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Sostare sul pianerottolo dello studio dell'avvocato (contro la sua volontà) è reato

Integrata violazione di domicilio da parte di chi temporeggia sullo zerbino dello studio del suo ex avvocato contro la sua volontà
uomo sotto tappeto di benvenuto

di Marina Crisafi - Attenzione al "pressing" nei confronti del proprio avvocato perché anche il solo restare fermo sul pianerottolo dello studio legale può costare una condanna penale per violazione di domicilio. È quanto sancito dalla Cassazione con la sentenza n. 10508/2018 depositata l'8 marzo scorso (sotto allegata), che ha confermato la condanna per il reato ex art. 614 c.p. a carico di un uomo che si era intrattenuto sul pianerottolo dello studio del proprio ex legale, contro la sua volontà.

La vicenda

Condannato nel merito, l'ex cliente non ci sta e propone ricorso per cassazione, per mezzo del proprio (nuovo!) difensore, lamentando "l'insufficienza degli elementi a sostegno della pronunzia di penale responsabilità con riferimento all'elemento psicologico del reato". Non vi sarebbe, infatti, sostiene l'uomo, la prova che egli, dopo aver percepito il dissenso della persona offesa rispetto alla sua presenza, si sia trattenuto consapevolmente ed ulteriormente sul pianerottolo.

Violazione domicilio per chi sosta sul pianerottolo dello studio legale

Per gli Ermellini, però, il ricorso è inammissibile, giacchè non articola neppure formalmente un motivo di ricorso consentito ex art. 606 c.p.p., limitandosi a richiedere una nuova valutazione del merito della vicenda, che non può trovare sede dinanzi alla corte di legittimità.

Inoltre, il giudice di merito, affermano dal Palazzaccio, ha fornito una motivazione logica e completa in ordine alla ricostruzione della dinamica degli eventi, smentendo l'assunto del ricorrente circa la contestualità tra manifestazione del dissenso della persona offesa e l'allontanamento dal luogo dei fatti da parte dell'uomo.

Studio legale privata dimora

Del resto, che lo studio sia equiparabile a privata dimora, giacchè non aperto indiscriminatamente al pubblico, è affermazione ribadita di recente dalla Cassazione (con sentenza n. 5797/2018).

Nella vicenda, la Corte ha precisato che sono configurabili i reati di violenza privata e violazione di domicilio a carico di chi si intrattiene nello studio legale con minacce e atteggiamenti intimidatori.

Leggi in merito: Cassazione: lo studio legale è equiparabile a privata dimora

Cassazione, sentenza n. 10508/2018
(10/03/2018 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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