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Riforma delle donazioni in vista

La riforma delle donazioni vuole eliminare l'azione di restituzione, consentire la rinuncia a quella di riduzione, escludere il coniuge separato dai legittimari
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di Annamaria Villafrate - Riforma delle donazioni in arrivo. Il Ministro della giustizia Bonafede si dice d'accordo con le istanze avanzate dai notai italiani, incontrati nel corso del Congresso del Notariato, giunto oggi alla cinquantatreesima edizione. Del resto i tempi sono cambiati, così come l'istituto familiare. Continuare ad applicare le vecchie disposizioni, non fa altro che impedire la circolazione dei beni provenienti dalle donazioni. Per rimuovere questi ostacoli occorre modificare la disciplina sui legittimari, abolire l'azione di restituzione, dare la possibilità al legittimario di rinunciare a quella di riduzione ed escludere dai legittimari il coniuge separato.

Ecco in breve i contenuti e gli obiettivi della riforma delle donazioni:

  1. Si all'azione di riduzione per i legittimari
  2. Rinuncia preventiva all'azione di riduzione
  3. Stop all'azione di restituzione
  4. Il coniuge legalmente separato non è un legittimario
  5. Obiettivi della riforma

Si all'azione di riduzione per i legittimari

La disciplina attuale prevede per i legittimari, ossia il coniuge, i figli e, in loro assenza, gli ascendenti, il diritto a una quota di legittima o di riserva del patrimonio del cuius su tutte le categorie dei beni parte della successione.

La riforma vuole però che il legittimario possa essere soddisfatto nel suo diritto successorio con un solo bene, compreso uno di quelli non ereditari. Al legittimario leso nella sua quota, a causa di donazioni fatte in vita dal defunto, continua a essere concessa la tutela prevista dall'azione di riduzione, da esercitare nei confronti del destinatario di una donazione o di una disposizione testamentaria in suo favore. Costoro potranno restituire al legittimario, il bene ricevuto in natura se ancora nella loro disponibilità, o il credito risultante all'apertura della successione.

Rinuncia preventiva all'azione di riduzione

Ora, se la legge non vuole eliminare definitivamente l'azione di riduzione a tutela dei legittimari, apre però alla possibilità di poter rinunciare anticipatamente ad alcune donazioni, con atto pubblico, escluse quelle future.

Stop all'azione di restituzione

La riforma mira poi ad abolire definitivamente l'azione di restituzione, esercitabile attualmente dal legittimario nei confronti di chi ha ricevuto il bene per donazione o testamento. La decisione di abolire questa azione dipende dal fatto che, attualmente la legge consente ai legittimari d' impugnare le donazioni nel termine di 20 anni dalla stessa o di 10 anni dalla morte del donante. Questa possibilità, di rimettere in discussione la volontà del defunto dopo tanti anni, rende incerta la circolazione dei beni sul mercato, in parte a causa delle garanzie insufficienti che il venditore del bene ricevuto in donazione può dare all'acquirente e in parte dalla resistenza delle banche a concedere mutui ipotecari su immobili che potrebbero diventare oggetto di una controversia.

Il coniuge legalmente separato non è un legittimario

La proposta di riforma vuole escludere il coniuge legalmente separato dalla categoria dei legittimari. A costui la legge vuole riservare solo un assegno, la cui misura deve essere determinata dal giudice, se all'apertura della successione, si trova in stato di bisogno.

Obiettivi della riforma

In conformità a quanto già accade nei paesi europei, attraverso la modifica della disciplina sui legittimari, si vuole rendere più agevole la circolazione dei beni, eliminando quegli istituti che, a distanza di anni, potrebbero mettere in discussione un trasferimento di proprietà, privandolo della sicurezza e certezza necessarie.

In passato, la solidarietà familiare era talmente forte che, mettere dei vincoli ai beni che avevano fatto parte di un patrimonio comune poteva avere un senso, visto che tutti partecipavano all'accrescimento di questa ricchezza. Oggi invece le famiglie si fondano su valori più precari, i figli restano con i genitori finché non completano gli studi e non raggiungono l'indipendenza, beneficiando quindi prima dei vantaggi derivanti dal vivere in famiglia. Da qui l'esigenza di dare libertà alla circolazione dei beni, che non più senso far dipendere dai legami familiari.

Vedi anche la guida Le donazioni

(09/11/2018 - Annamaria Villafrate)
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