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Colpo di frusta: quanti punti di invalidità?

Quando può essere risarcita la distorsione del rachide cervicale e come è quantificato il risarcimento
donna tocca collo dolorante

di Valeria Zeppilli

Cos'è il colpo di frusta

Quello che viene generalmente chiamato colpo di frusta altro non è che un evento traumatico che interessa il rachide cervicale dal quale, di per sé, non deriva alcuna lesione. Esso è una tipica conseguenza degli incidenti automobilistici in quanto, tendenzialmente, deriva da un movimento secco e improvviso del capo che va oltre i limiti fisiologici di escursione articolare.

La valutazione del colpo di frusta nei sinistri stradali

Per tale ragione, la valutazione del colpo di frusta assume un'importanza particolare nella liquidazione dei danni derivanti da sinistri stradali. Del resto, si tratta di un sintomo comune ma anche suscettibile di abusi per la difficoltà che spesso comporta il suo effettivo accertamento.

Proprio per tale ultima ragione, negli ultimi anni il legislatore si è mostrato molto severo nei confronti degli automobilisti e, a partire dal decreto legge numero 1/2012, convertito in legge numero 27/2012, ha reso la liquidazione del colpo di frusta sempre più difficile.

La legge 27

Con l'intervento del 2012, nel dettaglio, il legislatore ha apportato una rilevantissima modifica all'articolo 139 del codice delle assicurazioni private, inserendo un'espressa previsione in forza della quale "in ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente".

L'intento era evidentemente quello di privare di validità giuridica la prassi di valutare alcune lesioni di lieve entità (tra le quali rientra, appunto, il colpo di frusta) esclusivamente riscontrando superficialmente le sintomatologie soggettive.

Le aperture giurisprudenziali

Successivamente a tale intervento, la giurisprudenza si è mostrata più flessibile del legislatore, ad esempio, precisando che, sebbene non sia possibile fondare l'accertamento di lesioni di lieve entità solo su "supposizioni, illazioni, suggestioni, ipotesi", il risarcimento va comunque ammesso se a fondamento della valutazione dei postumi vi sia "una ineccepibile e scientificamente inappuntabile criteriologia medico legale" che può anche prescindere da accertamenti strumentali (Tribunale di Rimini, sentenza numero 341/2017).

A tal proposito si pensi anche a quanto affermato dalla Corte di cassazione nella sentenza numero 18773/2016, a sostegno del ruolo del medico e della sua abilità di comprendere in quali casi la diagnosi strumentale non può essere evitata, ovverosia che le limitazioni poste dal legislatore del 2012 vanno lette "in correlazione alla necessità (da sempre viva in siffatto specifico ambito risarcitorio), predicata dagli artt. 138 e 139 cod. ass. (che, a tal riguardo, hanno recepito quanto già presente nel "diritto vivente"), che il danno biologico sia "suscettibile di accertamento medico-legale", esplicando entrambe le norme (senza differenze sostanziali tra loro) i criteri scientifici di accertamento e valutazione del danno biologico tipici della medicina-legale (ossia il visivo-clinico-strumentale, non gerarchicamente ordinati tra loro, né unitariamente intesi, ma da utilizzarsi secondo le leges artis), siccome conducenti ad una "obiettività" dell'accertamento stesso, che riguardi sia le lesioni, che i relativi postumi (se esistenti)".

L'intervento del 2017

Tuttavia, con la legge annuale per il mercato e la concorrenza numero 124/2017, il legislatore ha chiuso ogni spiraglio sancendo categoricamente che "in ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, ovvero visivo, con riferimento alle lesioni, quali le cicatrici, oggettivamente riscontrabili senza l'ausilio di strumentazioni, non possono dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente".

Leggi: "Colpo di frusta: addio risarcimento del danno biologico permanente senza accertamento strumentale"

La quantificazione dei punti di invalidità

Alla luce di tali limitazioni, il risarcimento del colpo di frusta è quindi divenuto, negli ultimi anni, molto più complesso che in passato.

Ciò non vuol dire, tuttavia, che gli automobilisti che hanno subito un simile trauma debbano per forza rassegnarsi a rinunciare al risarcimento che invece spetterebbe loro giustamente: affidandosi alle cure e ai consigli di un buon medico, infatti, chi effettivamente è stato danneggiato potrà comunque essere risarcito.

Ma di quanto?

Generalmente, per il colpo di frusta "puro e semplice" la valutazione del risarcimento oscilla tra 0 e 2 punti di invalidità e nell'esatta individuazione dei postumi giocano un ruolo fondamentale i primi riscontri strumentali e clinici.

Tuttavia, la distorsione del rachide cervicale può compromettere anche altre strutture e, in tal caso, i punti di invalidità che possono essere riconosciuti aumentano.

Ad esempio, è frequente che dal colpo di frusta derivino disturbi dell'equilibrio che interessano l'orecchio medio (come la labirintite) o, ancora, che esso comporti delle conseguenze sull'asse midollare con risentimenti nel meccanismo di iperestensione del collo.

In ipotesi come queste, e sempre tenendo conto delle limitazioni poste del legislatore, si può andare ben oltre i 2 punti di invalidità, con la conseguenza che il risarcimento sarà ovviamente più cospicuo.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed � dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche � Diritto del lavoro presso l'Universit� 'G. D'Annunzio' di Chieti � Pescara
(11/01/2018 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com

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