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Passo carrabile: quando si paga?

La Corte d'Appello di Napoli chiarisce quando è dovuto il canone per il passo carrabile
uomo mascherato che rappresenta un esattore delle tasse

Nella sentenza 795/2018 della Corte d'Appello di Napoli l'attore ricorre in giudizio in seguito alla condanna al pagamento del canone dovuto per l'occupazione del suolo pubblico mediante passo carrabile avente estensione di 12 mq.

La vicenda

Le doglianze dell'attore sono sostanzialmente riassumibili in due punti:

· Da un lato è evidenziato come la sentenza impugnata abbia erroneamente escluso che il varco carrabile sia "a raso", ritenendo che per la sua realizzazione sia stata apportata una modifica del piano stradale, modifica rappresentata dall' interruzione del marciapiede in realtà insussistente.

· Dall'altro si sottolinea come il passo carrabile si estenda in una misura inferiore a quanto previsto dal regolamento comunale per la soggezione al canone dovuto.

La convenuta, d'altro canto, non solleva un ulteriore petitum, limitandosi a richiedere l'accertamento delle proprie ragioni, come avvenuto nel grado di giudizio antecedente.

Passo carrabile: cos'è

Primariamente è doveroso chiarire cosa si intenda tecnicamente per passo carrabile, andando al di là della percezione comune ma inoltrandoci nella descrizione specifica della fattispecie: a norma dell'articolo 44 del decreto legislativo 507/1993 «i passi carrabili sono quei manufatti costituiti generalmente da listoni di pietra o altro materiale o da appositi intervalli lasciati nei marciapiede o, comunque, da una modifica del piano stradale intesa a facilitare l' accesso dei veicoli alla proprietà privata».

Sono tutti tassabili o esistono eccezioni?

Quando è tassabile il passo carrabile

La giurisprudenza è chiara in materia: la sentenza 16913/2007 della Cassazione, a titolo esemplificativo, chiarisce lapidariamente come «non siano tassabili gli accessi diretti sulla pubblica strada, mentre siano soggetti a tassazione quegli accessi in cui si frapponga un manufatto di qualsiasi natura».

Il passo carrabile "a raso" integra un accesso diretto sulla pubblica strada; sembrerebbe quindi possibile rovesciare la precedente sentenza del Tribunale, se non fosse che, nel caso di specie, vi è sì una struttura "a raso" ma vi è anche un'interruzione del marciapiede.

E' notorio che il marciapiede faccia parte della strada, anche se esterno alla carreggiata, perciò il suddetto passo carrabile non può che essere soggetto a canone comunale, a nulla rilevando né che il cancello condominiale sia stato realizzato in posizione arretrata rispetto al confine tra la proprietà pubblica e quella privata, né che il condominio abbia scelto di posizionare il varco al medesimo livello, e quindi "a raso", della strada.

Basterebbe ciò per respingere, nuovamente, le pretese attoree ma, per dovere di completezza, è necessario ora risolvere il secondo punto sollevato in Appello: nel commisurare lo spazio pubblico oggetto di occupazione alla lunghezza del cancello d'ingresso vi è un errore del condominio, il quale trascura che tale rilevazione riguardi esclusivamente la misura lineare del suolo privato. In realtà l'interruzione del marciapiede è ben più lunga, dovendosi anche inglobare nel conteggio la porzione di suolo pubblico destinata a permettere l'accesso alla sua proprietà privata, che sfora di più di un triplo il minimo previsto dal regolamento comunale per il pagamento del canone. Ai 3,13 metri rilevati dalla consulenza tecnica di parte corrispondono, in realtà, 12 metri.

Nulla quaestio sui precedenti favorevoli al condominio davanti al Giudice di Pace, non assurgendo, ovviamente, al rango di giudicato.

Per l'attore non c'è soluzione alternativa al pagamento di quanto dovuto.

Scarica la sentenza n.795/2018 della Corte d'Appello di Napoli

Dott. Michel Simion

giuridica.net


(06/04/2018 - VV AA) Foto: 123rf.com
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