dal sesso del richiedente.


In sostanza, è stata proprio l'eccessiva onerosità del riscatto della laurea ad aver disincentivato l'utilizzo di tale strumento. E per tale ragione, il Governo sarebbe al lavoro per ideare modalità che rendano "flessibile" il riscatto degli anni di laurea.

Riscatto laurea flessibile: come dovrebbe funzionare?

Se, da un lato, sarebbero state abbandonate le ipotesi, di cui si era discusso negli scorsi mesi, relative a un riscatto gratuito della laurea, dall'altro Palazzo Chigi avrebbe pensato alla possibilità di riscattare la laurea versando all'Inps solo una parte dei contributi necessari con una conseguente riduzione proporzionata dell'assegno.

La flessibilità del riscatto, dunque, consentirebbe al lavoratore di decidere autonomamente quanto versare per gli anni di studio, ma c'è un prezzo, quello rappresentato dalla riduzione della pensione: a contributi minori, corrisponderà una pensione ridotta, ma si potranno guadagnare quattro o cinque anni per raggiungere il traguardo pensionistico.

In combinato con Quota 100 il sistema diventerebbe potenzialmente ancor più vantaggioso poiché i lavoratori potrebbero, tramite il riscatto flessibile, raggiungere più facilmente i 38 anni richiesti per il raggiungimento della quota, sempre nel rispetto del requisito anagrafico di almeno 62 anni di età.

Chi usufruirebbe del riscatto flessibile?

A poter usufruire del riscatto flessibile, tuttavia, saranno soltanto coloro che hanno iniziato a lavorare a partire dal 1996, ovvero quei lavoratori il cui calcolo della pensione avviene attraverso il metodo contributivo. Ciò in quanto si tratta di un importo più basso rispetto a quello calcolato tramite il sistema retributivo o misto, ovvero in base allo stipendio incassato.

Attualmente, trattandosi ancora di ipotesi, non resta che attendere i futuri sviluppi in materia di pensioni.


(06/12/2018 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com

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